Al via la Festa dell'Unità a Catania, tra contestazioni e "ingressi" negati

E' stato l'intervento del ministro Delrio mentre parlava del terremoto che ha colpito il centro Italia, ad essere contestato da una decina di professori che hanno gridato "No all'emigrazione". E ancora un grosso "no" all'ingresso per Matteo Iannitti, leader di CataniaBeneComune

Aperta ufficialmente la Festa nazionale de l'Unità a Catania, per la prima volta in assoluto nel Mezzogiorno, e non sono certo mancate le prime polemiche e contestazioni. La villa Bellini ha ospitato ieri il dibattito di apertura alla presenza del presidente nazionale del Pd Matteo Orfini, della vice segretaria nazionale del partito Debora Serracchiani, del presidente della Regione Sicilia Rosario Crocetta, del sindaco di Catania Enzo Bianco, del segretario regionale del Pd Fausto Raciti ed del segretario provinciale del Pd Catania Enzo Napoli. A seguire, l'iniziativa "Così sblocchiamo l'Italia", con il Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Graziano Delrio, Debora Serracchiani e Maurizio Gentile, amministratore delegato di Rfi. Modera Eugenio Occorsio.

Ed è stato proprio l'intervento di Delrio mentre parlava del terremoto che ha colpito il centro Italia, ad essere contestato da una decina di professori che hanno gridato "No all'emigrazione" interrompendo la festa dell'Unità di Catania. Sotto accusa la buona scuola. "Ci mandano via, svantaggiando il Sud", dicono i manifestanti.

E ancora un grosso "no" all'ingresso per Matteo Iannitti, leader di CataniaBeneComune. E' lui stesso a raccontare l'accaduto con uno sfogo su Facebook che già sta facendo il giro del web: "Ero andato alla villa Bellini per vedere come si stesse svolgendo la festa del PD, quali aree della villa fossero chiuse, per vedere, da abitante, da persona che si occupa della città, quali fossero le condizioni della villa. Ma all'ingresso vengo fermato dalla polizia. 'Iannitti aspetti, dobbiamo chiedere al dirigente se può entrare'. Mi fermo, aspetto. Poi la risposta del nuovo dirigente della Digos: no, non può entrare. Sono incredulo. La gente apre le borse agli occhi dei carabinieri, i metal detector scorrono le persone prima di farle entrare, io lì bloccato all'ingresso della villa comunale. Chiedo spiegazioni, conto e ragione del fatto che non c'è alcun motivo per tenermi fuori. Mi dicono di aspettare, dicono i funzionari di polizia che è il 'responsabile della festa nazionale del Partito Democratico' dirigente del PD romano, Daniele Palmisano, che deve autorizzarmi a entrare. Dopo tempo arriva, mi squadra, e mi dice 'va bene, può entrare, benvenuto'. Ma gli domando a che titolo è lui ad autorizzarmi ad entrare in uno spazio pubblico, comunale, il parco della mia città. Gli dico che non risultano nemmeno le autorizzazioni ad occupare il suolo pubblico, che stando ai provvedimenti pubblicati dall'ente comunale nessuna concessione ha il PD per stare alla villa. A quel punto Palmisano minaccia di denunciarmi, per aver detto che non ci risultano pubblicate le autorizzazioni. Lo ribadisco, citando il giornale, Sudpress, che oggi ha fatto uscire la notizia. Se ne va, confermando la volontà di denunciarmi". "Entro - continua il suo racconto Iannitti - Ma dopo poche ore sono altre le persone bloccate, pericolose insegnanti, alcuni studenti. Non è accettabile che sia un esponente di partito a decidere chi entra o no dentro uno spazio pubblico, non è accettabile una città militarizzata".

Anche i Forconi non ci stanno. "Si può festeggiare l'Unità mentre non si sono ancora seppelliti i morti e mentre si continua a scavare tra le macerie alla ricerca dei dispersi", dichiara Mariano Ferro, portavoce del movimento. "Rimangono sempre meno dubbi, questo paese ha bisogno di recuperare la decenza, l'etica, questa classe dirigente deve essere politicamente decimata. Non esiste una sola motivazione che possa giustificare l'impossibilità di differire la data di inizio di una Festa dell'Unita da parte del partito che governa il paese". "Sarebbe preferibile a questo punto che non si commemorassero le vittime col solito minuto di silenzio, almeno un minimo di coerenza. Ci caliamo nei panni di coloro i quali hanno perso figli, genitori, mogli o mariti e non riusciamo a comprendere come una classe dirigente possa trasferire ad un paese in lutto e ferito nel cuore un messaggio così fortemente diseducativo", concludono.

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