La giornalista uccisa a Malta e la "triade criminale" Catania-Campania-Calabria

Cosa Nostra catanese, 'ndrine calabresi e camorra, secondo recenti sviluppi d'indagine, starebbero infiltrando settori molto remunerativi dell'economia nel Mar Mediterraneo. E, la base operativa sembrerebbe proprio essere Malta

A pochi giorni dalla morte della giornalista maltese Daphne Caruana Galizia - uccisa per l'esplosione della propria autovettura, in pieno stile malavitoso - inquietanti elementi potrebbero collegare il tragico evento con la presenza della criminalità organizzata italiana a La Valletta. Cosa Nostra catanese, ndrine calabresi e camorra, secondo recenti sviluppi d'indagine, starebbero infatti infitrando il traffico internazionale di carburante, da un lato e, dall'altro, il settore miliardario delle scommesse online.

Ad accendere un faro sulla probabile pista del traffico di carburante, suo malgrado, è la stessa Daphne Caruana Galizia che in un articolo apparso sul suo blog Running Commentary, il 31 ottobre del 2016, spiega la differenza tra le modalità con le quali vengono uccisi i trafficanti di droga e quelli di "diesel". I primi, secondo Caruana Galizia, vengono uccisi da sicari a colpi di pistola mentre i secondi con un metodo dal 'gusto siciliano': vengono fatti esplodere con bombe all'interno delle proprie macchine. "Un'altra bomba in un'altra macchina e un altro uomo morto - scrive la giornalista - Ho pensato: ecco un altro trafficante di carburante. Perché il disegno nelle uccisioni criminali negli ultimi anni a Malta è che i trafficanti di diesel vengono fatti saltare in aria nelle loro autovetture, mentre quelli di droga uccisi da sicari assoldati".

A riportare il tutto sulle coste della Sicilia orientale, a 48 ore dall'esplosione della macchina della giornalista, sarebbe un'operazione delle fiamme gialle catanesi, Dirty Oil, che due giorni fa ha bloccato un gigantesco traffico di carburante che, dalle coste libiche, arrivava in Europa anche con l'aiuto della Cosa Nostra catanese.

Carburante rubato in Libia e venduto anche a Catania: 9 arrestati

Il collegamento tra i due eventi viene smentito, in conferenza stampa dal Procuratore Capo Carmelo Zuccaro, tuttavia è innegabile che la giornalista maltese come si evince dalla lettura dei suoi stessi lavori, da circa un anno indagava proprio sui rapporti tra criminalità libica, maltese ed italiana e sugli scambi commerciali all'interno del Mar Mediterraneo. Ma c'è di più.

L'operazione Dirty Oil della guardia di finanza

L'indagine della guardia di finanza etnea, coordinata dalla Procura, ha portato ad un risultato preciso: l'individuazione di un'associazione criminale dedita al riciclaggio e alla vendita di gasolio rubato da una raffineria di Zawyia (a 40 km ovest da Tripoli) e destinato, dopo miscelazione, ad essere immesso nel mercato italiano ed europeo anche come carburante da autotrazione. Il Gip del tribunale di Catania ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 9 persone, sei in carcere e tre agli arresti domiciliari. 

Il collegamento tra Cosa Nostra catanese, i maltesi e i libici

Alla banda, che si è avvalsa anche dell’opera di miliziani libici armati dislocati nella fascia costiera confinante con la Tunisia, è stata anche contestata l’aggravante mafiosa data la presenza di Nicola Orazio Romeo ritenuto vicino alla famiglia mafiosa dei Santapaola-Ercolano. In un anno di indagini, i militari del nucleo di polizia tributaria della guardia di Finanza di Catania, sono riusciti a documentare dettagliatamente oltre 30 viaggi nei quali sono stati importati via mare dalla Libia oltre 80 milioni di chili di gasolio per un valore all’acquisto di circa 30 milioni di euro. Tra i soggetti coinvolti nel traffico internazionale di prodotti petroliferi libici e arrestati, figurano l’amministratore delegato della Maxcom Bunker S.P.A, Marco Porta, Fahmi Mousa Saleem Ben Khalifa, alias “il Malem” (il capo) - nato in Libia, fuggito dal carcere nel 2011 con la caduta del regime di Gheddafi dove stava scontando una condanna a 15 anni per traffico di droga - il catanese Nicola Orazio Romeo, i cittadini maltesi Darren e Gordon Debono e il libico, originario di Zuwara, Tareq Dardan.

L'articolo di Associated Press e l'inchiesta di Repubblica

Francis D'Emilio, inviata di Associated Press in Italia, in un lungo articolo pubblicato per l'agenzia di stampa internazionale cita a sua volta l'inchiesta di Giuliano Foschini, pubblicata ieri su Repubblica, in cui - per primo - il giornalista getta un'ombra sui collegamenti tra mafie nostrane e la brutale scomparsa di Daphne Caruana Galizia. "Nei mesi scorsi si era occupata di quel contrabbando di petrolio che, parte dalla Libia, si ferma al largo di Malta, e dopo essere transitato a bordo di petroliere russe, fa rotta verso l'Italia. Un sistema che provoca un danno alle casse italiane di qualche centinaia di milioni di euro", scrive Foschini nell'articolo Giornalista uccisa a Malta, la pista dei narcos italiani, e conclude "A Malta, documentano le indagini delle procure italiane, sono arrivati 'ndranghetisti e mafiosi. Si sono trasferiti i baresi delle società di scommesse. Portano il denaro i trafficanti di uomini somali e i colonnelli di Gheddafi in fuga della Libia".

La criminalità italiana e le compagnie di scommesse online

D'Emilio, da parte sua, utilizza il lavoro di Foschini per collegare questa intuizione con l'operazione delle Fiamme gialle catanesi e i collegamenti con un altro business attualmente preso di mira dalle organizzazioni criminali, quello delle scommesse online. "Malta ha la reputazione d'essere un paradiso fiscale - scrive D'Emilio nell'articolo Bootleg Libyan oil, shady havens: Slain reporter’s beats pubblicato ieri su Apnews.org - che più volte ha attratto le attenzioni di molte compagnie di scommesse online che, proprio lì, hanno messo radici. Gli inquirenti italiani, del resto, sottolineano che da anni la Camorra e altre organizzazioni criminali hanno infiltrato pesantemente le operazioni di scommesse internazionali online". "Caruana Galizia - aggiunge - è divenuta famosa a livello internazionale dopo che ha messo in luce i collegamenti maltesi con i documenti dello scandalo sui paradisi fiscali, chiamato Panama Papers, che ha scoperto compagnie offshore gestite da politici e altri Vip in tutto il mondo". 

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