Ferrovie in Sicilia, da Frecciarossa a Frecciarotta

Mentre gli abitanti della Val di Susa protestano contro la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione, in Sicilia le Ferrovie si attestano ad uno stato di arretratezza spaventosa. Altro che alta velocità

Mentre gli abitanti della Val di Susa protestano contro la costruzione della linea ferroviaria Torino-Lione, in Sicilia le Ferrovie si attestano ad uno stato di arretratezza spaventosa. Altro che alta velocità: da noi per andare da Catania a Palermo in treno, occorrono 5 ore, se tutto va bene. Facendo il verso ai treni “Frecciarossa” che sfrecciano sulle linee del Nord, i nostri sono stati soprannominati “Frecciarotta”.

E la situazione non fa che peggiorare: gli investimenti del Governo centrale sembrano essere latitanti, molti treni vengono quotidianamente soppressi o arrivano “puntualmente” in ritardo, i servizi (da quelli igienici a quelli di ristorazione) lasciano alquanto a desiderare e, tutto questo, non fa che disincentivare l’uso del mezzo ferroviario da parte degli utenti. Se poi si considera che, entro il 2017 almeno secondo le previsioni, dovrebbe entrare in funzione il Ponte sullo Stretto di Messina, non si capisce come le nostre linee ferroviarie possano tenere il passo. Sicuramente pesano sulla nostra Regione anni e anni di arretratezza che, difficilmente, possono essere colmati nel giro di poco tempo e in mancanza di una progettualità di ampio respiro.

La costruzione della prima infrastruttura ferroviaria in Sicilia ha visto la luce a metà dell’800. Nel 2011, 150 anni dopo, la lunghezza complessiva dei binari siciliani è ferma a 1556 km, di cui 1200 a binario semplice e appena 178 a doppio binario. Le linee elettrificate ammontano a 800 km, quelle non elettrificate a 578 km. Negli ultimi decenni molte linee sono state dismesse e non si sono compiute sufficienti opere di ammodernamento, senza contare il fatto che molte zone di interesse turistico-archeologico sono tuttora prive di collegamenti ferroviari. Ciò contribuisce ad intasare il trasporto su gomma, anche a causa della progressiva riduzione di treni merci, diminuiti - secondo gli ultimi dati - addirittura del 46%.

L’ infrastruttura ferroviaria siciliana si estende attraverso due linee principali, la dorsale tirrenica e quella jonica. La tirrenica si estende tra Messina e Palermo e prosegue in direzione Trapani con l’Aeroporto di Punta Raisi; la jonica si estende tra Messina, Catania e Siracusa. All’interno dell’isola scorre poi la linea centrale sicula, che va da Palermo a Catania attraverso Caltanissetta ed Enna. Altre linee locali, come la Alcamo-Castelvetrano-Trapani e la Siracusa-Ragusa-Gela-Canicattì, non godono di grande considerazione. La linea jonica, pur essendo una fra le più trafficate, è condizionata dalla presenza del binario unico per un lungo tratto. Il doppio binario è presente da Messina centrale fino a Giampilieri, da dove si prosegue a binario singolo attraversando Taormina e i paesi del litorale. Dopo la stazione di Fiumefreddo di Sicilia la tratta ridiventa a doppio binario fino all'ingresso di Catania, terminando però già a Bicocca.

Inutile dire che il binario unico è motivo di forti ritardi, come denunciato a gran voce dagli utenti, che nella nostra zona si sono riuniti nel “Comitato pendolari siciliani Messina-Catania-Siracusa”, guidato da Giosuè Malaponti. Il Comitato è nato per denunciare i disservizi e le disattenzioni della classe politica regionale e nazionale in tema di trasporto ferroviario e per proporre soluzioni concrete. “Ciò che chiediamo alle Ferrovie dello Stato – spiega Malaponti - è una maggior tutela, correttezza ed attenzione nei confronti dei viaggiatori. Siamo stanchi dei ripetuti ritardi, di un servizio carente, di un comfort inesistente e di una scarsa o inesistente manutenzione, perché spesso manca la climatizzazione delle carrozze, oppure perché bisogna viaggiare in piedi. Denunciamo i tagli indiscriminati, le soppressioni di treni non programmate, il continuo allungamento delle percorrenze, la vetustà del materiale rotabile”.

“La Regione Siciliana - prosegue Malaponti - è forse l’unica a non avere ancora sottoscritto il contratto di servizio, relativo al trasporto ferroviario, con la Direzione Regionale di Trenitalia. Nel luglio del 2010 era stato presentato da Trenitalia alla Regione un piano di riorganizzazione delle tratte ferroviarie siciliane, in cui erano previsti, tra l’altro, nuovi collegamenti e la riduzione dei tempi di percorrenza tra le principali stazioni ferroviarie dell’Isola. Dopo un anno nulla è cambiato, anzi abbiamo riscontrato un effettivo peggioramento della situazione ferroviaria. L'unica cosa che è migliorata, o meglio aumentata, è la tariffa dei biglietti e degli abbonamenti, fino al recentissimo aumento di qualche giorno addietro. Inoltre, appena il 12 giugno scorso, è stato compiuto un ulteriore taglio di vetture ai treni della lunga percorrenza che vanno dalla Sicilia al centro-nord, alla luce di un continuo ridimensionamento che prevede la chiusura di depositi, di officine e di uffici”.

Da parte sua, la Direzione Territoriale Sicilia di Trenitalia fornisce dati che sembrerebbero incoraggianti, almeno per ciò che riguarda i mezzi utilizzati e la puntualità: “Si stanno realizzando – afferma la Direzione in una nota -  insistenti interventi di miglioramento per il parco rotabili, di cui il 100% è stato climatizzato, mentre il 90% dei sedili è stato rinnovato. Sono già in esercizio i 40 esemplari del nuovo treno Minuetto - acquistati con il concorso della Regione Siciliana - a cui fanno seguito le 7 locomotive E 464, appositamente progettate per i servizi di trasporto locale. Gli indici di regolarità dei treni della Direzione Regionale Sicilia, nel 2010, sono stati dell’88% per i treni regionali giunti in orario e del 95% per i treni regionali giunti entro i 15 minuti”.

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