Imputazione coatta al governatore: "Così i boss sostennero Lombardo"

Secondo il giudice è impossibile che per 10 anni, dal 1999 al 2008, Cosa Nostra abbia investito su esponenti politici senza riceve alcunché in cambio

Raffaele Lombardo

Secondo il Gip Luigi Barone, i fratelli Lombardo, con i loro appoggio, avrebbero rafforzato la mafia che ha cambiato il suo metodo d’azione: invece di minacciare gli imprenditori di rappresaglia si offrivano i vantaggi di sottostare a un'organizzazione che aveva i favori di esponenti politici di spicco.

Cosa nostra non avrebbe subito il continuo tradimento del mancato rispetto degli accordi per 10 anni di fila, dal 1999 al 2008. E' la valutazione espressa dal Gip.

FAVORI POLITICI - Il caso Safab dimostra, secondo Barone, l'esistenza di un legame tra la famiglia di Cosa nostra e i Lombardo. Nelle carte del Gup Luigi Barone,  che ha disposto l'imputazione coatta per concorso esterno in associazione mafiosa del presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo e di suo fratello Angelo, parlamentare del Mpa,  c'e' la prova della ricostruzione della 'messa a posto' della Safab per i lavori del canale di gronda di Lentini, nel Siracusano.

La vicenda era già conosciuta nell'ambito dell'inchiesta Iblis e riguarda l'intervento di un 'colletto bianco', il geometra Giovanni Barbagallo, che avrebbe fatto da collegamento tra mafia, imprenditoria e politica e sarebbe stato vicino a Vincenzo Aiello, indicato come il reggente di Cosa nostra etnea. Barbagallo sarebbe intervenuto per un appalto della Safab, società che si occupa di grandi appalti edili pubblici e privati, nota per avere affittato una decina di giorni prima della strage di Via D'Amelio a Palermo un appartamento nello stabile dove abitava la madre del giudice Paolo Borsellino.

La società ha un problema con le autorizzazioni per un cantiere vicino Sigonella e lui promette l'appoggio non tanto di Raffaele che e' guardato a vista e non vuole vedere imprese quanto con il fratello Angelo, parlamentare nazionale. L'incontro con Angelo Lombardo a Roma, dopo che un primo era andato a vuoto a Catania, e' confermato anche dall'ex consigliere d'amministrazione della Safab, Paolo Ciarrocca, arrestato nel 2009 dalla Procura di Palermo e licenziato l'anno dopo dall'azienda. Secondo Ciarrocca, Angelo Lombardo, dal quale ottenne solo generiche assicurazioni di disponibilità e la promessa di parlare con il fratello, lo mise in contatto con il responsabile del genio civile che però non risolse il problema: “mi disse - ha ricostruito Ciarrocca ai pm - che non era possibile in alcun modo cambiare destinazione d'uso all'area”.  “Lo stesso Barbagallo poi - ha precisato Ciarrocca - non e' riuscito a ottenere alcun risultato”.

VOTI  ILLECITI- Inoltre, secondo il giudice, i fratelli Lombardo avrebbero, direttamente o indirettamente, sollecitato e ottenuto la ricerca di voti per loro e per il loro partito da parte della 'famiglia' catanese di Cosa nostra per le Europee del 1999 e del 2004, le Provinciali del 2003, le Regionali del 2006 e le nazionali, comunali e Regionali del 2008.

Il Gip ritiene di potere escludere che il mancato mantenimento delle aspettative possa essere stato subito passivamente da uomini d'onore che si sarebbero sentiti raggirati dai due politici.

Secondo il giudice e' impossibile che per 10 anni Cosa nostra abbia investito su esponenti politici senza riceve alcunché in cambio. I reati elettorali, secondo il Gip Barone, sarebbero però prescritti per le elezioni fino al 2006, ma non così sarebbe per le regionali del 2008.

Un altro collaboratore, Gaetano D'Aquino, sostiene che Angelo e Raffaele Lombardo avrebbero avuto l'appoggio del boss Enzo Aiello, rappresentante provinciale di Cosa nostra, ma il governatore si sarebbe poi 'perso di vistà, e accusava: 'stu curnutu scumpariù (questo cornuto è scomparso). In una intercettazione dei carabinieri lo stesso Aiello sostiene che ai Lombardo, durante la campagna elettorale, 'ci resi i soddi nostrì (gli ho dato i nostri soldi). Secondo il Gip appare scarsamente ipotizzabile che se fossero venuti meno sistematicamente gli impegni presi nel decennale scambio patto elettorale Cosa nostra avrebbe continuato a appoggiare i Lombardo. «Gli elementi sin qui esaminati e le relative considerazioni svolte - conclude il Gip Luigi Barone - offrono, dunque, a questo decidente, un ulteriore elemento indiziario, che indubbiamente dovrà essere approfondito nel corso dell'istruttoria dibattimentale, ma che presenta, allo stato, una pregnanza tale da non consentire, 'ex sè, l'archiviazione del procedimento».

Il commento di Quagliarello. "Noi coerentemente garantisti. Tanti professionisti dell'antimafia hanno invece cambiato mestiere. Fa un certo effetto vederci scavalcati dai sofismi dei già duri e puri». Lo afferma Gaetano Quagliariello del Pdl in merito alle vicende che riguardano il governatore della Sicilia Raffaele Lombardo.

 

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