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Sant'Agata, tra sacro e profano: ecco come la vivono i catanesi

Catania è ormai pronta per un evento che, ogni anno, coinvolge cittadini di ogni dove: cominceranno questa sera i Festeggiamenti in onore della patrona Sant'Agata. Un viaggio tra i devoti e non, per scoprire tutti i segreti della festa

Catania è ormai pronta per un evento che, ogni anno e con la stessa intensità, coinvolge cittadini di ogni dove. Devoti e non, turisti o semplici osservatori o amanti del folklore. Cominceranno questa sera i Festeggiamenti in onore della patrona Sant’Agata.  Ma quali sono gli aspetti più interessanti ? E come viene percepita la tradizione?

La festa è innanzitutto religiosa e la testimonianza di un devoto può aiutarci a capire qual è la percezione intima, personale che fa affrontare con una tale carica emotiva questi giorni.  Emanuele Stancanelli, 20 anni, studente universitario, si definisce un “devoto” ma non nel modo in cui l’immaginario collettivo lo intende: sacco, guanti bianchi e corda. “Onestamente, proprio per come l'ho vissuta negli ultimi 4/5 anni, cioè da quando mi sono progressivamente avvicinato alla festa di Sant'Agata e in generale alla religione, l'immagine di devoto che c'è in giro non mi piace.. so che è una critica comune ma proprio vivendola da dentro vedo molta poca devozione e tanta moda "pagana"  nel mettere il sacco, nel gridare fino a rimanere senza voce, nelle lacrime alla vista della Santa”, precisa subito Emanuele, aggiungendo che è stato inizialmente spinto dalla curiosità. “Avevo tanti amici devoti e, all'occhio di un 15enne, fa effetto vedere dei ragazzi che per 4 giorni tolgono felpe, jeans e scarpe firmate e mettono un sacco bianco, caricano ceri da 30 kg sulle spalle e si sfiniscono senza sonno e senza sosta al freddo e sotto l'acqua per un motivo che non si può capire se non lo so si vuole capire.. e così ho vissuto per la prima volta la festa da dentro. Solo l'ingresso della santa in chiesa giorno 6 febbraio in tv.. Poca roba per carità, ma in testa mi era rimasta l'immagine di una città che si ferma letteralmente per far passare il fercolo. Così ho iniziato a documentarmi e ho scoperto che Sant'Agata, qui a Catania è la terza festa al mondo per partecipazione popolare e questo mi ha colpito. Avevo intuito la grandezza di questa festa ma non la immaginavo così grande. Anno dopo anno mi ci sono immerso sempre di più, fino ad arrivare agli ultimi due in cui sono stato in giro praticamente dalla mattina del 4 febbraio per la Messa dell'Aurora (sveglia alle 3) fino al rientro in cattedrale il 6 febbraio (solitamente nella tarda mattinata)". "Ho l'esigenza dopo un anno di lavoro, studio, e tutto il resto - spiega Emanuele -di staccarmi dal mondo e dedicarmi per 3 giorni solo a lei. Senza contare che, in quei giorni, vedo la mia amata città con un occhio diverso: l'immagine che ho sempre in testa è l'atmosfera giallo/arancione che si diffonde in via Etnea quando passano i devoti con i ceri sulle spalle. La segatura a terra e tutte quelle fiamme fanno cambiare colore alla strada”.

E sicuramente l’effetto lo fa anche a chi come R.T. si trova a vivere quei giorni da normale cittadino. “Sono ateo ma, da qualche anno, assisto con molta partecipazione alla festa, prediligendo l'aspetto folkloristico. Ho trovato molto emozionanti due momenti particolari delle celebrazioni: la Messa dell'Aurora, all'alba del 4 febbraio e il rientro della Santa al Duomo, all'alba (l'anno scorso all'ora di pranzo) di giorno 6. L'attesa per l'uscita e l'attesa istantanea di rivederla esattamente un anno dopo. Mi piace provare a capire gli stati d'animo dei devoti, seguire la loro devozione e partecipazione, notare il forte legame che si crea in quei giorni tra loro e Sant'Agata. Non condivido invece la gelosia dei devoti nei confronti della "loro" patrona, come se ne fossero proprietari di diritto. Capita talvolta che il cittadino che assiste tranquillamente alla processione venga ripreso per qualche "comportamento sbagliato" (chi attraversa il cordone viene talvolta richiamato)" - chiarisce R.T., sottolineando come l’impatto della festa si riversi nella quotidianità: difficoltà nella viabilità- soprattutto nelle zone del centro- segatura e cera sull’asfalto, strade transennate.

Quanto al decantato folklore, gli aspetti più interessanti sono gli spettacoli pirotecnici e la vista delle vie illuminate dai ceri che i devoti acquistano, mentre accompagnano la Santa nella processione.

La cereria Gambino di via Porticelli possiede una fabbrica ad Acireale e la proprietaria, la sig.ra Gambino, ci spiega che, seguendo un processo chimico ben preciso, le cere sono realizzate manualmente. Sono giorni di confusione, perché si vendono anche il sacco e guanti bianchi, la scozzetta -il cappello nero- e la spilletta. Anche una giovane coppia era intenta all’acquisto degli accessori per il piccolo figlio di 3 anni. “I devoti catanesi sono moltissimi, le cere che abbiamo sono di ogni misura e prezzo: persino ieri sera, abbiamo portato una torcia di ben 300kg che sarà caricata da 4 ragazzi. Le torce accompagnano la Vara- o fercolo- di Sant’Agata. Noi, comunque, le vendiamo anche per tutte le altre feste importanti dei Paesi siciliani”.


E un altro aspetto che colpisce oltremodo sono gli spettacoli pirotecnici. Veronica Palmeri del team “Vaccalluzzo Events” - azienda che dal 1981 si occupa di tutti gli spettacoli più importanti di Sant’Agata, ci spiega: “La prima novità di quest’anno è la riassegnazione dello spettacolo del Fortino. Gli altri sono quelli del Borgo e dell’Ottava, ma la sera del 3 febbraio è il momento sicuramente più atteso: ogni anno introduciamo delle novità,c ome quando nel ’97  iniziammo con gli spettacoli piromusicali. Non siamo soliti svelare anticipazioni, ma quello di quest’anno si chiamerà “Il Teatro delle Luci” e sarà un misto di light design, fuochi d’artificio e musica”. E a chi polemizza sul fatto che si spenda troppo,Veronica aggiunge che anche quest’aspetto è ricco di interessanti significati simbolici. “In tutta Italia dove c’è una festa, ci sono i fuochi d’artificio che sono legati al rito religioso e culturale. Ad esempio Agata protegge la città da tutti gli incendi e la lava - richiamando la leggenda del manto della Santa che impedì che la città fosse sommersa dall’eruzione dell’Etna -il fuoco d’artificio funge da rito nel quale si scongiura la venuta di questi eventi disastrosi. In Sicilia abbiamo poi le Sante più importanti- oltre ad Agata, c’è Lucia, nel siracusano e Rosalia, nel palermitano- e in tutti questi casi si tratta di un aspetto etnoantropologico dal valore importante”, conclude Veronica.

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