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Cronaca

L'Etna e i suoi tesori nascosti: l'ultima scoperta dei fratelli Teri è "Grotta 3000"

Dario e Paolo Teri, escursionisti e maestri di scii, hanno scoperto in questi anni oltre 60 grotte inesplorate. L'ultima, "Grotta 3000", è probabilmente la più alta del vulcano. Hanno cominciato per gioco per poi intraprendere un progetto più complesso, un censimento vero e proprio: "Etna Lava tube project"

Era il 2015 quando Dario e Paolo Teri, escursionisti e maestri di scii, si sono trovati ad osservare una eruzione subterminale sull'Etna, attraversando la colata lavica dell’anno prima. Hanno segnato il punto preciso e rimandato l’appuntamento. "Solo un paio di settimane fa, ho ripensato a quelle fratture e quando siamo giunti sul posto, esattamente a 3000 metri, abbiamo avuto fortuna", spiega Dario Teri. Ecco, la "Grotta 3000". Probabilmente la più alta del vulcano. Una "promessa mantenuta" a distanza di anni che ha permesso ai due fratelli di scoprire questo "tesoro" nascosto dall'aspetto unico. "Le sale interne sono molto ampie e nella parte più bassa si trova una considerevole massa ghiaccio. Cosa che ci ha stupito considerando che si tratta di una grotta formatesi nel luglio 2014, neanche 8 anni fa", spiega Teri. 

E non è l'unico "tesoro" scoperto dai fratelli escursionisti. In questi anni, infatti, hanno individuato più di 60 grotte inesplorate. Hanno iniziato quasi per gioco per poi intraprendere un censimento vero e proprio. "Oltre allo sci mi piace molto camminare tra le lave e i boschi etnei. Avendo negli anni calpestato la maggior parte dei sentieri ufficiali, abbiamo iniziato a camminare 'fuori traccia'. Inizialmente avevo avviato un personale progetto di rilevamento delle mulattiere del vulcano per mettere alla luce i percorsi che calpestavano i nostri avi a dorso di mulo. Ne abbiamo catalogato un centinaio. A volte, queste vecchie tracce sulle sciare vulcaniche ci hanno condotto in grotte probabilmente utilizzate per scopi vari: come niviere, bivacchi, ovili. Da qui abbiamo iniziato a segnare i punti e pian piano si sono accumulate tante grotte note in passato, ma dimenticate, oppure grotte probabilmente mai esplorate in zone molto impervie del vulcano", racconta l'escursionista.

I fratelli Teri e le grotte dell'Etna

Ma come si pianificano queste ricerche?

"In modo meticoloso, addirittura da casa con la consultazione delle foto satellitari e morfologia del terreno. Poi occorre una esplorazione diretta sul campo. Spesso, dopo aver percorso chilometri sulle rocce, troviamo solo una depressione o una piccola cavità. Altre volte, invece, siamo più fortunati. Nello zaino, di qualche decina di chili, portiamo le attrezzature che useremo in funzione della difficoltà: da scalette di acciaio alle corde, discensori e ramponi e piccozza. Anche in estate, perché a volte troviamo ghiaccio e neve all’ingresso e all’interno come è capitato nella grotta Polare lo scorso giugno. Questa grotta posta a 2014 metri sul versante nord ovest, risulta oggi essere, al momento, la cavità contenente un piccolo 'ghiacciaio' più a Sud d’Europa, spodestando, a malincuore in verità, il primato alla più famosa Grotta del Gelo. Una delle esplorazioni più belle che abbiamo avuto il piacere di fare. Entrare in una cavità con temperature sotto lo zero all’interno e venti gradi all’esterno".

Una passione che, nel corso degli anni, è diventata qualcosa di più. Un progetto: "Etna Lava tubes project". Di cosa si tratta?

"E' un censimento pubblicato sul nostro sito www.etnaexcursion.it dove inseriamo le schede delle grotte poco note o sconosciute, non inserite nei catasti ufficiali fino a quel momento. Alcune grotte più importanti le trasferiamo al catasto tenuto dall'associazione speleologica italiana attraverso il centro speleologico etneo".

Qual è stata la prima grotta che avete scoperto?

"La prima grotta che abbiamo inserito in censimento, degna di menzione e che ricopre a parer mio un grande interesse naturalistico e etnoantropologico, è la niviera di Piano Ellera, nel territorio di Nicolosi a soli 1000 metri circa di quota. Si tratta appunto di un ipogeo poco noto che, in passato, doveva essere utilizzato per il deposito del ghiaccio che poi veniva portato nei paesi e venduto. All’interno fu modificata con muri a secco e bonifica del suolo. La visitai la prima volta per caso nel 2018 con mio figlio nello zaino che aveva pochi mesi. L’ingresso era ostruito dalla vegetazione. Non si tratta, quindi, di una cavità inesplorata prima, ma abbiamo semplicemente messo alla luce con foto e coordinate un luogo meritevole di attenzione per il suo passato e significato. Oggi esiste un sentiero meglio tracciato e diverse persone vanno a visitarla".

L'Etna è un universo da scoprire e ha sempre qualcosa da svelare. La prossima tappa?

"L’Etna è un territorio molto vasto. Chi pensa ingenuamente di conoscere tutte le zone del vulcano, pecca di presunzione. Chissà quanti segreti nascosti cela ancora. Noi continueremo a fare ciò che abbiamo avviato, cammineremo sulla lava e consumeremo le suole di scarpe ogni 3 mesi. Magari verrà alla luce ancora qualcosa di interessante, chissà!".

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