Femminicidio Giordana Di Stefano, il 28 gennaio la sentenza d'appello

Si concluderà nel 2019 il processo per l'assassinio della giovane mamma e danzatrice, uccisa barbaramente dall'ex fidanzato un giorno prima dell'udienza per stalking a suo carico

Si concluderà il 28 gennaio 2019 il processo d'appello per l'uccisione di Giordana Di Stefano, 20enne mamma e danzatrice barbarmente uccisa dall'ex fidanzato il 6 ottobre del 2015,  dal quale aveva avuto una bambina, Asia, che oggi ha 6 anni. La giovane è stata massacrata da Luca Priolo con 48 coltellate nella sua auto. La relazione tra i due era finita da tempo per volontà della vittima, terminata dopo anni di conflitto e una gelosia morbosa da parte dell'assassino. Luca era stato denunciato per stalking da Giordana dopo una serie di appostamenti, minacce e telefonate che avevano allarmato la giovane donna.

L'omicidio e il tentativo di fuga

Giordana Di Stefano, 20 anni, è stata assassinata un giorno prima della prima udienza per stalking a carico dell'ex fidanzato che, aveva richiesto, senza successo alla ragazza il ritiro della denuncia a suo carico. L'assassino dopo l'omicidio ha tentato la fuga, ma è stato fermato a Milano e ha confessato, negando però la premeditazione. Priolo ha parlato di un "raptus" non programmato dopo la decisa scelta della ragazza di non ritirare la denuncia per stalking nei suoi confronti.

La perizia psichiatrica: "Priolo era lucido"

Luca Priolo è stato processato con rito abbreviato e il Gup ha deciso che l'assassino fosse sottoposto a perizia psichiatrica. Per i periti Priolo "era lucido" quando ha accoltellato la giovane mamma. "Non si evincono elementi di piscopatologia che possono avere scemato la sua capacità di intendere o di volere, né prima, né durante, né dopo l'evento delittuoso" si legge nella relazione dello psichiatra che ha esaminato il profilo psicologico dell'omicida. Per questa ragione il Pm Alessandro Sorrentino aveva chiesto per Luca Priolo l'ergastolo, che con il rito abbreviato scelto dall'imputato equivale a 30 anni di reclusione, così come deciso in primo grado dal tribunale etneo.

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