Giarre, aveva bruciato viva la moglie: condannato a 30 anni Salvatore Capone

Prima la decisione della Cassazione, che aveva annullato con rinvio la sentenza di condanna, relativamente alla ritenuta aggravante della premeditazione. Ora, invece, la ritenuta aggravante della premeditazione è stata riconosciuta. E così è arrivata la condanna per il sottufficiale

Prima la decisione della Cassazione, che aveva annullato con rinvio la sentenza di condanna, relativamente alla ritenuta aggravante della premeditazione. Ora, invece, la ritenuta aggravante della premeditazione è stata riconosciuta. E così è arrivata la condanna a 30 anni per Salvatore Capone, sottoufficiale militare, che nel novembre del 2009 a Giarre diede fuoco alla moglie Maria Rita Russo, insegnante di scuola materna, dopo averle versato addosso benzina e alcool. La donna morì dopo 10 giorni di agonia per le gravi ustioni riportate. Anche i due figli gemelli della coppia, di tre anni, rimasero lievemente ustionati nel rogo della madre. Il verdetto è arrivati dai giudici della Corte d'Assise d'Appello di Catania.

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In primo grado, in abbreviato, l'imputato era stato condannato all'ergastolo; in appello, invece, nel febbraio del 2013, gli erano stati inflitti 30 anni. La difesa aveva proposto ricorso per Cassazione, prima di arrivare

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