Immigrazione clandestina: confermate le condanne per il somalo accusato di tortura

Muhmud Mahamed Niman collaborava i trafficanti libici, picchiava i connazionali e usava violenze sessuali nei confronti delle donne ristrette nella "connection house" prima della traversata in mare su natanti di fortuna

La polizia ha notificato a Muhmud Mahamed Niman, del 1999, già detenuto presso la Casa Circondariale di Caltagirone, l’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa il 30 aprile scorso dalla Corte di Assise di Appello – Sezione I del Tribunale di Catania. L'uomo è ritenuto responsabile dei reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, sequestro di persona a scopo di estorsione, tortura e violenza sessuale aggravata - in concorso con altri soggetti al momento non identificati - con l’aggravante della transnazionalità del reato. La misura restrittiva in parola compendia gli esiti di un’attività d’indagine avviata dalla squadra mobile di Siracusa a seguito dello sbarco di 483 migranti avvenuto il 14 aprile 2018 presso il porto di Augusta, in provincia di Siracusa. Dalle dichiarazioni rese a personale di Frontex da alcuni migranti era emerso che Muhmud Mahamed Niman collaborava i trafficanti libici, agendo con crudeltà e causando acute sofferenze fisiche ai connazionali ristretti nella "connection house", in attesa di essere ammessi alla traversata via mare. Le successive indagini condotte dagli investigatori della sezione criminalità straniera e prostituzione della squadra Mobile di Catania, congiuntamente al Servizio Centrale Operativo, hanno consentito di appurare che Muhmud Mahamed Niman, all’interno della prigione in Libia, si adoperava quale interprete con i migranti somali lì reclusi, occupandosi di gestire le transazioni finanziarie aventi a oggetto il pagamento del riscatto ad opera dei loro familiari finalizzato a consentire ai migranti di acquistare la libertà ed intraprendere la traversata via mare verso l’Italia su natanti di fortuna.

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Tra gli altri elementi acquisiti dalle testimonianze rese dai migranti è, altresì, emerso che Muhmud Mahamed Niman picchiava i suoi connazionali con l’uso di tubi in gomma o bastoni in legno, effettuando spesso riprese audio video delle aggressioni da inviare ai familiari. Le donne, oltre a essere picchiate, le costringeva ad avere rapporti sessuali. L'uomo il 2 maggio del 2018 è stato sottoposto a fermo dopo essere stato individuato nella città di Como, all’interno del locale Centro Temporaneo di Accoglienza. Il Gip del Tribunale di Catania, pur riconoscendolo responsabile dei reati di associazione per delinquere finalizzata al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, ha dichiarato il non luogo a procedere per difetto di giurisdizione in ordine ai reati di sequestro di persona a scopo di estorsione, tortura e violenza asessuale poiché commessi interamente all’estero. A seguito della richiesta da parte del Ministro della Giustizia, il pubblico ministero ha esercitato, anche per questi reati l'azione penale, ottenendo per il cittadino somalo la condanna  in primo grado per tutti i reati addebbitat. All'appello, proposto contro la sentenza di condanna, il Procuratore Generale ha richiesto l'applicazione della custodia cautelare in carcere anche per i delitti inizialmente ritenuti improcedibili dal Gip per difetto di giurisdizione.

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