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L'ex caserma Moccagatta "rifugio" per famiglie in difficoltà, gli occupanti: "Sottratta al degrado"

Il bene fa parte del demanio e si trovava inutilizzato dal 2016. Un gruppo di volontari ha occupato l'immobile destinandolo a finalità sociale e diverse famiglie catanesi vi hanno trovato rifugio

Un immobile nel cuore del quartiere di fondazione di Catania, il Montevergine, a due passi dall'Università, è divenuto simbolo dell'emergenza abitativa acuita dalla crisi economica dovuta all'ultimo anno vissuto tra pandemia e lockdown. Tra via dei Gesuiti e via dei Minoritelli sorge l'ex caserma Moccagatta, una struttura estesa per un volume catastale di circa tremila metri cubi e risalente, probabilmente, all'Ottocento. Una struttura che, in realtà, non è stata mai una caserma e che ha visto "cambiare" nel corso del tempo la sua destinazione d'uso: da foresteria militare sino a residenza universitaria.

La struttura che fu convento dei novizi Minoriti, passata al demanio dello Stato con Regio Decreto del 1866, è stata affidata in convenzione - a partire dal 2003 - alla cooperativa "Ospitalità". La vicina posizione alle sedi umanistiche, e non solo, dell'ateneo ha "ingolosito" l'Ersu che nel 2008 ha siglato un accordo con la cooperativa per realizzare oltre 60 posti letto destinati agli studenti meritevoli. Per un costo annuo di oltre 3500 euro a posto letto, più servizi aggiuntivi come il portierato, l'ente universitario ha pagato, regolarmente, la cooperativa sino al 2016.

Anno in cui l'Ersu non si è avvalsa più della struttura e da quel momento in poi si è aperta una querelle con la cooperativa a colpi di carte bollate che ancora oggi si potrae. Nei fatti l'immobile sino al 2020 è stato abbandonato, nonostante vi fossero infissi nuovi, arredamenti, letti e condizionatori. Fortunatamente l'ex caserma non è stata oggetto di vandalismo e non è divenuta una delle tanti cattedrali del degrado cittadine.

Così un gruppo di volontari, animati dalla comune militanza politica, ha dato vita lo scorso autunno al C.E.A. (Contrasto Emergenza Abitativa), riqualificando l'immobile già occupato da famiglie in emergenza abitativa.

"Un bene che si trova nel pieno centro storico di Catania - dichiara Simone Granata, volontario del C.E.A. - non poteva che essere recuperato e destinato a finalità sociali. Abbiamo bonificato il giardino interno dove abbiamo trovato siringhe e sterpaglie, abbiamo realizzato una palestra, una sala studio, uno spazio per la distribuzione di aiuti alimentari. Abbiamo lavorato per ridare questo bene pubblico alla città".

Un bene che vede la presenza di diverse famiglie che non possono, al momento, permettersi un affitto. C'è chi ha perso il lavoro, chi non riesce a reinventarsi, chi con diversi bambini piccoli viveva in tuguri freddi e umidi.

"Abbiamo aiutato diversi nuclei familiari - prosegue Granata - a vivere con dignità. In un posto che è stato oggetto di speculazioni e a rischio degrado, abbiamo creato un riferimento per il quartiere e per la comunità e vogliamo avviare un dialogo con il demanio per proporre la nostra idea e la nostra progettualità. Siamo certi che l'ex caserma possa diventare un punto di riferimento in grado di dare servizi come palestra, aule studio, promozione sociale, culturale ed artistica. Può anche nuovamente essere un punto di riferimento per gli studenti universitari delle vicine facoltà."

La questione, al momento, resta complessa. Il bene dovrebbe passare dal demanio dello Stato a quello della Regione e ci sarebbe stata la richiesta da parte della guardia di finanza di realizzare una foresteria per i militari. La stessa guardia di finanza che ha effettuato dei sopralluoghi e che avrebbe trovato le "tracce" dell'occupazione. Una decina di giorni fa i servizi sociali del Comune accompagnati dalle forze dell'ordine hanno effettuato una ricognizione del bene che ha messo in allarme le famiglie che vi vivono.

"Non abbiamo certezza di quali siano le intenzioni da parte degli uffici del demanio ma da qualche tempo questo luogo esprime qualcosa che manca in città, pertanto vogliamo difenderlo. Questo spazio - concludono gli attivisti del centro - può essere un modello per uscire dalla crisi sociale causata dalla pandemia ancora in corso. Famiglie in difficoltà e volontari cooperano da mesi per sottrarre al degrado l'ennesimo bene pubblico abbandonato e dimenticato."

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