Forconi, Mariano Ferro: si attente tavolo tecnico a Roma per capire come muoversi

Dopo l'insuccesso dell'incontro al Comune di Catania, della scorsa settimana, Mariano Ferro, leader dei Forconi, sottolinea che "se non arriveranno notizie da Palermo e da Roma, a marzo torneremo in piazza e alzeremo il tiro"

Presidi in tutti i Comuni della Sicilia in modo concordato con i sindaci e i presidenti dei consigli comunali senza alcuna irruzione e soprattutto senza arrecare danno alla popolazione isolana per una rivoluzione democratica che possa ridare speranza alla nostra terra martoriata. Sono trascorse alcune settimane dal fermo dei tir che paralizzò di fatto l'Isola per alcuni giorni, ma il movimento "Forza d'Urto", l'insieme dei Forconi, di parte degli autotrasportatori e dei pescatori siciliani non si vuole di certo fermare.

Dopo l'insuccesso dell'incontro al Comune di Catania, della scorsa settimana, Mariano Ferro, leader dei Forconi, sottolinea che "se non arriveranno da Palermo e da Roma, a marzo torneremo in piazza e alzeremo il tiro". Il pensiero va subito a nuovi blocchi ma Ferro chiarisce: "Fummo costretti a paralizzare la nostra terra per cinque giorni per dare un segnale forte, ma adesso abbiamo cambiato rotta tanto da aver istituito all'interno del movimento un comitato per la sicurezza e l'ordine pubblico".

Ferro, poi, si dice certo che il popolo siciliano è dalla loro parte. "Ancora non li abbiamo chiamati. Il siciliano, poi, è l'apatico, il diffidente per eccellenza. Ma credo che quanto avvenuto, al di là dei disagi patiti dalla popolazione - aggiunge- abbia rappresentato un qualcosa di assolutamente importante che non ha precedenti. Abbiamo lanciato un segnale di curiosità, risveglio e reazione per i nostri conterranei che sono sicuro, lo ribadisco, sono pronti a seguirci".

Eppure le divisioni all'interno del movimento non sono mancate, soprattutto con il collega forcone Martino Morsello e con Giuseppe Richichi dell'Aias. "A Morsello gli vogliamo bene ma non si fa la rivoluzione con un camper davanti Palazzo D'Orleans con poche persone al seguito. E poi la sua vicinanza a Forza Nuova, con la figlia in quel partito, non la digeriamo per niente. Con Richichi abbiamo un obiettivo comune, ma strategie diverse. Le nostre strade camminano parallelamente".

In queste settimane c'è chi ha sollevato interrogativi su questo movimento. In primis quello relativo alle infiltrazioni mafiose dopo la denuncia dal Presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello. Dopo alcuni "battibecchi" con Lo Bello, ora lo stesso Ferro sembra stemperare tali polemiche. "Dico che il tempo è galantuomo. Dopo le sue esternazioni a "L'infedele" di Gad Lerner - ricorda - Lo Bello ha fatto un passo indietro e questo lo apprezzo. Siamo entrambi siracusani, ci siamo sentiti e sono pronto ad incontrarlo in una conferenza stampa per dire che abbiamo battaglie in comune da fare, altro che mafia". "E poi - afferma ironico Ferro - in una manifestazione di morti di fame che ci viene a fare la mafia?".

Secondo il leader dei Forconì, adesso, infine, un punto di svolta per un risvolto positivo delle istanze richieste "potrà essere il tavolo tecnico a Roma il 15 o il 16 febbraio. Da quello che succederà lì capiremo come muoverci. Se il risultato sarà negativo, torneremo a lottare. Noi vogliamo l'adozione dello Statuto siciliano. Se avessimo il federalismo fiscale la gran parte dei problemi dei siciliani si risolverebbero e la nostra regione cambierebbe volto".

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