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Gli “invisibili” scendono in piazza e le istituzioni restano a casa

Distribuiti pasti e coperte gratis dai volontari ai barboni catanesi. Sono una quarantina e trovano rifugio in Corso Sicilia, a Vulcania, all' Aeroporto e agli archi della Marina

Si avvicina davanti al banchetto. Cerca di racimolare qualcosa da mangiare, magari facendo in fretta per paura di dare troppo nell’occhio. Poi si allontana, via da occhi indiscreti, verso gli Archi della Marina. Una lunga notte lo aspetta, tra le vie fredde e buie della città. Questa una normale storia, che ieri, tra le tante, è venuta a galla.

In Piazza Università, grazie al contributo del COPE, della Caritas diocesana di Catania, della comunità di Sant’Egidio, del CSVE e dei gruppi scout AGESCI, è stata organizzata la “Notte dei senza dimora”.  Distribuiti pasti e coperte gratis, dai tanti volontari che ogni giorno combattono la povertà a Catania.

Roberta Rizzotti, operatrice Caritas, fa luce sul problema dei senza tetto: “I senza tetto sono in tutto 35-40 a Catania. A causa di gravi problemi in famiglia o nel lavoro, cadono purtroppo nel vortice della solitudine. La loro non è una scelta: questo tabù è da sfatare. Quando cadono nella dipendenza, purtroppo, non riescono più ad uscirne. Le zone dove trovano rifugio sono: Corso Sicilia, Vulcania, Aeroporto e archi della Marina”.

Illustra poi l’obiettivo della serata: sensibilizzare le persone e le istituzioni. Segnala anche un’assenza importante, nonostante l’invito all’evento: “ Tra i presenti abbiamo il direttore Asp Catania. Mancano, invece, i dirigenti dei servizi sociali del Comune, nonostante l’invito. Le nostre iniziative, però, devono riuscire a sensibilizzare le persone al problema, e devono servire a sollecitare le istituzioni, che ricoprono un ruolo importante nel risolvere problematiche cittadine come questa”.

Presente pure il presidente del COPE – Cooperazione Paesi emergenti – Michele Giongrandi, che ha manifestato il bisogno di molti individui, provenienti da paesi stranieri, di inserirsi nella nostra società: “La povertà è in crescita a Catania. Tante sono le giovani nigeriane e tanti gli immigrati che scappano dai loro paesi, per cercare fortuna qui. Spesso, però, si trovano senza lavoro. Ecco allora il compito del COPE, che è quello di far ritrovare un senso di autostima a queste persone, cercando di farle lavorare utilizzando un sistema di rete e cooperazione. Nostro compito, inoltre, è quello di formare questi individui, per evitare che arrivino in Europa solo per vivere in totale povertà”. La giornata di ieri, indetta dall’Onu contro la povertà, ha risvegliato ombre e spettri che la città etnea racchiude. Ha anche evidenziato, però, il grande lavoro: quello che tantissimi volontari svolgono quotidianamente.



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