Quando il primario è donna, Francesca Catalano: 8 marzo e prevenzione

Dirige il reparto senologia dell'ospedale Cannizzaro ed è la seconda donna nella storia a far parte del consiglio della società italiana di chirurgia. La dottoressa Catalano racconta a CataniaToday la sua battaglia contro il tumore al seno

Donna, chirurgo, moglie e mamma, Francesca Catalano è primario del reparto di senologia dell'ospedale Cannizzaro di Catania. Per l'esattezza, è direttore dell'unità operativa complessa multidisciplinare dell'azienda sanitaria etnea ed è anche la seconda donna nella storia italiana, dall'Ottocento a oggi, a far parte del consiglio direttivo della Società Italiana di Chirurgia, ricoprendo il ruolo di vicepresidente. Presidente di Andos onlus dal 2004, associazione nazionale donne operate al seno, la dottoressa Catalano si occupa di patologia mammaria dal 1991 e dirige un'equipe di 19 unità, tra medici e paramedici, molti dei quali sono donne che aiutano, sostengono e curano altre donne. 

Quanto è importante, in malattie gravi come il tumore al seno, il supporto e la guida di un medico donna?

"A mio avviso conta moltissimo perché si crea un'empatia speciale. Nulla togliere ai colleghi uomini, professionisti eccellenti nel settore. Tra donne, quando ci si trova a dover fronteggiare una sfida così importante,  è fondamentale dal punto di vista medico comprendere a fondo le problematiche psicologiche delle donne ammallate. Si crea una sinergia unica, molto efficace nel percorso di guarigione e per affrontare interventi chirurgici e terapie così dure".

L'otto marzo è una grande occasione per ricordare che la prevenzione salva la vita. Una donna su 10 in media, si ammala di tumore al seno. Quali iniziative state proponendo in questa occasione?

"Ogni anno, l'otto marzo, permettiamo alle donne catanesi di venire in ospedale ed eseguire gratuitamente una visita senologica. Un primo incontro utile per raccogliere l'anamnesi delle pazienti e insegnare loro come prendersi cura di loro stesse. Insegniamo come fare l'autopalpazione, quali e quanti controlli preventivi fare, in relazione alle fasce di età e alla storia familiare, per inserire ogni donna in un circuito virtuoso di prevenzione. Purtroppo di cancro al seno ci si ammala anche in giovane età. Noi abbiamo trattato sfortunatamente un caso molto raro nel mondo, una 18enne colpita da un carcinoma,  con una serie di precedenti ereditari pesanti. Ma anche in questi casi si può fare molto. Se le donne si informano si può guarire. Ci sono terapie mirate che consentono, anche nei casi più gravi, di tenere a bada la malattia e continuare a vivere".

Cosa vuol dire per una donna ricoprire un ruolo, così importante, come quello del primario, in un settore estramamente maschile? Quanto è difficile fare carriera?

"Di certo non è semplice, ma personalmente, almeno nell'ambito della chirurgia della mammella,  non ho incontrato forti discriminazioni. Mi sono sentita sempre ben accolta in generale e mi sono inserita bene in quest'ambito così delicato, forse anche di nicchia per la chirurgia, che è rivolto prevalentemente alle donne. Vedo e sento grande accettazione tra i colleghi uomini, che sanno bene quanto, noi donne nell'organizzazione lavorativa abbiamo proprio una marcia in più. Credo però che il confronto, tra uomini e  donne, anche in questo settore sia fondamentale, sapersi ascoltare arricchisce entrambi".

Lei è un medico, ma anche moglie e mamma di tre bambini. Quanto è difficile ancora oggi per le donne conciliare lavoro e famiglia?

"Certamente è difficile, ma noi donne siamo in grado di fare tutto.  Le soddisfazioni ci consentono di andare avanti e trovare tutta la grinta necessaria per dedicarci a tantissimi compiti. Proprio il prossimo 16 marzo a Roma, alla Sic, Società Italiana di Chirurgia, in qualità di vice presidente, presenterò un progetto che racconta come poter gestire al meglio lavoro e carriera, senza rinunce, ma con tanti sacrifici e moltissima passione".

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