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Etna Film Festival: un osservatorio sul cinema del passato e del futuro

Cinema ed Etna si incontrano per la prima edizione del festival cinematografico alle pendici del vulcano

"La Sicilia e il cinema hanno un legame fortissimo" ha detto l'assessore regionale Anthony Barbagallo in merito all'Etna Film Festival che si svolgerà a Pedara il 24 e 25 settembre.

Com'è noto 90 anni fa, nel lontano 1926, un illustre regista e teorico francese, Jean Epstein, pubblicò un saggio intitolato “Le cinématographe vue de l'Etna”, ovvero: Il cinema visto dall'Etna. Proprio questo il “motto” e il principio ispiratore di un nuovo festival che sull'Etna nasce e si radica, e che dall'Etna si pone come oservatorio sui percorsi che sin qui ha compiuto il cinema e che da oggi si avvia ad affrontare il complesso e vivace mondo dell'audiovisivo contemporaneo. Un osservatorio sul cinema e l’audiovisivo, che mantiene comunque un rapporto forte con il territorio montuoso e lavico, ma prossimo al mare e alla costa mediterranea, che questo singolarissimo ambiente siciliano intreccia, con grazia e violenza inaspettate.

Cosa dunque di più naturale che dedicare una parte dell'Etna Film Festival alla riscoperta del vulcano e delle sue pendici come set cinematografico? Questo avverrà grazie ad un incontro con lo storico del cinema Sebastiano Gesù, ma anche attraverso la visione degli storici documentari di Ugo Saitta conservati e valorizzati dalla Filmoteca Regionale Siciliana; e ancora con la riproposta di una “chicca” come Fermata Etna, un raro film del regista teatrale Klaus­Michael Grüber interpretato da Bruno Ganz e Gabriella Saitta, così come con la presentazione ­ in anteprima assoluta ­ di un documentario dedicato a Rita Consoli, prima donna operatrice cinematografica in Sicilia, compagna di vita e di lavoro di Ugo Saitta.

E ancora si tornerà “matericamente” nel cuore della questione, incontrando l'opera e la professionalità del più noto fra i cineoperatori che hanno fotografato il movimento delle eruzioni vulcaniche, Giovanni Tomarchio, che ci racconterà tutte le emozioni delle sue tecniche di ripresa. E si chiuderà con la visione di due recenti, bellissimi documentari cofinanziati dalla Sicilia Film Commission, che con lo sguardo “esterno” di due registi non siciliani come Alessandro Piva e Nello Correale, ci raccontano le anime e le storie della nostra Isola a partire proprio dai territori etnei. Corollario finale, un intreccio di omaggi per immagini, lunghi e brevi, narrativi e documentari, alle opere dei letterati che hanno abitato e narrato i paesaggi di queste pendici vulcaniche: un patrimonio che alcuni degli operatori più avvertiti cominciano adesso a valorizzare anche in chiave di promozione turistica.

L'altro sguardo su cui si gioca la dialettica del Festival è quello sul presente e sul futuro del linguaggio cinematografico, cui ci introduce un talk con Giusy Mandalà della piattaforma EmergingSeries, punta avanzata delle ricerche sui Media Digitali condotte all’Università di Palermo dal gruppo di lavoro diretto da Simone Arcagni. Dalla prospettiva di questo “panopticon” etneo, il festival, propone al pubblico di questa prima edizione, da un lato un omaggio alla dismisura del cinema di Michael Cimino, un autentico Maestro scomparso meno di tre mesi fa, proponendo (quasi in prima siciliana) il “director’s cut” dei Cancelli del cielo, il suo capolavoro maledetto, e dall’altro (anche questo quasi in prima siciliana) proiettando Kommunisten, il film più recente di un regista rigoroso e controcorrente, e perciò quasi “invisibile”, come l’alsaziano Jean­Marie Straub, che tanto ha amato l’Etna da ambientarvi due dei suoi film più intensi.

Eccovi dunque la prima edizione di un festival che – concentrando 12 diversi programmi in due intense giornate – ambisce ad offrire spunti per riflettere, occasioni per interrogarsi, e si propone – letteralmente – come un “punto di vista”. Un treno di immagini in corsa “sotto il vulcano”, dai cui finestrini sporgersi non è pericoloso, ma al contrario indispensabile.

Il sindaco di Pedara sull'iniziativa ha affermato:"L’arte è espressione della creatività umana, ne determina la sua evoluzione attraverso le varie forme sviluppatesi nel tempo. Una delle più giovani di queste forme è il cinema che dalla fine dell’800 in poi ha conquistato il panorama internazionale attraverso la straordinaria capacità di raccontare storie e territori attraverso un obiettivo che si avvicina tantissimo agli occhi umani. Ed il nostro territorio è sempre stato narrato e filmato poiché la sua conformazione ha un qualcosa di esclusivo nel panorama mondiale. I suoi colori, il nero ed il verde, creano un contrasto fantastico che non stanca la vista ma anzi attrae gli sguardi fino al punto da fare innamorare. Ci sembra doveroso allora che nasca un momento di incontro in cui l’arte cinematografica metta in mostra tutte le potenzialità che il nostro territorio può esprimere. Un momento in cui celebriamo il Cinema come potente mezzo di comunicazione e come forma d’arte moderna capace di far sognare.. Per due giorni Pedara sarà una passarella importante per una prima volta che immaginiamo come inizio di una nuova tradizione".

"Questa del Fim Fest, - ha detto l'assessore regionale Barbagallo - pensata,voluta,realizzata in Sicilia non è altro che la conferma di quanto sia forte il legame tra 'a muntagna' e il cinema che da sempre ha inteso rappresentarne i suoi lati più spettacolarmente evidenti ma anche quelli più profondamente intimi. Il racconto del loro legame ha dato vita cinematograficamente al racconto di molte storie molte delle quali sono ormai considerate capolavori assoluti. La cinematografia nazionale e quella straniera hanno avuto fin dalle origini due frequentazioni con il nostro vulcano utilizzandolo e descrivendolo nelle sue più svariate accezioni".

"La Sicilia e la 'sua' Etna è una fonte inesauribile di storie nuove - ha concluso l'assessore regionale - ed atmosfere sempre suggestive e coinvolgenti che offrono sempre delle piacevoli rappresentazioni dell'Isola stessa. Il cinema ha saputo dirlo magnificamente. Questo Film Fest ne è la prova più evidente".

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