Fase 2 ma non per tutti: riapertura solo se in sicurezza, per gli statali ancora smart working

Il 4 maggio via libera a circa 3 milioni di lavoratori: il report della task force Colao presentato a sindacati e enti locali. L'intenzione del Governo sarebbe quella di dare le nuove indicazioni su aperture e misure di sicurezza entro il fine settimana

In vista dell'avvio della cosiddetta Fase 2 di uscita dall'emergenza coronavirus, il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte incontrato in teleconferenza parti sociali ed enti locali per discutere delle linee guida proposte dalla task force di Vittorio Colao. Sul piatto anche un possibile via libera agli spostamenti all'interno della propria Regione a partire dal 4 maggio. L'intenzione del premier sarebbe quella di dare le nuove indicazioni su aperture e misure di sicurezza entro il fine settimana. Secondo le prime indiscrezioni l'avvio della fase 2 coinvolgerebbe meno di tre milioni di lavoratori ma restano da discutere le misure di sicurezza per i trasporti pubblici e i protocolli per riaprire le imprese. Sul tavolo la questione mascherine: ne servono milioni e resta aperta la discussione sulla probabile calmierazione dei prezzi dei dispositivi di protezione.

Fase 2: dal 4 maggio

Pa continuerà smartworking Il ministro per la Funzione pubblica Fabiana Dadone ha anticipato in videocollegamento alla "La vita in diretta" su Rai1 che i lavoratori statali continueranno a lavorare in smartworking garantendo servizi a distanza. "Possiamo tentare di concepire una fase intermedia di leggera riapertura e presenza con turnazioni negli uffici e garantendo, ove necessario che il cittadino si rechi presso gli uffici pubblici ma solo con appuntamenti fissati telefonicamente e con distanze garantite".

Fase 2: chi potrà riaprire

Aziende ed esercizi commerciali saranno autorizzati a riaprire solo se rispetteranno le norme sulle distanze di sicurezza e sui dispositivi di protezione individuale, implementando il protocollo di sicurezza firmato con i sindacati. Lo si legge nel report messo a punto dalla task force di Palazzo Chigi:  la lista delle attività è stata stilata dividendo i settori produttivi in vari colori che vanno dal verde (rischio basso) fino al rosso (rischio alto) e che valutano anche il livello di aggregazione sociale che comportano. Sulla base delle tabelle, tra i primi settori a poter ripartire a pieno ritmo ci sarebbero l'edilizia e le "attività immobiliari", la "silvicoltura e l'utilizzo aree forestali", l'estrazione di "minerali metalliferi e da cave e miniere", "l'industria del tabacco", "l'abbigliamento e la fabbricazione di articoli in pelle e simili", la "metallurgia", i "mobilifici". Inizialmente la previsione è che possano tornare sul posto di lavoro circa 2,8 milioni di persone. Il lavoro della task force, secondo quanto si apprende, non è comunque esaurito ma andrà avanti per l'analisi dell'impatto economico della crisi sui diversi settori: l'entità delle misure economiche dovrà essere differenziato sulla base anche della durata del lockdown che sarà più prolungato per attività più a rischio come quelle di cinema e teatri.

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