Il dissenso di Arcigay a intitolare una via di Catania a Don Oreste Benzi

"L’Associazione - afferma il presidente Armando Caravini - rappresenta le istanze della comunità LGBTIQ+ locale, pertanto riteniamo fondamentale opporci alla decisione visto il trascorso di don Benzi, nel rispetto della promozione e integrazione sociale"

L’Arcigay contesta la decisione della commissione Toponomastica del Comune, guidata dall’assessore ai Servizi anagrafici, Alessandro Porto, di dedicare una via della città al fu don Oreste Benzi. Al Prefetto, quindi, è stata indirizzata una missiva in cui si spiegano i motivi dell’opposizione. "L’Associazione - afferma il presidente Armando Caravini - rappresenta le istanze della comunità LGBTIQ+ locale, pertanto riteniamo fondamentale opporci alla decisione visto il trascorso di don Benzi, nel rispetto della promozione e integrazione sociale, nonché nella volontà di contrastare le azioni e le manifestazioni di odio e discriminazione sulla base dell’orientamento sessuale ed identità di genere, a cui don Benzi non si sottraeva".

Il presidente Caravini, pertanto, insiste: "Risulta ben chiaro ed evidente come il prelato non soltanto non abbia mai considerato l’omosessualità una “variante naturale del comportamento sessuale umano”, come stabilito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), ma addirittura una devianza psichica; un vizio di libido; effemminatezza; convinzione sociale; disfunzione ormonale; promiscuità sessuale. In forza di quanto poc’anzi letto, a proposito dello stupro sulle donne, Don Benzi ha giudicato responsabili le donne, l’esposizione dei loro corpi, il risultato degli atti di violenza sessuale che gli uomini compiono su di esse. La natura storica, politica e giuridica degli accadimenti di tal genere testimoniano il superamento di questa prospettiva brutale e turpe che è il frutto del maschilismo più esecrabile esistente in merito alla violenza fisica e sessuale verso le donne. Inoltre lo stesso, sarebbe sempre stato un convinto sostenitore delle terapie di ri-orientamento sessuale, meglio conosciute come “terapie riparative”, in grado di “curare” dall’omosessualità. Ciò in chiara violazione di quanto sopra descritto dall’Oms. Ed ancora, risulta che abbia sempre negato il diritto all’ottenimento di un riconoscimento dell’unione omosessuale". "Non c'è da parte nostra nessuna intenzione - afferma la vice presidente di Arcigay Catania - Vera Navarria - di negare che Don Benzi abbia fatto anche cose lodevoli, ma la misoginia e l'omotransfobia non dovrebbero essere comportamenti socialmente accettati. L'intitolazione di una strada a una figura che purtroppo se n'è macchiata in più occasioni lascerebbe passare un messaggio sbagliato. È uno sfregio alle molte vittime e ai tanti ragazzi che, non reggendo più il peso dell'omofobia, hanno scelto il suicidio". Come noto, con l’entrata in vigore della Legge n. 76/2016, e cioè quella che ha il merito di aver introdotto nell’ordinamento italiano l’unione civile tra persone dello stesso sesso, si è approdati non solo ad un riconoscimento laico della stessa, ma un cambiamento sulla prospettiva di famiglia. "Malgrado ci si renda conto che ad esprimere tali posizioni - prosegue Caravini - sia stato un prelato e non un laico, non può non riconoscersi come anche lo stesso capo della chiesa cattolica, Papa Francesco, di recente abbia manifestato tutt’altre posizioni a dispetto di quelle sopra riportate. Ciò, quindi, non può lasciare spazio a giustificazioni di natura religiosa. Sono trascorsi 30 anni, dal quel 17 maggio 1990, data che segna l’importante traguardo dell’eliminazione, da parte dell’Oms, dell’omosessualità dalla lista delle malattie mentali nella Classificazione internazionale delle malattie (Icd) annoverata tra le deviazioni sessuali. Grazie a quell’atto dell’OMS è stato possibile attivare strumenti per il riconoscimento dei diritti civili e politici. Ciò è il risultato di una lunga battaglia che ha avuto un forte impatto sulla vita di milioni di uomini e donne omosessuali. Nel giugno 2018 è stata depatologizzata la transessualità". "Risulta, pertanto, intollerabile che, proprio ad oggi, in momento così convulso di fermenti sociali e politici indirizzati verso l’approvazione del Ddl Zan per il contrasto all’omobilesbotransfobia, al bullismo omofobico, alla misoginia, si scelga Don Benzi per intitolare una via cittadina. Le parole e i pensieri di questi verso la comunità LGBTIQ+ che della nostra città è parte, viva e attiva, sono un’offesa e un motivo di indignazione, percepito tale, per l’incuranza e l’insensibilità dell’amministrazione comunale catanese verso parte dei suoi cittadini", conclude Arcigay Catania.

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