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Bancarotta, sei arresti per finanziamento illecito: avevano intascato oltre 600mila

Sei ordinanze di custodia, tre in carcere e tre ai domiciliari, due delle quali notificate a due catanesi. Secondo la ricostruzione della procura, Fingeneral e poi Ascom Finance non avevano i requisiti idonei per emettere fidejussioni

La magistratura romana ha emesso sei ordinanze di custodia, tre in  carcere e tre ai domiciliari, due delle quali notificate a  consiglieri regionali della Sicilia, del Pdl. In carcere è finito il consigliere Roberto Corona,  mentre ai domiciliari il collega catanese Fabio Mancuso, ex sindaco di Adrano.

Oltre ai due parlamentari siciliani  tra i destinatari dei provvedimenti cautelari anche F.C., F.M., il notaio A.M. e X.V.O.

Le indagini, affidate al nucleo di polizia valutaria della Guardia di Finanza, sono scattate a seguito di alcune operazioni sospette riconducibili alla Fingeneral spa, fallita nel marzo del 2010, e alla Ascom Finance, per la quale la procura ha già chiesto il fallimento. In entrambe spicca la figura di F.C. il quale, come amministratore di fatto, attraverso l’abusiva emissione di polizze, raccoglieva ingenti somme di denaro, successivamente destinate ad investimenti economici e immobiliari, oltre che a esigenze personali, compiendo azioni di distrazione fraudolenta. Roberto Corona, che è stato in vari periodi amministratore delegato, direttore generale e poi presidente del cda di Ascom, e’ accusato, al pari di F.C., di associazione per delinquere finalizzata al compimento di una serie di reati, come l’esercizio abusivo dell’attivita’ finanziaria, l’ostacolo all’attività di vigilanza della Banca d’Italia e la bancarotta fraudolenta.

Quest’ultimo reato è attribuito anche a Fabio Mancuso, che in questa vicenda riveste un ruolo minore: i due deputati, invece, sono accusati di finanziamento illecito per aver intascato oltre 600mila a testa dall’Ascom Finance, senza che la somma sia stata iscritta a bilancio.

Secondo la ricostruzione della procura, Fingeneral e poi Ascom Finance non avevano i requisiti idonei per emettere fidejussioni e nonostante ciò si erano messe sul mercato emettendo 4100 polizze per un capitale garantito pari a 500 milioni di euro e l’incasso di premi per oltre 14 milioni.

Spunta anche il patrimonio immobiliare dell'attrice Ileana Ghione, deceduta nel 2005, nell'inchiesta della procura sulle attività illecite portate avanti dall'immobiliarista F.C.. F.C, ostentando una situazione di forte ricchezza, avrebbe indotto il vedovo dell'attrice a liberarsi, a fronte di un contenzioso ereditario che si annunciava complicato con gli eredi dell'attrice, del cospicuo patrimonio. Si tratta dell'immobile del teatro che porta il cognome della moglie a Roma, di due ville a Sabaudia, e di vari appartamenti di lusso nel cuore della Capitale. Un patrimonio che sulla carta aveva un valore di oltre 14 milioni di euro, ma che viene "ceduto" alle società di F.C. e Fabio Mancuso per appena 500mila euro, atti rogati dal notaio. Stesso meccanismo per un secondo episodio che vede come vittima una facoltosa donna romana. F.C., in questo caso, si presenta come il principe Grimaldi. Il raggiro è simile a quello utilizzato per il vedovo Ghione: la signora viene convinta a svendere un immobile in via di Ripetta, pieno centro storico, per soli 2 milioni 700 mila euro a fronte di 6 milioni e 700 mila indicati nell'atto preliminare.

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