Defaillance del giudice e nove mafiosi sono liberi

Nove presunti affiliati alla cosca mafiosa Scalisi, collegata al clan catanese Laudani, liberi per decorrenza dei termini

Nove presunti affiliati alla cosca mafiosa Scalisi, collegata al clan catanese Laudani, liberi per decorrenza dei termini. Gravati da una condanna in primo grado il 21 giugno 2010 per mafia, estorsioni e detenzione di armi, dopo un anno e quattro mesi il gup Edoardo Gari non ha depositato le motivazioni.

Così, scaduti i termini di custodia cautelare, i nove sono tornati in liberta', sebbene vigilata. A beneficiarne un 34enne ritenuto in ascesa, Francesco Coco, condannato a 8 anni e 8 mesi, Antonio Scarvaglieri, Carmela Scalisi, Roberto Zitello, Giuseppe Santangelo, Giuseppe Chiaramonte, Salvatore Chiaramonte, Pietro Severino e Antonino Sanfilippo.

"La scarcerazione di questi imputati - ammette Gari, 70 anni, presidente aggiunto dell'ufficio gip di Catania, carriera impeccabile - e' da addebitare a una mia mancanza. E mi brucia moltissimo. Ma c'e' un problema di sostenibilita' di lavoro, miracoli non ne possiamo fare e io alterno disperazione e serenita' assoluta. E' stata una defaillance, ma la prima in quarant'anni di carriera".

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Spiega che ha "sulle spalle" decine di fascicoli, anche l'imponente inchiesta 'Iblis', nella quale sono imputati per voto di scambio i fratelli Lombardo. "L'organico dei gip e' all'osso - prosegue - stasera c'e' il saluto di tre cancellieri che vanno in pensione e non saranno sostituiti. La mole di lavoro e' enorme, siamo pochi e il tempo corre... Ho quasi 70 anni e non riesco piu' a fare sempre nottate come un tempo, ma la mia carriera e' sotto gli occhi di tutti". Il ministro della Giustizia, Nitto Francesco Palma, ha dato disposizioni all'Ispettorato generale di svolgere "accertamenti preliminari per il tramite del presidente della Corte d'Appello di Catania". L'iniziativa - spiega il dicastero di via Arenula - e' "necessaria per verificare i motivi che hanno portato alla scarcerazione di 9 imputati condannati per reati di mafia a causa del mancato deposito delle motivazioni della sentenza. Il ritardo ha provocato la scarcerazione per decorrenza dei termini di custodia cautelare".

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