Il ministero della Salute ha bocciato il piano "salva ospedali" della Regione Sicilia, CNI-FSI: “Crocetta, senza assistenza infermieristica si muore”

Il ministero della Salute ha bocciato il piano "salva ospedali"della Regione Sicilia. Stop, quindi, alla nuova rete dei posti letto. Congelate mille assunzioni e rischio caos in corsia per mancanza di personale. La sanità pubblica siciliana cade a pezzi. Calogero Coniglio, coordinatore regionale del sindacato CNI-FSI, interviene sulla bocciatura da parte del Ministero alla Salute del Documento relativo alla Rete Ospedaliera Regionale

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Il ministero della Salute ha bocciato il piano "salva ospedali"della Regione Sicilia. Stop, quindi, alla nuova rete dei posti letto. Congelate mille assunzioni e rischio caos in corsia per mancanza di personale. La sanità pubblica siciliana cade a pezzi. Calogero Coniglio, coordinatore regionale del sindacato CNI-FSI,  interviene sulla bocciatura da parte del Ministero alla Salute del Documento relativo alla Rete Ospedaliera Regionale.


“I problemi strutturali sono in quasi tutti gli ospedali siciliani – spiega Coniglio - a cominciare dai Pronto soccorsi. Alla base c’è una cattiva amministrazione delle poche risorse. I 5 milioni di cittadini siciliani devono sapere quali sono i veri problemi: strumentazioni bloccate, turni massacranti,carenza di personale, carenza di posti letto, disservizi del 118, scarsa assistenza domiciliare , assenza di continuità assistenziale. La regione ha messo in ginocchio pubblici dipendenti e cittadini e questi ultimi devono sapere che senza assistenza infermieristica si muore. Si devono difendere da un Governo regionale inadeguato e da una classe politica incapace di affrontare i problemi della sanità pubblica: una politica che, pur di garantire le proprie clientele, continua a tagliare le risorse alla sanità pubblica della nostra Isola. I sindacati non sono coinvolti nelle decisioni regionali, c’è un’assenza di confronto, più volte richiesto e mai accolto. Infermieri, medici e personale sanitario che operano negli ospedali pubblici, per tutelarsi da una politica regionale miope, praticano la cosiddetta ‘medicina difensiva': non potendo più lavorare con serenità, visto che mancano mezzi e personale, pensano prima ad auto-tutelarsi”.


In Sicilia, infatti, la situazione è tragica, come descrive il Censis. Sono ripresi i cosiddetti viaggi della speranza verso le regioni del Centro-Nord, con un aumento considerevole delle intenzionalità di fuga anche nei prossimi anni. Le motivazioni che spingono i cittadini del Sud verso il Centro-Nord sono inquietanti: scarsa fiducia nelle Istituzioni, sanitarie e non solo, scarsa fiducia nelle possibilità di cura, mentre aumenta il ricorso al privato, nonché alla prassi di pagarsi di tasca propria prestazioni sanitarie, analisi, farmaci.


“La Cni- Fsi chiede un’assistenza di qualità e invece – dichiara Maurizio Cirignotta, dirigente Cni-Fsi - continuiamo ad assistere a tagli nelle strutture e nelle corsie, non parte l’assistenza territoriale e le persone non riescono a farsi curare perché i ticket sono troppo alti e le liste d’attesa sono troppo lunghe. E’ necessario cambiare subito registro convocando le organizzazioni sindacali per discutere in merito alla riorganizzazione della rete ospedaliera. Altrimenti, si rischia lo sfascio della sanità siciliana”.


“Da qui l’invito alla politica a finirla con operazioni di facciata. Siamo stanchi - conclude Coniglio- di sentirci dire che i conti migliorano perché, intanto, la gente muore perchè non trova strutture e assistenza. Chiameremo i cittadini a pronunciarsi, segnalando disagi, inefficienze, problemi. Il dossier predisposto dal sindacato, opportunamente integrato dai contributi dei cittadini, sarà presentato al Ministero della Salute.  E, infine, mi rivolgo al presidente della Regione, senza assistenza infermieristica si muore”.

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