Picchiato dalla famiglia perché è gay, giovane palermitano scappa a Catania

Protagonista della vicenda un ventenne: dopo aver rivelato ai suoi genitori di essere omosessuale è stato prima massacrato e poi rinchiuso in casa per settimane senza poter aver contatti con l'esterno. Poi la fuga: "Una zia mi dice di impiccarmi"

Omofobia la nuova fobia? Chiedetelo a Davide. Un ragazzo di 20 anni, gay, che viveva in un paesino del Palermitano. Dopo aver rivelato alla sua famiglia di essere gay è stato prima picchiato selvaggiamente e poi rinchiuso in casa per settimane senza poter aver contatti con l’esterno. Fin quando ha deciso di scappare per provare a costruire una sua vita lontano dai pregiudizi. A raccontare la vicenda è Meridionews.

Il giovane, schiacciato dal clima pesante che si respirava in casa, una sera di agosto ha raccolto le sue cose e si è lanciato dal balcone. "Avevo davanti due scelte: farmi uccidere o provare a scappare. Ma non mi importava, dovevo scappare. Però avevo paura che mi venissero a cercare". Via da ogni paura e da ogni pregiudizio, insulti e legnate. Via dalla sua "colpa": quella di essere gay. Davide con 80 euro in tasca ha dormito nei campi e ha preso un treno per lasciarsi alle spalle la sua famiglia.

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Ora il ragazzo ha un lavoro a Catania e là condivide un appartamento con altri fuori sede. Ogni tanto una zia lo contatta su Facebook. "Mi scrive 'impiccati' - racconta - Secondo loro non devo esistere. Non a queste condizioni". I genitori non lo cercano più. Solo una denuncia per allontanamento. Lui ripensa ai dialoghi col padre: "Mi ha chiesto: “Ti droghi? Parla con me. Qualsiasi cosa sia, io ci sono”. Poi la confessione più sofferta. "E lui mi ha detto che era meglio che fossi drogato. Meglio la galera, una rapina in banca". Poi le legnate, le fuga. E il ritorno alla vita, altrove.

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