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I festeggiamenti in piazza Duomo

I festeggiamenti in piazza Duomo

La "coppa della discordia" tra le candelore dei pescivendoli ed ortofrutticoli, Tomasello: "Sono amareggiato"

La questura fa sapere di aver avviato gli opportuni accertamenti per far luce su alcune irregolarità che si sarebbero verificate in pescheria. Il comitato per la Festa di Sant'Agata, presieduto da Riccardo Tomasello, ha annunciato sanzioni

Nonostante i tanti sforzi fatti per far filare tutto liscio, la Festa di Sant'Agata non è iniziata nel modo migliore. Almeno per quanto riguarda le candelore. In pescheria si è verificato, infatti, uno scenario per certi versi simile a quello del 2013, quando le "annacate" dei pescivendoli e degli ortofrutticoli diedero vita ad una sorta di "scazzottata" tra le due fazioni. Oggi non c'è stata, per fortuna, alcuna forma di violenza fisica, ma parole pesanti ed insulti che nulla hanno a che vedere con la tradizione e con la religione. Il cereo dei pescivendoli avrebbe, infatti, rallentato la discesa verso gli archi della marina, frenando la corsa dei rivali ortofrutticoli.

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L'intervento per far rispettare la legalità

Dopo ore di attesa estenuante, scandita dalle note di trombe e tamburi, è iniziato il valzer nel piazzale del mercato, con un pesantissimo ritardo. Il presidente del Comitato per le celebrazioni della Festa di Sant'Agata, Riccardo Tomasello, è intervenuto sul posto con la polizia municipale per cercare di convincere le due fazioni a rispettare il regolamento. Le sue parole non sono state però ascoltate. E' passata quasi un'altra ora prima che i cerei dei pescivendoli e degli ortofrutticoli decidessero di sgombrare il campo, scendendo verso gli archi della marina.

Gli insulti

A questo punto, in base anche a quanto confermato da alcuni appartenenti alle corporazioni - che non hanno voluto rilasciare dichiarazioni sul momento - uno dei portatori avrebbe ceduto alla fatica, facendo toccare il suolo alla candelora dei pescivendoli. Sarebbero, così, seguiti gli insulti probabilmente indirizzati proprio ai presunti responsabili della défaillance. Cosa c'è dietro tanto accanimento, non spetta a noi dirlo. La questura fa sapere di aver avviato gli opportuni accertamenti per far luce sulla vicenda. E' probabile che seguiranno sanzioni a stretto giro, come del resto annunciato dallo stesso comitato per la Festa di Sant'Agata, presieduto da Riccardo Tomasello.

Avviate le indagini

"Alla base del mio rapporto con le corporazioni cittadine - spiega a Cataniatoday Tomasello - c'è il rispetto reciproco. Ho cercato di venire incontro alle loro esigenze, predisponendo ad esempio la casa delle candelore in piazza Duca di Genova. Quanto accaduto questa mattina in pescheria mi lascia sgomento e amareggiato. Quello che è certo è che subiranno pesanti punizioni, sarò inflessibile per i prossimi due anni del mio mandato. La festa di Sant'Agata non è una competizione sportiva. Chi ha voluto trasformarla in una contesa, se ne assumerà le responsabilià. Stabiliremo insieme delle adeguate punizioni, anche per rispetto nei confronti delle altre dieci candelore che si sono comportate correttamente". "Con la questura stiamo esaminando quanto accaduto- continua Tomasello- Posso affermare che nessuna coppa è stata autorizzata, anzi i diretti interessati erano stati avvertiti per tempo ed avvisati che era necessario adeguarsi a quanto stabilito nel regolamento agatino". Tra le sanzioni, ancora da confermare con una consultazione che avverrà a stretto giro, potrebbe arrivare nell'immediato l'esclusione di entrambe le candelore dai festeggiamenti religiosi.

La coppa alzata sotto il Liotro

Subito dopo i fatti, sotto il Liotro di piazza Duomo si è svolta "la premiazione" dei vincitori di un non meglio specificato "trofeo". Cosa c'era da festeggiare? Quale la posta in gioco e quale competizione si è svolta? A titolo di cronaca, va ricordato che lo scorso anno la procura di Catania ha aperto un'inchiesta su un presunto giro di scommesse che potrebbe aver influenzato le animate proteste di alcuni cittadini, in seguito alla decisione del capovara Claudio Consoli di non effettuare la salita di Sangiuliano per motivi di sicurezza. Coloro che si rifiutarono di obbedire alle sue disposizioni, proferirono anche parole minacciose ed insulti. Tanto che la prefettura fu costretta a mettere sotto vigilanza lo stesso Consoli e monsignor Barbaro Scionti.

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