Evasione fiscale, nell'inchiesta "Fuorigioco" anche il trasferimento di Legrottaglie al Catania

Gli indagati per questa operazione di mercato sono Alessandro Moggi e gli ex dirigenti rossazzurri Pietro Lo Monaco e Sergio Gasparin

Nell'inchiesta della procura di Napoli che sta sconvolgendo il mondo del calcio italiano figura anche il trasferimento di Nicola Legrottaglie, dal Milan al Catania. Gli indagati per questa operazione di mercato sono Alessandro Moggi e gli ex dirigenti rossazzurri Pietro Lo Monaco e Sergio Gasparin.

L'inchiesta coinvolge i massimi dirigenti, calciatori e procuratori di serie A e serie B e, riferisce la Procura, emerge dal quadro accusatorio un radicato sistema finalizzato ad evadere le imposte, posto in essere da 35 società calcistiche dei due massimi campionati italiani nonchè da oltre un centinaio di persone fisiche, tra calciatori e loro procuratori. In particolare, il meccanismo fraudolento architettato per sottrarre materia imponibile alle casse dello Stato italiano è stato adottato nel contesto delle operazioni commerciali sulla compravendita di calciatori.

L'ipotesi di reato è di evasione fiscale e false fatturazioni. Il numero complessivo di indagati ammonta a 64. L'inchiesta è condotta dal pm della procura diNapoli Danilo De Simone, Stefano Capuano e Vincenzo Ranieri, coordinati dal procuratore aggiunto Vincenzo Piscitelli.

MECCANISMO DELLA FRODE. I procuratori dei calciatori, secondo l'accusa, provvedevano a fatturare in maniera fittizia alle sole società calcistiche le loro prestazioni, simulando che l'opera di intermediazione fosse resa nell'interesse esclusivo dei club, mentre di fatto venivano tutelati gli interessi degli atleti assistiti dagli agenti medesimi.

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Le società, da parte loro - sempre per la Procura - approfittavano dell'indebito vantaggio di potersi completamente dedurre dal reddito imponibile queste spese, beneficiando altresì della detrazione dell'imposta sul valore aggiunto relativa alla pseudo prestazione ricevuta in esclusiva. Veniva così consentito ai calciatori di non dichiarare quello che sostanzialmente era un fringe benefit riconosciuto agli stessi dalla società calcistica che si accollava, a vantaggio dell'atleta, anche la spesa per l'intermediazione.

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