Humanitas, con terapie intelligenti le metastasi epatiche fanno meno paura

Con più di 600.000 morti all’anno nel mondo, il tumore al retto rappresenta la quarta forma più comune di cancro, soprattutto nei paesi occidentali

Con più di 600.000 morti all’anno nel mondo, il tumore al retto rappresenta la quarta forma più comune di cancro, soprattutto nei paesi occidentali.

Prevenzione e screening genetico
La prevenzione rappresenta sempre l’alleato migliore per evitare qualsiasi forma di malattia, così come sempre maggiori sono le attenzioni sui familiari che abbiano avuto dei precedenti: la predisposizione familiare rappresenta per il tumore al colon-retto un fattore di trasmissione importante. Per questo è fondamentale la sorveglianza   per diagnosticare quanto più precocemente possibile qualsiasi forma anche lieve di patologia, che sarà più facilmente trattabile se individuata precocemente.
Un aspetto altrettanto importante riguarda le abitudini alimentari e lo stile di vita: un’alimentazione con pochi grassi e poca carne e ricca invece di fibre, vegetali e frutta (unita ad uno stile di vita sano e che comprenda attività fisica) è sicuramente un valido sostegno nel prevenire il tumore.

Un approccio integrato per risultati migliori
Oggi le terapie farmacologiche sempre più mirate e le tecniche chirurgiche sempre più avanzate permettono di ottenere un trattamento multidisciplinare integrato in grado di aumentare la sopravvivenza e offrire ai pazienti qualità di vita migliori.
Relativamente alla malattia metastatica o recidivata sono oggi disponibili nuovi farmaci a bersaglio molecolare che, associati alla chemioterapia standard, hanno potenziato ed arricchito in maniera sostanziale le possibilità di cura.
In molti casi infatti le metastasi epatiche e polmonari inizialmente non operabili, possono diventare tali con un trattamento efficace: quanto più alto è il tasso di risposta a quel trattamento, tanto più sarà elevato il tasso di operabilità delle metastasi.
Questi e altri argomenti sono stati dibattuti al convegno “Terapie integrate nelle metastasi epatiche da carcinoma colorettale”, organizzato da Humanitas Centro Catanese di Oncologia, presieduto dal dott. Sebastiano Mongiovì, chirurgo oncologo, e dal dott. Maurizio Chiarenza, Responsabile degenza di oncologia medica.
Durante il convegno è stato possibile apprezzare le nuove frontiere della chirurgia segmentaria  grazie ad un collegamento in diretta audio-video con la sala operatoria di Humanitas.

Farmacologia e terapie intelligenti
Le terapie cosiddette ‘intelligenti’, che utilizzano cioè farmaci biologici, stanno ricoprendo un ruolo sempre più importante nei casi metastatici e permettono di consegnare  al chirurgo pazienti inizialmente non operabili: “L’obiettivo principale – spiega il dott. Chiarenza – è riuscire a colpire la neoplasia in modo sempre piu’ specifico senza aumentare gli effetti collaterali legati ai trattamenti chemioterapici di base . Lo scopo fondamentale è quindi ottenere sempre maggiori risposte migliorando la  qualità di vita dei pazienti”.
Il percorso più efficace è dato dall’integrazione tra il trattamento chemioterapico associato ai farmaci biologici, che stanno conoscendo sviluppi continui: “Nell’ultimo anno – espone il dott. Chiarenza – sono stati pubblicati i risultati  di alcuni studi multicentrici  su nuovi farmaci che sembrano dare vantaggi maggiori in termini di risposta e sopravvivenza, aiutando così l’equipe  medica multidisciplinare nell’aumentare la quota di  operabilità dei pazienti metastatici, che rimane l’obiettivo principale”.

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Le nuove frontiere della chirurgia
Anche i progressi in ambito chirurgico stanno ricoprendo un ruolo fondamentale nella lotta contro il tumore. 
In particolare, “E’ oggi possibile – spiega il dott. Mongiovì -  intervenire chirurgicamente con resezioni sempre più limitate, mantenendo ovviamente tutti i criteri resettivi necessari,  per  poter avere la possibilità di ri-operare in un secondo momento quei pazienti che dovessero avere una ricaduta, ipotesi che si verifica in circa il 50% dei casi”.
La chirurgia cosiddetta segmentaria risulta dunque di grande aiuto perché permette di risparmiare maggiori porzioni di organo: “Il fegato è diviso in 8 parti – spiega il dott. Mongiovì – e se le lesioni riguardano solo un segmento, possiamo intervenire solo sulla parte interessata, escludendo così epatectomie maggiori che potrebbero avere effetti indesiderati sul paziente. La particolarità tecnica risiede nel clampaggio selettivo, che permette di interrompere l’afflusso sanguigno solo al segmento interessato dalla resezione, mentre il resto del fegato rimane perfuso per tutta la durata dell’intervento”.

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