Etna, secondo l'Ingv altre eruzioni in arrivo: "Vulcano in piena attività"

Domenico Patanè, direttore della sezione catanese dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, precisa che "si è sgonfiata l'area che aveva avuto una lievitazione, ma non siamo certo in una fase calante: in pochi giorni rilasciate nell'atmosfera 20mila tonnellate di anidride solforosa"

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Dopo la tredicesima eruzione dell'Etna, l'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, fa il punto della situazione. Gas, vapori e scorie lanciati a 10 km di quota, hanno interessato - a partire da sabato sera- il cratere Sud  -Est.

"Dopo un graduale incremento sia dell'attività eruttiva sia dell'ampiezza del tremore vulcanico, osservato dalla serata del 26 aprile - si legge sul sito dell'Ingv di Catania - la fase parossistica è cominciata poco dopo il tramonto del 27 aprile, con fontane di lava alte 300-500 m, l'emissione di colate laviche dai fianchi sud-orientale e nord-orientale del cono del Nuovo Cratere di Sud-Est e dall'area della 'sella' fra i due coni del Cratere di Sud-Est, formando piccole colate laviche verso sud e verso nord. Il collasso di una parte del fianco orientale del cono ha generato un flusso piroclastico, che si è espanso circa 1 km verso la Valle del Bove. Si è formata inoltre una nube di gas e materiale piroclastico, che dal vento è stata spinta verso nord-est, causando ricadute di cenere e lapilli nell'area di Linguaglossa, Taormina e fino a Messina. La fase parossistica è durata circa 2 ore; l'emissione di lava verso sud-est ha continuato ancora per diverse ore per esaurirsi durante la mattinata del 28 aprile".

A detta degli esperti "il sistema continua a pescare da un serbatoio profondo, collocato tra sei e tre chilometri sotto il livello del mare. La pressione dei gas spinge il magma verso l'alto dove, nel ventre del Gigante, è collocato un serbatoio superficiale più piccolo che fa da camera di stoccaggio che a sua volta rilancia il flusso verso la bocca del Sud Est".

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Domenico Patanè, direttore della sezione catanese dell'Ingv, precisa che "si è sgonfiata l'area che aveva avuto una lievitazione, ma non siamo certo in una fase calante: in pochi giorni rilasciate nell'atmosfera 20mila tonnellate di anidride solforosa".

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