Gettonopoli, la sentenza di assoluzione dei consiglieri: "Tesi fantasiose senza fondamento"

Una débâcle giudiziaria, per il Movimento, sottolineata anche dalle motivazioni del magistrato che parla di "tesi fantasiose" e "ipotesi di reato destituite da fondamento"

E' stata depositata in questi giorni la sentenza del Giudice per le indagini preliminari Carlo Cannella che assolve i consiglieri comunali di Catania che avevano chiesto il rito abbreviato all'interno del procedimento cosiddetto "Gettonopoli" scaturito dalla denuncia del Movimento Cinque Stelle di Catania. Un documento che, senza ombra di dubbio, smentisce totalmente le tesi portate avanti dai grillini nelle loro denunce alla stampa, mettendo una pietra tombale sulla vicenda che ha coinvolto, in questi mesi, la quasi totalità dei rappresentanti eletti all'interno del senato cittadino. Una débâcle per il Movimento, sottolineata anche dalle motivazioni del magistrato che parla di "tesi fantasiose" e "ipotesi di reato destituite da fondamento". 

Le motivazioni del giudice

Nel caso specifico, nella sentenza che assolve i consiglieri e i dipendenti Vittorio Canzonieri, Piera Caruso, Agatino Lanzafame, Riccardo Pellegrino, Niccolò Notarbartolo, Elisabetta Vanin, Rosario Gelsomino e Rosalba Sottile, il giudice Cannella scrive che: "La costruzione accusatoria presuppone in sostanza un accordo tra consiglieri, presidenti delle commissioni e segretari, questi ultimi supinamente asserviti alle volontà dei politici (chissà per quale motivo) per falsificare gli orari dei verbali e consentire ai consiglieri di acquisire il gettone dì presenza". "Sarebbe stato più logico contestare anche ai consiglieri il reato dì falso - continua la sentenza - in concorso con segretari e presidenti. Forse sarebbe stato più coerente contestare il reato di associazione finalizzata alla falsificazione dei verbali e alle truffe ai danni del Comune di Catania. In realtà l'ipotesi di una concertazione dei fini truffaldini dei consiglieri con presidenti di commissione e segretari appare estremamente fantasiosa e comunque non supportata da alcun elemento".

"In ogni caso - continua il testo - il principale argomento che consente di smentire tale assunto si ricava dalla lettura del capo d'imputazione del reato di falso, dove si dice che è stata attestata falsamente la presenza del consigliere Tizio, mentre si accertava che il medesimo si trovava in un luogo diverso. Ciò non è esatto perché si sarebbe dovuto indicare che si trovava in un luogo diverso nella fascia oraria corrispondente alla sovrapposizione, pur superando, e non si comprende come, l'ostacolo logico dell'impossibilità di scegliere uno dei due verbali come rappresentativo della verità". "Di contro - argomenta Cannella - non abbiamo alcun elemento circa l'assoluta impossibilità per il consigliere di partecipare ad entrambe le commissioni. Sulla base di tali premesse ci si chiede, qualora ipoteticamente fosse stato esattamente indicato l'orario di entrata ed uscita di ciascuno dei consiglieri, quali conseguenze vi sarebbero state nei casi sopra esaminati? Sarebbero stati corrisposti un numero di gettoni di presenza inferiore? Non sussistono elementi in tal senso, non v'è un minimo indizio del fatto che anche uno solo dei consiglieri non avrebbe potuto partecipare alle sedute di entrambe le commissioni".

Il reato che non sussiste

Per questi motivi, secondo il magistrato, "il reato di falso ideologico non sussiste". Che motiva inoltre: "L'insussistenza del reato di falso trascina inevitabilmente gli altri reati contestati che ne costituiscono il presupposto. Peraltro, in relazione all'abuso d'ufficio, è sufficiente rilevare che manca il profilo dell'ingiustizia del vantaggio per il singolo consigliere e correlativamente del danno patrimoniale del Comune di Catania, come documentato da numerosi difensori nelle attestazioni della Presidenza del Consiglio Comunale di Catania. Infatti il reato di abuso d'ufficio presuppone la cd. doppia ingiustizia, nel senso che l'evento di vantaggio o di danno deve essere ingiusto in sé e non soltanto come riflesso della violazione di norme da parte del pubblico ufficiale". "Nessuno deí predetti elementi costitutivi appare sussistente nel caso di specie - conclude - Pertanto tutti gli imputati vanno assolti da tutti i reati rispettivamente contestati perché i fatti non sussistono".

Le parole del consigliere Notarbartolo sull'imputazione

Dopo essere stato informato della sua imputazione, il consigliere Niccolò Notarbartolo aveva diramato una nota dove parlava di "giustizia che a volte prende direzioni incomprensibili". "Sono finito coinvolto in un processo in cui la parte lesa non lamenta lesioni, l’accusa che ha indagato non mi accusa, ma contro di me, contro l’accusa e a tutela di una parte che lesa non si sente, c’è un giudice che decide di assumere tutte le parti in causa e lotta contro tutti per l’affermazione di un “giusto” abbastanza ipotetico. Un sussulto teso a una moralizzazione che non mi sento di contestare o condannare del tutto. Ma che – ma so che è una mia personalissima opinione -, col diritto ha davvero poco a che fare.

"E così - aggiungeva Notarbartolo - vengo chiamato in causa, non per avere posto in essere azioni volte a perseguire un mio vantaggio personale, ma per aver presieduto commissioni in cui il segretario verbalizzante potrebbe avere sbagliato a scrivere l’orario di ingresso di un consigliere per ben 5 minuti. Errore che, peraltro, sono sicuro lui non abbia commesso". "Sono sereno solo perché sono sicuro di non aver fatto nulla di mal - concludeva - E spero che le cose vadano come devono andare. Perché tutto sommato sono un ottimista, ho superato molto di peggio nella vita e credo che, a dispetto di tutto e di tutti, la giustizia, magari non sempre, ma nella maggior parte dei casi, alla fine prevalga".

Il commento del consigliere Pellegrino

Sul caso è intervento anche il consigliere Riccardo Pellegrino, che ha chiesto al Movimento Cinque Stelle di spiegare le ragioni politiche del gesto. "Il giudice, nella motivazione, accogliendo tutti i rilevi difensivi, condivisi anche dall' Ufficio della Procura, ha spiegato con estrema chiarezza e precisione chirurgica l'assoluta insussistenza di illeciti nella condotta di tutti coloro i quali (consiglieri di maggioranza, di opposizione e funzionari), loro malgrado, sono stati costretti a vivere una vicenda giudiziaria quasi surreale", ha scritto Pellegrino. "La denuncia dei grillini - ha spiegato inoltre - che ha dato origine al procedimento penale in questione ha dimostrato, ancora una volta, l'impreparazione e l'incompetenza politica degli stessi. Sarebbe bastato leggere nel dettaglio gli atti amministrativi sull'attività consiliare e delle commissioni per rendersi conto agevolmente dell'inesistenza di truffe, abusi o condotte illecite di qualunque tipo". "Peraltro - ha aggiunto in conclusione - la scelta di definire la mia posizione (unitamente ad altre 8 persone) con il rito abbreviato, per ciò che mi riguarda, è stata l'ennesima dimostrazione della mia trasparenza e della correttezza nell'esercizio della mia funzione pubblica. Sarebbe bene che i grillini spiegassero, adesso, alla cittadinanza che l'unico effetto dell'insulsa denuncia fatta sarà il pagamento di tutte le spese processuali generate con equivalente aggravio per le casse comunali". 

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