Domenica, 19 Settembre 2021
Cronaca

Etna, l'analisi del vulcanologo Neri: "Scenario in divenire, non ci sono segnali di eruzione laterale"

Cosa sta succedendo nella sempre più effervescente "fucina di Efesto" e fin dove ci condurrà questa serie di intensi parossismi? L'ipotesi più allarmante potrebbe essere quella di una eruzione laterale, ma ad oggi non si hanno segnali specifici. E' quanto osserva Marco Neri, vulcanologo dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia di Catania

Nella foto a destra Marco Neri, vulcanologo dell'Ingv-Osservatorio Etneo

Il dinamismo mostrato dal nostro vulcano, che dallo scorso 16 febbraio ad oggi ha dato vita a ben 13 eruzioni in rapida sequenza, pone una serie di interrogativi a tutti coloro che vivono ai piedi dell'Etna. Ma anche ai tanti che la osservano, la studiano e la amano con un timore reverenziale. Cosa sta succedendo nella sempre più effervescente "fucina di Efesto" e fin dove ci condurrà questa serie di intensi parossismi? Ne abbiamo parlato con Marco Neri, vulcanologo dell'Istituto di Geofisica e Vulcanologia di Catania, attualmente in comando presso la Struttura Commissariale per la ricostruzione dell'area etnea colpita dal sisma del 2018.

Siamo arrivati alla 13esima eruzione consecutiva. C’è una sorta di climax in questa serie di eventi?

"La regolarità della frequenza di queste eruzioni evidenzia il raggiungimento di un equilibrio tra il magma che risale dal mantello terrestre, dove traggono origine i magmi etnei, e quello che erutta in superficie. Quando il magma che riempie la camera magmatica si satura di volatili, il materiale fuso risale rapidamente in superficie generando le eruzioni parossistiche che stiamo osservando di questi ultimi mesi. Fino ad ora, i parossismi di febbraio-marzo 2021 sono stati tutti abbastanza simili e non hanno mostrato una particolare tendenza ad aumentare o diminuire la loro energia. Quindi non hanno raggiunto un climax, né è detto che lo debbano raggiungere. L’evoluzione del fenomeno può ancora prendere strade abbastanza diverse".     

Analoghe sequenze di eruzioni sono già avvenute in passato. Come e quando si concludono?

"Successioni di parossismi eruttivi sommitali che avvengono con frequenza regolare si sono verificati molte volte nel recente passato. Questi fenomeni durano fino a quando il sistema di alimentazione rimane costante, cioè fino a quando il magma che risale è equilibrato da quello che erutta in superficie. Se la quantità di magma che risale diminuisce, anche le eruzioni tendono a divenire meno frequenti fino ad esaurirsi. Se, invece, il magma che risale aumenta, o se si rompono le pareti del condotto vulcanico che mette in comunicazione la camera magmatica con le bocche sommitali, le eruzioni possono cambiare passando da sommitali a laterali. Questo avviene con l’intrusione di dicchi vulcanici che fratturano i fianchi del vulcano ed aprono bocche eruttive laterali.

Nel 2001 e nel 2002 si sono verificate due grandi eruzioni dell’Etna, con l’apertura di crateri a bottoniera e colate laterali. Lo scenario attuale potrebbe portare a questo?

"Nel 2001 e nel 2002-2003 i magmi furono eruttati da fessure aperte sui fianchi del vulcano, non dalle bocche sommitali come, invece, sta avvenendo in questi mesi. Anche successivamente, nel 2004-2005 e nel 2008-2009, si sono verificate altre due eruzioni laterali volumetricamente importanti, che ricordiamo, sono quelle potenzialmente più pericolose per le città etnee. Perché le bocche si aprono a quote basse e quindi più prossime ai centri abitati. Alla fine degli anni ’90, nel 2000 e nella primavera del 2001, effettivamente i parossismi eruttivi sfociarono nelle eruzioni laterali del 2001 e del 2002-2003 e quindi, nel medio-lungo termine, questo è uno scenario che potrebbe ripetersi anche oggi. Tuttavia, al momento, non ci sono segnali di un imminente evoluzione dello scenario in questi termini.

Il governatore Nello Musumeci ha chiesto all’Istituto Superiore di Sanità uno studio apposito per vagliare la possibilità di eventuali effetti nocivi sulla salute dei cittadini connessi alla cenere lavica. Se ne è parlato più volte negli anni: a quali conclusioni è giunto l’Ingv?

"È noto che il magma frammentato che ricade al suolo con granulometrie diverse (da ceneri a lapilli, fino a bombe) rappresenta un pericolo reale per la circolazione veicolare, per i tetti delle case e le reti di drenaggio idrico urbano che si otturano, per la vegetazione. Il pericolo deriva dall’impatto “meccanico” di questi elementi che, se sono grandi come noci o piccole arance, possono frantumare i cristalli delle automobili, così come possono danneggiare il fogliame ed i frutti delle piante. Un ulteriore pericolo, però, deriva dall’azione antropica conseguente alla rimozione del materiale ed alla sua frantumazione. Lungo le strade, infatti, le ruote delle automobili polverizzano ceneri e lapilli, fino a produrre un materiale tanto piccolo (la dimensione del particolato è di circa 10 micrometri) da potere essere facilmente inalato dalle persone, mettendo in difficoltà chi soffre di allergie o patologie dell’apparato respiratorio. È evidente, quindi, che si tratta di un problema reale, di cui occorrerebbe tenere ben conto". 

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