False vendite online in tutta Italia, denunciato truffatore

Per realizzare il raggiro i truffatori hanno messo in vendita, senza averne la disponibilità, una piscina fuori terra e, in un'altra circostanza, un computer da tavolo di una nota marca

Agenti del commissariato centrale, nel corso di mirate indagini, hanno identificato e denunciato S.V. classe ’63, perché, in concorso con altri soggetti a oggi rimasti ignoti, truffava numerosi utenti sull’intero territorio nazionale con false vendite on-line. I poliziotti hanno riscontrato che, in poco più di un mese, gli indagati hanno messo a segno tre truffe on line, in tre diversi comuni italiani, con il medesimo modus-operandi. In particolare, i crimini sono avvenuti a danno di cittadini delle città di Firenze, di Lugo di Ravenna e di Grottaglie (TA): grazie al flusso d’informazioni generato dalle querele sporte dalle persone offese presso i rispettivi Uffici della Polizia di Stato, gli agenti catanesi hanno potuto focalizzare l’attività d’indagine sull’uomo, S.V. che costituiva l’elemento comune delle diverse informative che giungevano dalle differenti parti d’Italia. Sostanzialmente, per realizzare il raggiro i truffatori hanno messo in vendita, senza averne la disponibilità, una piscina fuori terra e, in un'altra circostanza, un computer da tavolo di una nota marca. I prezzi di tali beni erano talmente competitivi da invogliare gli ignari acquirenti all’acquisto. S.V., rintracciato dagli agenti, è stato inizialmente ascoltato come persona informata dei fatti, in quanto titolare della carta Poste-Pay, sulla quale erano state accreditate le somme di denaro truffate alle persone offese. Dalle dichiarazioni rese dall’uomo è però emerso che lo stesso, di fatto, aveva contribuito fattivamente alle truffe: infatti, egli aveva fornito ai suoi soci la possibilità di utilizzare i suoi documenti, per l’attivazione della suddetta carta di credito. In pratica l’indagato, con la collaborazione di soci a oggi rimasti ignoti, tramite appositi siti internet ha messo in vendita i beni e, una volta raggiunto l’accordo con gli acquirenti tramite contatti telefonici, avvenuti con utenze cellulare intestate a persone inesistenti, si è fatto ricaricare la carta Poste-Pay, nella speranza, risultata vana, di non essere accusato del reato.

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