Fontanarossa acquista Comiso e si avvia la privatizzazione, Musumeci: "Una necessità per consentire sviluppo"

L'operazione andrà a rinforzare gli asset che saranno offerti al mercato, in programma investimenti per ampliamenti di strutture e servizi

In questi giorni si stanno definendo i futuri assetti del sistema aeroportuale della Sicilia orientale: la Sac, società che gestisce lo scalo di Fontanarossa, ha acquisito il 100 % delle quote di Intersac, diventando di fatto proprietaria dell'aerostazione “Pio La Torre” di Comiso. Un'acquisizione che per certi aspetti è il preludio alla procedura di privatizzazione dell'aeroporto di Catania, un'operazione che andrà a rinforzare gli asset che saranno offerti al mercato. "La privatizzazione è una necessità, non una scelta – ha dichiarato il presidente della Regione, Nello Musumeci durante l'incontro con i giornalisti che ha chiuso il convegno 'Il trasporto aereo nell'Europa delle Regioni: la rete aeroportuale della Sicilia' – solo così si potranno trovare le risorse finanziarie necessarie allo sviluppo e all'ampliamento dello scalo catanese. L'Ente pubblico vigilerà sulla procedura di apertura al socio privato affinché vengano garantiti equilibri, diritti e trasparenza. Avevamo già manifestato la necessità di un'unica gestione Catania Comiso, cosa che auspichiamo anche per il sistema aeroportuale della Sicilia occidentale con Palermo e Trapani”.

Le nuove strategie di espansione che vedranno coinvolti i due scali sono state illustrate da Nico Torrisi, amministratore delegato Sac: “Abbiamo ereditato molti ritardi - ha spiegato - e abbiamo cercato, in collaborazione con Enac, con cui condividiamo ogni decisione, di dare vita a un tavolo permanente per studiare migliori soluzioni per il futuro e per lo sviluppo dell’aeroporto che ha ottimi margini di crescita. Non abbiamo necessità di vendere e, quindi, non svenderemo. Stiamo valutando una soluzione da proporre ad Enac, con cui si valuterà necessariamente e opportunamente qualsiasi scelta. Ma sono previsti anche altri interventi. Stiamo lavorando sull’accessibilità del nostro aeroporto: abbiamo, infatti, chiesto al Sindaco di poter raddoppiare le carreggiate. Stiamo per realizzare 1600 nuovi stalli, completando in anticipo sui tempi, gli investimenti per il parcheggio a raso e per quello multipiano”.

Anche la presidente Daniela Baglieri è intervenuta sottolineando l'aspetto della crescita territoriale: “L’acquisizione della quota di Intersac è un passo decisivo per la costituzione della rete aeroportuale, asset fondamentale anche per la futura privatizzazione e per la crescita di due territori, oltre che delle infrastrutture. Finalmente possiamo parlare di sistema aeroportuale del Sudest e mi auguro che questo possa essere realizzato presto. Fare sistema significa anche unica tariffazione, valorizzazione dei territori e delle relative vocazioni”. Sono arrivate anche le considerazioni del presidente della Camera di commercio del Sud Est Sicilia, Pietro Agen: “Viviamo un momento di cambiamento epocale: non ci facciamo colonizzare, ma stiamo solo facendo squadra. O cogliamo queste opportunità o siamo condannati alla marginalità. Ho avuto la fortuna di trovare a Catania una governance dell’aeroporto coesa, e soci ancora più coesi: tutti vanno verso l’opzione di cessione del pacchetto di maggioranza. La Sicilia non cresce senza investimenti e il sistema aeroportuale sud-est può diventare la Fiat della Sicilia”.

Anche Vito Riggio, presidente di Assohandler e consulente del governo regionale per il trasporto aereo, si è soffermato sulla necessità di intercettare capitali privati, gli unici che possono sostenere economicamente le necessità delle strutture aeroportuali, con investimenti cospicui e certi. “Credo che aprire gli aeroporti, come del resto le altre strutture, a un’integrazione tra pubblico e privato, e avvalersi di competenze finanziarie e industriali, sia di interesse per la crescita della Sicilia - ha affermato. Se l’Isola resta chiusa non avrà prospettive, perché per fare una serie di investimenti che reggano i flussi crescenti di traffico, occorrono risorse finanziarie che gli enti pubblici non hanno più. È bene che gli aeroporti proseguano nel percorso già avviato: le strutture sono pubbliche e restano pubbliche, dello Stato; è la gestione a diventare privata”.

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