Grande Sud, lettera al Movimento dei forconi in vista della protesta dell 8 dicembre

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

"Egregio Mariano Ferro,
apprezziamo con orgoglio che esista nella nostra terra una particolare sensibilità nei confronti della nefasta congiuntura economica e politica che da anni attanaglia il Paese. Già due lustri fa si è potuto riscontrare la veemenza con la quale avete imposto il blocco e la paralisi dell’intera regione siciliana, animati da una rabbia (più che giustificata) e da un grande spirito di partecipazione attiva volto al perseguimento di ideali e prerogative sociali di estrema necessità: prima tra tutte, il diritto al lavoro.

Dopo due anni, Lei in prima persona e il Movimento dei Forconi in generale ha promesso di bloccare tutta l'Italia. Non solo: l'obiettivo è dare il via a una rivolta che investirà l'intero Paese e non solo la Sicilia. Da Bolzano a Lampedusa, sono previste numerose adesioni ai blocchi stradali a partire dalla notte dell'8 dicembre 2013. Presumiamo che i fautori della protesta sono sempre gli stessi- camionisti, agricoltori e disoccupati- così come i motivi della rabbia, ormai ben noti a tutta la cittadinanza nazionale, con l’obiettivo di, scagliarvi contro la politica italiana, ma anche(contro) l'Unione Europea e la moneta unica in nome della dignità di ogni singolo individuo. Inoltre, siamo anche a conoscenza del fatto che, date le dichiarazioni da Lei rilasciate primamente, lo sciopero dell’ 8 dicembre prossimo assumerà i contorni di una rivolta nazionale.
Noi in quanto direttivo di Grande Sud, sentiamo l’esigenza di rivolgerle un quesito di estrema impellenza:
“Dopo l’esperienza traumatica fatta in Sicilia, in cui si sono verificati  alcuni errori di inesperienza ed organizzazione, siete convinti che la rivolta sia l’unica strada percorribile? Avete pensato alle disastrose conseguenze che tutto ciò potrebbe comportare? “
Ebbene noi crediamo che esistono dei percorsi alternativi obbligatori da percorrere, perché no, assieme.
 
Innanzitutto vorremmo evidenziare la completa paralisi delle attività produttive che si verificherebbe dalla portata rivoluzionaria di tale rivolta, cosa che si è già esplicitata in Sicilia durante la prima ondata di proteste da parte del Movimento, causando non pochi disagi a tutti gli onesti lavoratori congelati nel traffico dei blocchi degli autotrasportatori. Non solo. Una siffatta protesta -che oseremo definire unconventional- quali benefici potrà apportare all’intero sistema produttivo italiano che oramai è sull’orlo del baratro. Quasi nessuno. Anzi, come da Lei predetto recentemente, “l’8 dicembre prossimo, alle 22 in punto bloccare l’Italia, dalla Sicilia fin su a Pordenone, potrebbe creare non pochi disagi alla popolazione”. Crediamo a tal fine che la rabbia insita nell’ondata di rivolta debba essere coadiuvata da una lungimiranza fattuale, che permetta al popolo stesso di protestare nelle sedi opportune, senza inficiare negativamente sulla già precaria tenuta produttiva delle imprese. Appunto come non è accaduto in Sicilia due anni fa.

Crediamo che, per ciascun individuo responsabile, la protesta debba essere democratica e pacifica, prendendo le distanze con quanto da Lei espresso che ci ha lasciati un attimo perplessi: “Ormai la macchina della rivolta è partita e questa volta speriamo che non ci scappi il morto”. Così facendo riteniamo non diate il giusto esempio di partecipazione proattiva alla vita democratica del paese, alla stregua dell’anarchia totale.

Alla luce di quanto sopra, sicuri della sua sensibilità verso anche quella parte di comunità che condivide la protesa, efficace ed indispensabile, ma intesa in modo diversa, vorremmo invitarVi ad illustrare le vostre richieste alle istituzioni competenti, di cui alcune accettabili e prese in esame dal nostro leader di partito, Gianfranco Miccichè e dalla Coordinatrice Provinciale Costanza Castello, come  la defiscalizzazione dei carburanti e l’applicazione dell’articolo 37 dello Statuto siciliano che prevede di trattenere sull’Isola le imposte sulle imprese che hanno stabilimenti e impianti sul territorio regionale, mentre per altre, ancora ben offuscate, urge chiarezza, in modo da poter anche perseguire un’azione congiunta assieme ad imprenditori e sindacati presso i palazzi del potere della capitale italiana. 

Restiamo in attesa di ricevere un gradito ed auspicato suo celere cenno di riscontro, finalizzato ad un confronto costruttivo, a garanzie e bene dei cittadini e dell’intera comunità".

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