FSI-CNI: Ebola, la Sicilia è pronta a fronteggiare una eventuale emergenza negli ospedali?

E in Sicilia, dove si registra il maggior numero di sbarchi di immigrati, le strutture sanitarie sono pronte a fronteggiare una eventuale emergenza? Ospedali, Infermieri, medici siciliani sono formati e preparati? Sono gli interrogativi che il sindacato Fsi-Cni pone alla Regione

In Friuli Venezia Giulia è stata istituita una task force multidisciplinare in grado di far fronte a eventuali situazioni di rischio legate alla febbre emorragica da virus Ebola. Il resto d'Italia non è da meno. E in Sicilia, dove si registra il maggior numero di sbarchi di immigrati, le strutture sanitarie  sono pronte a fronteggiare una eventuale emergenza? Ospedali, Infermieri, medici siciliani sono formati e preparati? Sono gli interrogativi che il sindacato Fsi-Cni pone alla Regione, ribadendo così la necessità di potenziare la vigilanza sanitaria al fine di evitare il “rischio contagio” di ebola, tubercolosi, scabbia e malattie infettive varie. 

Calogero Coniglio, segretario regionale del sindacato CNI-FSI Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti e delegato regionale della F.S.I. si dice “fortemente preoccupato” per la salute degli operatori sanitari, dei pazienti e dei cittadini siciliani. 
 
Il 10 giugno il Ministero della Salute, in una relazione, ha infatti spiegato agli organi istituzionali interessati che sulla base di segni e sintomi eventualmente presenti allo sbarco, con l'identificazione immediata di casi anche solo sospetti di patologie infettive trasmissibili, è previsto l’isolamento e l'avvio agli idonei trattamenti terapeutici. In molti ospedali come a Catania, Siracusa, Agrigento e Augusta quest’anno sono arrivati decine di ricoveri ospedalieri di migranti con malattie infettive acute febbrili di tipo epidemico, numerosi casi di varicella, scabbia. E il numero è destinato ad aumentare.

A  rischiare sono gli Infermieri, i medici, il personale sanitario e gli stessi agenti di polizia, che spesso nelle operazioni di soccorso non sono cautelati a sufficienza e soprattutto i degenti. La trasmissione avviene mediante il contatto con i fluidi corporei: muco, sangue, vomito, attraverso le lacrime o la saliva.
 
Sindaci, direttori di U.O. dei pronto soccorsi, di malattie infettive, aziende sanitarie, Prefetture, non si sono ancora incontrati ufficialmente per affrontare il problema.

Regione e Comuni devono “mettere in campo tutti i controlli necessari per tutelare la salute degli operatori sanitari, dei siciliani e degli stranieri che vengono accolti. E’ necessario attivare un meccanismo di sorveglianza delle condizioni di salute di tutti i migranti in arrivo – continua Coniglio - non solo nei porti, ma anche negli ospedali, nei pronti soccorso. Bisogna formare il personale infermieristico, attrezzare di presidi specialistici i reparti di malattie infettive, fornire i farmaci necessari. Inoltre se i posti letto vengono tagliati, se ci dovessero casi di ebola dove sarebbero ricoverati? Assieme ai degenti?”.
 
La FSI-CNI ritiene inadeguati gli interventi e le risorse messi in campo delle autorità regionali e locali a fronte del crescente aumento di sbarchi di immigrati sulle coste della Sicilia. "Ad esempio mascherine e camici di carta monouso in ospedale non sono adatti - dichiara Giuseppe Spada dirigente sindacale FSI-CNI nell’Asp di Siracusa - già il sindacato della polizia ha fatto segnalazione e richiesta proprio nei luoghi di sbarco". 

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"La FSI-CNI – concludono Maurizio Cirignotta dirigente FSI-CNI dell’Asp di Catania e Salvo Ballacchino segretario provinciale FSI dell’Asp di Caltanissetta- non vuole creare allarmismo, ma questi fatti confermano che l’organizzazione riguardante la gestione degli sbarchi ha dimostrato di non essere all’altezza".

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