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I giovani medici protestano: "Chiamati durante l'emergenza Covid19 e ora marginalizzati"

Anche a Catania vi sarà una manifestazione dei camici bianchi. Pochissimi i posti di specializzazione rispetto al numero degli abilitati e così molti giovani sono costretti ad anni di precariato

Sono stati chiamati in fretta e furia durante le fasi più acute dell'emergenza covid19 e poi sono stati "abbandonati" al loro destino. Si tratta dei giovani medici abilitati che, nonostante non avessero conseguito una specializzazione, hanno ingrossato le fila dei reparti ospedalieri durante la pandemia e sono stati in trincea con i loro colleghi. Adesso, però, i giovani medici chiedono risposte e certezze anche se sinora lo Stato ne ha date poche.

I posti di specializzazione post-laurea, per carenza di risorse o per una mancata programmazione pluriennale, sono sempre pochissimi e così adesso i medici in mobilitazione chiedono una riforma della formazione medica. E' nato un coordinamento che sta coinvolgendo studentesse e studenti, medici neoabilitati, camici "grigi", medici in formazione specialistica e corsisti di medicina generale che scenderà in piazza il prossimo 29 maggio e anche a Catania, in piazza Università, farà sentire la sua voce.

"Quello che non siamo più disposti ad accettare è il persistere - scrivono i medici in una nota - ormai da troppi anni, di una situazione malsana e contraddittoria: la carenza di medici specialisti nelle strutture ospedaliere e, contemporaneamente, il blocco del sistema formativo per i laureati in medicina.Abbiamo visto come la carenza di personale sia un danno per tutta la popolazione: l’emergenza coronavirus ha scoperchiato un vaso di Pandora che da anni veniva volutamente ignorato dalla politica". Così si chiede una riforma della programmazione del personale sanitario anche alla luce del fatto che i medici specialisti in ospedale siano sempre meno, eppure sono tantissimi quelli che restano fuori dal sistema in attesa di proseguire il proprio percorso di formazione.

Questi sono stati chiamati “camici grigi”. Si tratta di medici neolaureati che sono rimasti esclusi dalle scuole di specializzazione e dal corso di medicina generale per carenza di posti. Negli anni, l’accumulo dei camici grigi ha progressivamente costituito e alimentato il cosiddetto “imbuto formativo”.

"Quello che chiediamo è che questo “imbuto formativo” venga annullato - conclude la nota - dando la possibilità a tutti i medici di accedere al percorso post laurea e permettendo, di conseguenza, di rispondere concretamente alla richiesta di personale sanitario negli ospedali e sul territorio. Richiediamo inoltre una revisione della figura dello specializzando che ancora oggi viene visto come un semplice studente quando in realtà è un medico in formazione: è necessario una modifica del contratto che garantisca più diritti ed una vera e certificata acquisizione delle competenze che ne incentivi l'autonomia e allo stesso tempo garantisca la qualità formativa".

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