Festa dell'Unità, Pietro Grasso: "Cerco di dare sicurezza ai cittadini"

Dal palco centrale della festa nazionale de l’Unità l’incontro: ‘No alla paura’. Hanno partecipato al dibattito Pietro Grasso, Presidente del Senato della Repubblica e il Sottosegretario di Stato – Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica Marco Minniti

Foto di Stefano Cagelli

Dal palco centrale della festa nazionale de l’Unità l’incontro: ‘No alla paura’. Hanno partecipato al dibattito Pietro Grasso, Presidente del Senato della Repubblica e il Sottosegretario di Stato – Autorità delegata per la sicurezza della Repubblica Marco Minniti.

Aldilà della retorica oggi che importanza ha la paura?
“Io cerco di dare sicurezza ai cittadini, l’ho sempre fatto nella mia attività di magistrato e ora come Presidente del Senato”. Così Pietro Grasso rispondendo alla domanda di Massimo Franco, moderatore del dibattito. “Dire no alla paura è un compito delle istituzioni, con gli esempi di coraggio , di lucidità, di analisi, conoscendo le esigenze dei cittadini e provvedendo in quella direzione. Non c’è la classifica delle paure dal terrorismo al terremoto, dai migranti al referendum. La paura va combattuta”.

“La paura è il cuore dei problemi che possiamo avere” ha dichiarato Marco Minniti. “Il quadro della minaccia è particolarmente aggressivo: la paura non è solo un sentimento individuale perché è normale che il singolo individuo possa avere paura. Parliamo invece di una prospettiva allargata e generale dove la paura può essere dominante. Il terrorismo con il massimo della comunicazione, una comunicazione drammatica colpisce ciascuno di noi giocando proprio sulla paura. Una forma di violenza che trasmette un sentimento primordiale di paura. Noi lavoriamo per evitare questo sapendo che è un compito molto difficile: la paura va trattata con grande prudenza soprattutto per non esasperare le persone e allargarne la portata. Se oggi tutti fossero a casa invece di sentirsi liberi di venire qui alla festa de l’Unità avrebbe vinto la paura. Per questo ribadisco come il tema della paura sia fondamentale per l’esistenza della democrazia”.

Il Vaticano è l’argine o la calamita per il terrorismo?
Per Pietro Grasso “molte azioni terroristiche hanno visto una sorta di strategia che poneva in collegamento il locale (zona da colpire) con le basi in territorio islamico senza particolari obiettivi ma, soprattutto, come azioni individuali legate a rabbia, protesta o fanatismo. Lo scontro di civiltà e di religioni è solo un tranello a cui non possiamo cadere. In Italia con CASA siamo all’avanguardia sul tema della sicurezza e nella gestione unitaria tra forze dell’ordine e magistratura nell’azione investigativa e giudiziaria. Detto ciò non sono in grado di rispondere se il Vaticano sia obiettivo o argine, l’importante è continuare a vivere normalmente nonostante le minacce che ci possono fare e lavorare per prevenire qualsiasi attacco terroristico”.

Quale è l’importanza del WEB e quali azioni si possono fare per colpire il terrorismo?
Marco Minniti ha spiegato che esistono tre tipologie di attacco terroristico: 1) attacco con gruppi armati organizzati; 2) i lupi solitari 3) lo spossato, il soggetto debole e fuori di testa. Il punto fondamentale di contatto è il WEB. Il messaggio è chiaro: condividerlo e fare proselitismo. A mio parere è possibile di fare un patto con i provider mondiali per colpire e sterilizzare il malweb. Sarebbe la risposta migliore e più efficacie che potremmo dare. Purtroppo non può farlo un solo Paese ed è necessario la collaborazione di tutta la comunità internazionale. Citando Lao Tzu (‘nel mondo nulla è morbido e debole quanto l’acqua, ma nel lavorare il solido e il forte nulla è in grado di superarla’), noi dovremmo essere come l’acqua. L’acqua non è mai ferma ed è principio di vita. In contrapposizione alla roccia ferma, essere come l’acqua sarebbe la più grande forma di risposta al terrorismo.

Il mondo occidentale ha compiuto particolari errori nella gestione del terrorismo?
Per Grasso “è indubbio che sono stati fatti errori. Non parlo dei soli singoli stati ma di tutta la comunità internazionale. Errori dovuti alla predominanza degli interessi nazionali su quelli internazionali che hanno impedito un’azione unitaria e soluzioni concordate. A mio parere il tallone d’Achille rimane la mancanza dello scambio di informazioni tra le intelligence e su questo dobbiamo lavorare molto”.

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