Fine degli ammortizzatori sociali per i 600 ex dipendenti del call center Qè

Dal prossimo 6 dicembre, i lavoratori licenziati perderanno anche ogni sostegno al reddito dopo tre anni di attese

La vertenza dei lavoratori ex Qé, cominciata nell’aprile 2015 resta purtroppo un lungo calvario per 600 famiglie, che dal prossimo 6 dicembre perderanno anche ogni sostegno al reddito. La parlamentare nazionale del Partito Democratico Luisa Albanella, componente della Commissione Lavoro alla Camera, ha presentato una risoluzione per impegnare il Governo nazionale ad avviare un tavolo di concertazione, sia al livello locale che a livello nazionale, per permettere all’azienda Netith, interessata ad acquisire le commesse del call center Qè,di garantire i volumi di lavoro, attraverso il riconoscimento di forme temporanee di sostegno al reddito.

La proposta della Netith

“Soltanto da pochi giorni la Nethit ha cominciato a contattare diversi ex dipendenti Qè – spiega la deputata democratica – al fine di selezionare un primo gruppo di lavoratori da coinvolgere nella fase di start up di nuove attività e che dispone al momento di più di 150 postazioni di lavoro. La Netith partirebbe solo con due commesse outbound: Vodafone e Fastweb. Resta comunque incertezza sulle prospettive occupazionali degli ex dipendenti Qè, giunti ormai alla fine degli ammortizzatori sociali. Delle commesse dell’ormai fallito Qè, solo Enel avrebbe dichiarato la propria volontà di portare Enel-Energia presso la Netith, senza però alcun seguito concreto”.

Un lungo iter di trattative disattese

La vicenda dei lavoratori oggi ex Qè, parte nell’aprile 2016 quando per evitare licenziamenti collettivi dall’azienda oggi fallita, furono collocati in cassa integrazione e un mese più tardi, i contratti di solidarietà. Nel giugno dello stesso anno venne approvato un bilancio con un passivo di circa 6,5 milioni di euro, causato, in gran parte, da evasione fiscale per il mancato versamento dell’Iva, dall’Agenzia delle Entrate e, debiti previdenziali. Senza stipendio da due mesi, a luglio ottennero il primo incontro in Prefettura, senza esito. Transcom World Wilde, la società che gestisce la commessa Inps e che in questi anni ne ha dato in subappalto una parte a Qè, decise di sospendere il servizio. I lavoratori dichiararono sciopero a oltranza fino al fallimento dell’azienda. La grave situazione è arrivata anche sul tavolo della Commissione Lavoro alla Camera. A seguito di un incontro con l’assessore alle Attività Produttive, la Regione si dichiarò disponibile a fare da garante alla grave situazione dei 600 lavoratori. Il 3 ottobre 2016i la sede operativa del call center, venne chiusa. Il 23 novembre il vice ministro allo Sviluppo Economico, invitò l'azienda Qè a dichiarare fallimento. Durante l’incontro il vice Ministro richiese di mantenere attivo un "Tavolo di crisi" in Sicilia, inserendo al suo interno possibili imprenditori interessati. La Regione Sicilia, dal canto suo, si rese disponibile a continuare il tavolo aperto qualche settimana prima al fine di ricercare soluzioni condivise sia con il sindacato, sia con il Ministero. Il 28 novembre i lavoratori furono licenziati. All’incontro in Regione del 14 dicembre 2016, la Di Bella Group presentò un progetto per la creazione di una nuova azienda multifunzionale, non riferita soltanto ad attività di Customer Care, con prospettive di reintegro per gli ex dipendenti Qè. 

Il tavolo in Prefettura

Qè fallisce ufficialmente ed il 6 luglio 2017 c'è un nuovo confronto in Prefettura, durante il quale l’imprenditore Franz Di Bella presenta ufficialmente il nome della nuova società, la Netith che avrebbe dovuto assorbire gli ex dipendenti Qè. Risposte positive arrivano anche da Enel che conferma la propria disponibilità nell’assegnazioni di volumi che permettano lo start up della commessa. La Transcom, non presente all’incontro, inviando una nota scritta, si dice disponibile ad un eventuale confronto con la nuova realtà imprenditoriale, vi è inoltre disponibilità anche da parte di Wind. Ad oggi si è ancora in attesa.

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