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Gestione dei beni culturali, l'Ana si interroga: quale futuro in Sicilia?

CataniaToday ha intervistato il segretario regionale dell'Ana (Associazione Nazionale Archeologi) Sicilia, Ghiselda Pennisi, che ha anticipato i temi dell'incontro di venerdi 19 dicembre nei pressi del dipartimento di archeologia etneo, in via Biblioteca. Tema: il "corretto rapporto tra volontariato e professionismo"

Il report di Bankitalia sull’economia siciliana parla chiaro: nel 2014 l’unico settore in crescita è quello del turismo. Una potenziale risorsa, che non trova risposte nel mondo dei beni culturali, dove gli investimenti sono ai minimi storici e il volontario rischia di sostituire i professionisti del settore. Negli ultimi anni, forse anche a causa della sempre più pressante crisi economica, ma anche alla luce di scelte governative, il volontariato ha eroso e varcato i confini del mondo del lavoro professionale dei beni culturali, sostituendosi, in alcuni casi, alle figure professionali stesse.

CataniaToday ha intervistato il segretario regionale dell’Ana (Associazione NazionaleArcheologi) Sicilia, Ghiselda Pennisi, che ha anticipato i temi da trattare durante un incontro che si terrà venerdi 19 dicembre nei pressi del dipartimento di archeologia, Palazzo Ingrassia, via Biblioteca, Catania, dove al centro del dibattito ci sarà “La gestione dei beni culturali in Sicilia, il corretto rapporto tra volontariato e professionismo”.

Il mondo del volontariato sta soppiantando il professionismo dei beni culturali: in che modo?
"Il volontariato è senz'altro uno strumento sussidiario prezioso per la promozione e la cooperazione sociale. Ma il problema è l'uso che se ne sta facendo, la nostra impressione è che stia cercando di sostituire i professionisti con i volontari per tagliare i costi e riparare le scelte sbagliate del passato. Così si innesca un vergognoso abbattimento del mercato del lavoro ed una vergognosa competizione al ribasso che non porterà di certo i frutti auspicati al nostro patrimonio. Senza lavoro e senza qualità non c’è alcuno sviluppo, le competenze si pagano"

Quali sono le vostre richieste e del mondo del professionismo dei beni culturali?
"La richiesta è semplice. Il volontariato è senza dubbio una forza lavoro utilissima (si veda il lavoro che fa da anni "Officine culturali" o anche il FAI che tiene aperti i siti quando altrimenti resterebbero chiusi), ma che sia ausiliare e non sostituiva del professionismo e che si cominci ad investire nella maniera corretta in quello che il ministro Franceschini e molti altri hanno definito il petrolio dell'Italia. Negli ultimi trent’anni si sono moltiplicati nel campo dei beni culturali corsi professionali, corsi di laurea e di specializzazione post-universitaria, master, scuole di alta formazione e di eccellenza, mentre l’intera classe dirigente italiana si riempiva la bocca con la storia dell’unicità del patrimonio culturale italiano come leva di sviluppo sociale ed economico e volano per il turismo. Si sono così formate decine di migliaia di specialisti nell’uso di metodologie e tecnologie avanzate: archeologi, archivisti, bibliotecari, demoetnoantropologi, diagnosti, restauratori, storici dell’arte. Un patrimonio di risorse specialistiche in grado di prendersi cura nella maniera corretta dell’intero patrimonio culturale italiano: l’unica vera “materia prima” in cui l’Italia può esercitare un primato mondiale"

“Gestione a costo zero” e proliferare del volontariato quali rischi comportano per il nostro patrimonio archeologico?
"Il nostro patrimonio culturale oggi più che mai ha un disperato bisogno di professionisti qualificati all’interno dell’amministrazione pubblica della tutela. Ma occorre stimolare anche la libera iniziativa: le attività di ricerca, di gestione e di valorizzazione dei beni culturali, un tempo appannaggio esclusivo del settore pubblico, sono oggi garantite anche grazie al contributo di imprese, professionisti e lavoratori specializzati che continuano a rappresentare un’eccellenza, nonostante le condizioni sempre più difficili e precarie. Abbiamo un patrimonio inestimabile che però ci si sgretola tra le mani, manca una progettualità nella gestione dei beni culturali perché essi sopravvivano, si restrutturino e si mantengano. Per far si che questo avvenga è necessario che il nostro patrimonio sia affidato a chi ha la competenza per farlo, non a la sola buona volontà di chi ci mette passione. In una situazione di emergenza chi vorrebbe essere operato da un volontario con le competenze di base per la rianimazione, tutti vorremmo un medico, possibilmente il più bravo e preparato"

Quali risposte e proposte concrete vi aspettate dal mondo politico locale?
"Bisogna stabilire una progettualita? comune, in cui ciascuno svolga le proprie funzioni in base alle legittime competenze possedute, senza divenire, come spesso e? accaduto in passato, strumento per "risparmiare" sull’onorario dei professionisti. E? necessario chiarire quali siano le zone d’intervento dei volontari e dare la possibilita? ai professionisti di guardare a loro come una risorsa e non come un competitore nel mondo del lavoro. In un quadro in cui anche le comunita? locali potranno decidere e partecipare alla tutela, valorizzazione e conoscenza del patrimonio archeologico anche i volontari troveranno i limiti e gli ambiti di loro competenza"

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