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Naufragio migranti, Salvi replica alle accuse di 'scarsa sensibilità' sul recupero dei corpi

Il procuratore di Catania Giovanni Salvi replica in prima persona alle accuse di 'scarsa sensibilità' mosse da vari media nei giorni scorsi dopo la decisione di non recuperare lo scafo di 22 metri affondato nel Canale di Sicilia con a bordo oltre 700 migranti morti

"Si può dissentire dalle scelte processuali del mio ufficio, ma non si può mettere in dubbio la dedizione con la quale da anni lavoriamo senza sosta per la protezione dei migranti, con passione, dedizione e sensibilità per le vittime". Il procuratore di Catania Giovanni Salvi replica in prima persona alle accuse di "scarsa sensibilità" mosse da vari media nei giorni scorsi dopo la decisione di non recuperare lo scafo di 22 metri affondato nel Canale di Sicilia con a bordo oltre 700 migranti morti  nel naufragio del 18 aprile.

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Il barcone si trova a 375 metri di profondità e questo rende particolarmente difficile e costoso il recupero delle salme, al contrario di quanto avvenuto con naufragio di Lampedusa dello scorso anno, la cui quota operativa era prossima ai 40 metri. "Uno dei primi atti del mio ufficio -continua Salvi- è stato quello di aprire un indirizzo di posta elettronica gestito personalmente da me. Ogni richiesta di informazioni viene immediatamente girata alla polizia giudiziaria che sottopone ai superstiti le foto ricevute. Dopo di che rispondo personalmente ai familiari che hanno richiesto informazioni".

"Abbiamo ottenuto risultati straordinari sia nel punire i colpevoli dell'ignobile traffico che nel concorrere alla tutela dei migranti. Se vi sono differenze di approccio rispetto ad altri uffici è solo nella strada innovativamente aperta dal mio ufficio per affermare la giurisdizione italiana in alto mare e così punire i capi del traffico e non solo gli scafisti. Sono quindi profondamente turbato del fatto che si sia messa in dubbio la volontà della Procura e mia personale di operare in questa direzione".

Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro degli interni Angelino Alfano. “Per mandare a giudizio gli scafisti non serve recuperare l’imbarcazione. Ma questo non toglie che il Governo possa fare tutte le ricerche che gli competono e non dal punto di vista giudiziario. Sono due aspetti distinti e separati, quindi  non va strumentalizzata una decisione che è una decisione tecnica”.

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