Forconi, Mariano Ferro: "Poca gente in strada? Andremo avanti lo stesso"

Il leader dei Forconi, in esclusiva su CataniaToday, annuncia nuove proteste per giovedì prossimo a Catania e Palermo davanti le sedi di Equitalia: "Continueremo a manifestare il nostro dissenso. Non sappiamo ancora cosa faremo, stiamo chiedendo a tutti di partecipare"

Continuano le proteste e i disagi in tutta Italia. Il movimento dei Forconi continua a far parlare e dopo che, ieri sera a Roma, alcuni agenti si sono tolti il casco antisommossa come gesto simbolico volto ad allentare la tensione, oggi i "Forcones" non si arrendono e continuano con blocchi, slogan e richieste al Governo.  Una protesta che sembra aver preso piede più al Nord che al Sud. In particolare, perchè non sta decollando in Sicilia, dove è nato il movimento? Lo abbiamo chiesto direttamente al leader Mariano Ferro.

Come si spiega questo cambio di rotta?

“Il popolo siciliano sembra non aver bisogno di niente: c’è lavoro per tutti, si vive bene…E’ vero, siamo in pochi per adesso qui al sud. La gente probabilmente ha avuto paura delle possibili ripercussioni dello sciopero. Le Prefetture ci hanno vietato di manifestare e ovunque andiamo siamo guardati a vista dalle forze dell’ordine. E’ anche nostro interesse tenere a bada i facinorosi, ma così facendo ci stanno tarpando le ali”.

Lei sta dicendo che, paradossalmente, senza i blocchi stradali viene meno la partecipazione dei cittadini?

“Il potere vuole proprio questo, che non accada nulla. Il parlamento nazionale, il governatore Crocetta…C’è bisogno di azioni incisive. Se non c’è una forzatura come quella dei blocchi è impossibile far capire ai politici e alla gente a che punto siamo arrivati. O ci dobbiamo impiccare tutti?”

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“Continueremo a manifestare il nostro dissenso. Non sappiamo ancora cosa faremo, stiamo chiedendo a tutti di partecipare. Giovedì mattina ci riuniremo a Catania e Palermo sotto le sedi di Equitalia. E’ assurdo che le banche e gli istituti di recupero crediti stritolino tutti quei piccoli imprenditori e cittadini che non possono pagare i debiti perché strangolati dalla crisi. Purtoppo so già che saremo in pochi. La gente non crede più che le cose possano cambiare”.

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