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Sabato, 27 Novembre 2021
Cronaca

Il ricercatore vittima di un concorso truccato: "L'università non rispetta le sentenze"

Nel corso di un convegno tenutosi l'11 novembre a Palazzo Platamone e organizzato dalla deputata Simona Suriano il ricercatore Giambattista Sciré ha denunciato nuovamente la sua paradossale situazione e il silenzio delle istituzioni

La storia simbolo di Giambattista Sciré, già raccontata dal nostro giornale, ha rappresentato il fulcro attorno al quale si è sviluppato il convegno dal titolo "Università Buona" organizzato dalla deputata Simona Suriano ieri pomeriggio, 11 novembre, a Palazzo Platamone. Sciré, vittima di un concorso truccato, attende di rientrare - come disposto anche dalla giustizia - nell'ateneo di Catania ma ancora ciò non è avvenuto. 

A dibattere sulle storture del mondo accademico e sugli strascichi dell'inchiesta Università Bandita oltre Suriano e Sciré vi erano, tra gli altri, il presidente della commissione nazionale Antimafia Nicola Morra, l’ex ministro e deputato nazionale Lorenzo Fioramonti, l'ex direttore generale dell’ateneo di Catania Lucio Maggio. Inoltre è intervenuta in collegamento Micol, la dottoressa cardiologa vittima di vessazioni al Policlinico Universitario di Catania, rivelate da una recente inchiesta giornalistica.

Video | Le interviste

La deputata Suriano ha più volte chiesto lumi sulla vicenda dell'ateneo catanese ma denuncia di essersi trovata dinanzi una sorta di muro di gomma: "Non a caso abbiamo scelto di tenere un incontro del genere proprio qui. Catania ha dimostrato le storture del mondo accademico denunciate da anni da chi, come ad esempio Giambattista Sciré, ne ha subito dirette conseguenze venendo escluso dalla ricerca in favore dei soliti privilegiati. Io ho depositato interrogazioni parlamentari, interpellanze, ho parlato con tutti i ministri che si sono succeduti, con il rettore dell’ateneo ma ancora non è stata fatta giustizia per Sciré nonostante vi siano sentenze che hanno stabilito che il concorso dal quale è stato escluso non era regolare. In un Paese normale Sciré dovrebbe essere dentro l’università di Catania e dovrebbe essere il simbolo della rinascita dopo lo scandalo, invece è ancora inspiegabilmente fuori dal mondo accademico”.

“Spiace dirlo ma la mia battaglia è ferma allo stesso punto di dieci anni fa – ha detto Sciré durante il suo intervento -. Da quattro mesi c’è una sentenza non eseguita dall’ateneo e sarò costretto a denunciare. Politica e istituzioni devono agire, anche alla luce di ciò che abbiamo letto negli atti dell’inchiesta e nelle intercettazioni e si può valutare il commissariamento dell’università. Ora mi rivolgono ai cittadini: è normale che un ente non debba rispettare una sentenza?”.

Anche il presidente dell’Antimafia Morra ha sottolineato lo scandalo del caso Sciré: “C’è una sentenza del Tar a favore del ricercatore illegittimamente escluso a cui il rettore non dà applicazione e ciò è grave. Se si vuole certezza del diritto occorre rispettare le sentenze e anche gli atenei dovranno adeguarsi al fatto che la legge è uguale per tutti. Fa rabbia, da cittadini, sapere che vi siano sentenze non eseguite”. Durante il governo Conte, con Fioramonti ministro, si era pensato ad un osservatorio sui concorsi universitari che doveva essere supervisionato dall'attuale europarlamentare Dino Giarrusso ma come già raccontato da CataniaToday l'idea sparì ben presto dai radar.

L’ex ministro Fioramonti ha sottolineato che “il sistema di arruolamento universitario è inefficace e servono nuovi sistemi di reclutamento”. “L’accademia non può elargire posti – dice Fioramonti – in cambio di favori. Le persone debono avere ruoli in base alle loro competenze ma spesso non è così. Da ministro ho provato a fare riforme, a ridurre il precariato, a introdurre merito chiedendo maggiori risorse gli atenei. Volevo fare di Catania un simbolo del riscatto ma purtroppo ciò non è accaduto”. Al termine dell'incontro è intervenuto anche il consigliere comunale M5S Graziano Bonaccorsi :”Sono rammaricato per ciò che è accaduto nell’ateneo di Catania ma genera ancora più rammarico la mancata costituzione di parte civile dell’università nei processi scaturiti dall’inchiesta. Inoltre dopo l’accaduto è sembrato inopportuna la nomina del nuovo dg che è stato per anni politico di spicco”.

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