Humanitas, focus sul tumore al seno: diagnosi, cure e prospettive

Il tumore della mammella è ancora la forma tumorale più frequente nella donna. Negli ultimi decenni, la sua incidenza è in continuo incremento in tutto il mondo. La mortalità appare essere, di contro, in netto declino. Ciò è dovuto al beneficio della diagnosi precoce e della chemioterapia adiuvante

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Il tumore della mammella è ancora la forma tumorale più frequente nella donna. Negli ultimi decenni, la sua incidenza è in continuo incremento in tutto il mondo. La mortalità appare essere, di contro, in netto declino. Ciò è dovuto al beneficio della diagnosi precoce e della chemioterapia adiuvante, oltre che alle terapie sempre più mirate ed efficaci.

Se n’è discusso ieri al convegno organizzato da Humanitas Centro Catanese di Oncologia, giunto alla sua X edizione e che rappresenta ormai un importante appuntamento annuale nel panorama medico nazionale.

L’importanza dell’approccio integrato multifattoriale

La paziente con il tumore della mammella oggi “deve essere presa in carico – spiega il dr. Michele Caruso, Responsabile della Ricerca Clinica di Humanitas Centro Catanese di Oncologia - da un team di specialisti che devono programmare un percorso che parte dalla diagnostica per arrivare alla terapia. Ogni paziente deve avere la migliore terapia chirurgica, medica o radiante. Dall’analisi dei diversi fattori prognostici, oggi noi medici siamo in grado di proporre alla paziente non una buona terapia, ma la migliore”.

Grande importanza viene oggi data alla ricerca clinica e alle figure che da dietro le quinte rivestono un ruolo di importanza fondamentale per chi fa ricerca clinica, ovvero i data manager: “Il DM è una figura professionale – chiarisce il dr. M. Caruso -  che, nell'ambito del team di ricerca, si occupa più di ogni altro dei dati clinici: dalla fase di raccolta a quella del loro trattamento ed elaborazione fino al conclusivo trasferimento ai centri statistici. Responsabilità principale del data manager è assicurare che lo studio sia condotto in accordo con le linee guida di buona pratica clinica stabilite nelle Good Clinical Practice”.

Altro tema di grande importanza è la genetica, con particolare attenzione alla stima del rischio oncologico e della predisposizione eredo-familiare per l’insorgenza di tumore mammario e ovarico. Tutto ciò viene discusso in sede di consulto specialistico “counseling oncogenetico”e prevede la valutazione clinica del caso, integrata - ove risulti indicato - dall’apposita indagine molecolare (test genetico), al fine di proteggere e studiare non solo la paziente ma anche tutta la famiglia.

L’approccio chirurgico

Un buon percorso di cura, che tiene conto di questi elementi multifattoriali, è fondamentale anche e soprattutto per individuare, stabilire e programmare l’intervento chirurgico più appropriato per la paziente: “L’intervento chirurgico – spiega il dr. Francesco Caruso, chirurgo Direttore del Dipartimento di Humanitas Centro Catanese di Oncologia -  resta uno dei momenti più importanti, se non il più importante. Nelle due sessioni chirurgiche vengono affrontati tre aspetti  che hanno rivoluzionato la moderna chirurgia senologica, ovvero la chirurgia oncoplastica,  le nuove vedute sul trattamento dell’ascella e la cosiddetta ‘mastectomia conservativa’.  Il primo di tali aspetti, la chirurgia oncoplastica, prevede, in alcune pazienti, l’impiego di tecniche chirurgiche plastico-estetiche utilizzate ad integrazione del gesto chirurgico conservativo con il quale tali pazienti vengono trattate al fine di ottenere un risultato estetico ottimale”.

 Grande rilievo viene dato al secondo degli aspetti discussi,  relativo alla chirurgia della ascella, che oggi, “grazie all’impiego della tecnica per lo studio del linfonodo sentinella – precisa il Dott. F. Caruso -  è sempre più conservativa. In particolare, con una ulteriore spinta in avanti, viene ampiamente trattata la possibilità di impiego della metodica in questione anche in casi, in precedenza affrontati con la linfoadenectomia ascellare completa.  In tale maniera, tenderà a diminuire il numero delle pazienti che presentano quei pesanti esiti, uno per tutti, il linfedema dell’arto superiore o “braccio grosso“,  che talvolta insorgono dopo l’asportazione completa dei linfonodi ascellari. Per quanto riguarda l’ultimo degli aspetti chirurgici affrontati,  cioè l’impiego delle mastectomie conservative, va sottolineato come queste rappresentino oggi l’ultima frontiera della moderna chirurgia senologica. La mastectomia, che rappresenta ancor oggi il corretto trattamento del 30%  circa delle pazienti con carcinoma mammario, può esser, nei due terzi di esse, molto meno demolitiva che in passato; grazie infatti alla completa conservazione della cute,  incluso il complesso areola-capezzolo ed alla ricostruzione con l’impiego di protesi tecnologicamente sempre più avanzate, è possibile raggiungere dei brillanti risultati estetici, in grado di far superare alle nostre pazienti, già fortemente provate dalla natura della loro patologia, il notevole trauma psico-estetico derivato dalla perdita della mammella”.

Torna su
Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...
CataniaToday è in caricamento