Estorsione e mafia, le vittime erano imprenditori costretti a pagare il "pizzo"

La vicenda processuale traeva origine dalle denunce sporte dalle vittime di tali reati, alcune delle quali fatte oggetto di gravi atti di violenza fisica, talora commessi in modo plateale ed in luoghi pubblici, a riprova del grave potere intimidatorio esercitato dagli imputati

Con sentenza emessa in data 24 marzo 2015, dopo giudizio abbreviato, il Giudice per l’udienza preliminare presso il Tribunale di Catania ha condannato Filippo Anastasi, Stellario Fileti, Antonino Fosco, Santo Laudani, Domenico Indelicato, Giovanni Spina, Gianluigi Partini, Omar Scaravilli, in relazione a diverse ipotesi di estorsione, commesse in danno di imprenditori ed aggravate dal “metodo mafioso”.

La vicenda processuale traeva origine dalle denunce sporte dalle vittime di tali reati, alcune delle quali fatte oggetto di gravi atti di violenza fisica, talora commessi in modo plateale ed in luoghi pubblici, a riprova del grave potere intimidatorio esercitato dagli imputati sulle persone offese, oltre che della spregiudicatezza e della caratura criminale dei responsabili.

In una occasione, la vittima veniva gravemente percossa davanti ad un bar e veniva quindi soccorsa da un poliziotto libero dal servizio che si trovava di passaggio, il quale la accompagnava al pronto soccorso per le cure necessarie. L'aggressione era legata ad un “recupero crediti” posto in essere in favore di due commercianti, individuati negli imputati Indelicato e Spina, i quali avevano chiesto ai loro complici di intervenire in loro favore per ottenere in modo coattivo il soddisfacimento del proprio credito.

Altro episodio estorsivo contestato è quello commesso ai danni di un imprenditore edile, costretto con minacce di gravi ritorsioni a “mettersi in regola” ed a versare una tantum la somma di 9.000,00 euro, nonché l’ulteriore mensilità di 600,00 euro a titolo di “pizzo”.

In un’altra occasione gli imputati, a seguito di reiterate e gravi minacce, costringevano il titolare di una azienda, che vantava un importante credito nei confronti di una ditta riconducibile ad uno degli imputati, a ritirare l’istanza di fallimento già presentata, ottenendo in tal modo la chiusura della procedura prefallimentare avviata dalla persona offesa per il recupero del proprio credito. 

A riprova della forza di intimidazione esercitata dagli imputati, inoltre, si verificavano nel corso del processo tentativi di ritrattazione da parte di alcune persone offese, appositamente “avvicinate” al fine di indurle a ritrattare le proprie dichiarazioni o a ritirare le denunce; tali tentativi, da un canto, non hanno inciso negativamente sul materiale probatorio raccolto ai fini della responsabilità penale degli imputati per i reati in contestazione (trattandosi, peraltro, di reati procedibili d’ufficio e non su querela delle vittime), e dall’altro hanno corroborato gli elementi di prova in ordine alla sussistenza dell’aggravante del “metodo mafioso”.

A rafforzare ulteriormente il quadro probatorio intervenivano anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Giuseppe Laudani, già reggente dell’omonimo clan mafioso, e Carmelo Riso, già appartenente al medesimo sodalizio, i quali si autoaccusavano di uno di tali episodi estorsivi e riferivano in merito alla responsabilità degli altri correi.

Tra i reati per cui gli imputati sono stati condannati vi è anche quello di lesioni aggravate commesse ai danni del titolare di una trattoria, resosi “colpevole” di aver contestato ad alcuni imputati, che avevano prenotato un tavolo per pranzo, di essersi presentati al locale con notevole ritardo rispetto all’orario concordato. In conseguenza di tale comportamento ritenuto offensivo dai diretti interessati, questi si presentavano la stessa sera presso il locale, ed alla presenza di altri clienti e del personale dipendente trascinavano in strada il proprietario dell’esercizio e lo picchiavano selvaggiamente, mentre altri complici attendevano in macchina, sostando al centro della carreggiata al fine di impedire il transito di altre autovetture.

Gli imputati erano stati tratti in arresto lo scorso 22 novembre 2013 in esecuzione dei provvedimenti restrittivi emessi dal G.I.P. presso il Tribunale di Catania, su richiesta della Procura Distrettuale di Catania.

Il Tribunale del Riesame aveva poi confermato tutti i provvedimenti restrittivi, ad eccezione di quello emesso a carico di SPINA Giovanni, avendo ritenuto non sussistenti gravi indizi di reità a carico di quest’ultimo. 

In esito alla celebrazione del giudizio abbreviato, il G.U.P., in accoglimento della prospettazione accusatoria offerta dal P.M., ha invece condannato tutti gli imputati, in tal modo ritenendo responsabile a titolo di concorso nel delitto di estorsione anche il commerciante che ritenga di fare ricorso al metodo intimidatorio ed al contributo di terzi per ottenere il recupero con metodi illeciti di un credito vantato.

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Queste le sanzioni comminate dal Gup: 
ANASTASI Filippo anni cinque e mesi otto di reclusione  ed euro 800,00 di multa;
FILETI Stellario anni quattro di reclusione ed euro 600,00 di multa;
FOSCO Antonino anni cinque di reclusione ed euro 800,00 di multa; 
LAUDANI Santo anni cinque e mesi sei di reclusione  ed euro 800,00 di multa;
INDELICATO Domenico anni tre e mesi sei di reclusione ed euro 600,00 di multa ciascuno; 
SPINA Giovanni anni tre e mesi sei di reclusione ed euro 600,00 di multa ciascuno; 
PARTINI Gianluigi anni sette di reclusione ed euro 1400,00 di multa; 
SCARAVILLI Omar anni  otto e mesi otto di reclusione ed euro 1800,00 di multa.

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