Cenere Etna, studio internazionale sugli ultimi 30 anni di lava

Nell'articolo scientifico, pubblicato sul Journal of Geophysical Research (JGR), sono stati utilizzati i dati delle immagini termiche da satellite per quantificare la lava eruttata dall'Etna negli ultimi 30 anni

I Comuni e la Provincia di Catania a seguito dell’attività eruttiva dell’Etna, hanno fatto e stanno facendo i conti con ingenti costi da sostenere per rimuovere le grandi quantità di cenere ricadute. Il comportamento eruttivo dell’Etna è abbastanza variabile. Una ricerca sulle quantità di lava prodotte dal vulcano durante le sue eruzioni ha messo in evidenza che, alla scala di decine di anni, si possono verificare sia eruzioni effusive prolungate, ma poco frequenti, che eruzioni frequenti ma di breve durata caratterizzate da un alto indice di esplosività.

Queste particolarità dell’Etna sono state recentemente anche approfondite in una ricerca condotta da un gruppo di studiosi dell’INGV (le vulcanologhe Sonia Calvari e Letizia Spampinato), dell’Università di Clermont-Ferrand in Francia (Andrew Harris) e dell’Università di Hawaii (Andrea Steffke). Nell’articolo scientifico “Thirty years of satellite-derived lava discharge rates at Etna: Implications for steady volumetric output”, pubblicato sul Journal of Geophysical Research (JGR), sono stati utilizzati i dati delle immagini termiche da satellite per quantificare la lava eruttata dall’Etna negli ultimi 30 anni.

Chiediamo a Sonia Calvari e Letizia Spampinato a quali fattori è dovuto questo comportamento eruttivo così variabile dell’Etna.

“Le eruzioni effusive di lunga durata - spiega Sonia Calvari - cioè quelle superiori ai 3 giorni considerate in questo studio, possono essere innescate da fattori molto diversi tra loro. Negli ultimi anni all’Etna abbiamo assistito ad eruzioni dovute all’intrusione di magma ricco in gas dal profondo in una camera magmatica superficiale (2001 e 2002-2003), alle tracimazioni dai crateri sommitali legate ad un innalzamento del livello del magma nei condotti di alimentazione (1999 e 2006) o che potrebbero essere state favorite dai meccanismi di scivolamento del fianco orientale del vulcano (2004-2005). Ma abbiamo anche osservato fasi effusive importanti come l’eruzione 1991-1993, che è stata il risultato di un periodo di accumulo di magma nella zona sorgente durato diversi anni. La variabilità nel numero e nella tipologia dei fattori innescanti le eruzioni fa capire la difficoltà del prevederle”.

Frequenti o meno frequenti i quantitativi di lava eruttati dall’Etna sembrano mantenersi costanti nel tempo. Come si spiega questo apparente paradosso?

“La scala a cui siamo abituati ad osservare i fenomeni fisici esterni è quella umana - continua Calvari - Il vulcano agisce invece su una scala temporale e dimensionale più vasta, che va ben oltre la vita dell’uomo e l’area di osservazione dei nostri occhi. L’Etna affonda le sue radici nel mantello, ad una profondità di circa 20 chilometri sotto la crosta terrestre. I processi che avvengono a quelle profondità hanno una dimensione molto maggiore di ciò che osserviamo in superficie, ed il loro effetto sulla crosta terrestre ha una durata di migliaia di anni. Se però osserviamo i fenomeni in dettaglio, riusciamo anche ad apprezzare delle differenze nella durata e nelle quantità di lava eruttate nel breve periodo. Fermo restando la quantità di magma costante prodotta nella zona sorgente, le modalità di risalita ed eruzione di questo magma in superficie vengono influenzate da fattori superficiali, quali ad esempio lo scivolamento del fianco orientale del vulcano, la formazione di fratture profonde, e così via. Per capire la diversa scala dei fenomeni si può fare l’esempio dei fiori che spuntano a primavera e muoiono in inverno. Se consideriamo solo i tre mesi della stagione primaverile osserviamo come il numero e la varietà di fiori che sbocciano cresca continuamente. Se però utilizziamo una scala temporale di diversi anni vediamo come questo sia un fenomeno ciclico che si ripete ogni anno in maniera grosso modo costante”.

Gli studi sui quantitativi di lava prodotti dall’Etna nel corso delle eruzioni effusive hanno anche un interesse per la prevenzione dei possibili danni arrecati dal vulcano ai paesi circumetnei?

“Certamente - precisa Letizia Spampinato- Se riconosciamo, infatti, che le manifestazioni eruttive in oggetto ricadono in un periodo eruttivo caratterizzato da eruzioni brevi e violente, possiamo focalizzare la nostra attenzione sul problema causato dalla pioggia di ceneri vulcaniche piuttosto che sul rischio di invasione lavica a bassa quota, con le annesse problematiche relative ai centri abitati pedemontani. Se invece rileviamo caratteristiche che riconducono a eruzioni effusive di lunga durata, sarà necessario predisporre il monitoraggio dei campi lavici e le relative simulazioni per valutare lo sviluppo futuro del campo lavico e l’eventualità che possano formarsi tunnel di scorrimento lavico e bocche effimere a bassa quota, responsabili di imprevedibili allungamenti dei flussi lavici. Ovviamente queste considerazioni necessitano del supporto di molti altri dati multidisciplinari che vengono costantemente raccolti dalle nostre reti di monitoraggio vulcanico”


 

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