Inchiesta Serit: gli avvocati Rizzo e i 'favori' per i loro clienti

Dalla lettura dell'ordinanza di custodia cautelare, è possibile capire meglio le posizioni dei due professionisti che, secondo l'accusa, avrebbero avuto grossi benefici per i clienti del loro studio in cambio di regali ai dipendenti di Riscossione Sicilia | TUTTI I DETTAGLI |

L'inchiesta che ha portato questa mattina all'arresto di alcuni funzionari e dirigenti della ex Serit, oggi Riscossione Sicilia, è un vero e proprio scossone che getta un'ombra sulla limpidezza di uno degli Enti più importanti e 'temuti' della Regione Sicilia. Dalla lettura approfondita dell'ordinanza di custodia cautelare, è possibile capire meglio le posizioni dei due professionisti per i quali il giudice per le indagini preliminari ha disposto gli arresti domiciliari: Sergio e Daniele Rizzo.

Il primo, il padre, è stato un ex dirigente Serit - oggi pensionato - mentre il secondo, il figlio, è un avvocato tributarista, meglio noto alle cronache per la sua breve ma significativa apparizione nell'agone politico comunale come assessore designato - poi ritiratosi in corsa - dell'ex candidato sindaco Riccardo Pellegrino. I due sono accusati dalla Procura di concorso in corruzione continuata, per aver richiesto l'accesso informatico dei dati dei clienti del proprio studio ad alcuni funzionari di Riscossione.

Daniele Rizzo e la designazione come assessore di Pellegrino

Secondo i magistrati, Fernanda Pirrotti, Rosario Malizia e Luciano Calamucci - rispettivamente responsabile ed addetti, quindi pubblici ufficiali dell'ente regionale - "su istigazione ed induzione e quindi con concorso morale di Sergio Rizzo, Settimo Daniele Rizzo e Donata Finocchiaro, beneficiari delle condotte", effettuavano, "senza alcuna richiesta formale depositata e comunque senza rispettare la procedura prevista dalla normativa di Serit e dal regolamento, accessi al sistema informatico della stessa Riscossione Sicilia spa, sistema informatico di interesse pubblico, per reperire una serie di informazioni sulla situazione fiscale e contributiva dei vari clienti dello studio Rizzo".

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I rapporti tra gli avvocati e Rosario Malizia

Le intercettazioni, si legge nel documento, hanno evidenziato una grande "fluidità di rapporti" tra Sergio Rizzo e Rosario Malizia. Una serie di conversazioni telefoniche e di messaggi Whatsapp che hanno ricostruito un rapporto di "supina accettazione" delle richieste fatte dall'avvocato all'addetto di Riscossione, che - in alcuni casi - veniva anche "redarguito" da Rizzo in malo modo. La Guardia di Finanza ha anche accertato che alle richieste di Rizzo è stata "corrisposta la accertata attività di interrogazione ed estrapolazione dei dati da parte di Malizia e il successivo invio, prevalentemente via e-mail, all'avvocato catanese ma anche con consegne presso l'abitazione del professionista".

Anche Daniele, il giovane, aveva "fluidi rapporti" con lo stesso funzionario, spiegano gli inquirenti, dimostrata anche da frasi intercettate come quella in cui l'avvocato manifestava la sua gratitudine assicurando Malizia di essere "sempre a disposizione, sempre, per qualsiasi cosa".

La corruzione

Ma cosa 'guadagnavano' i funzionari dai favori fatti ai legali catanesi? Risulta acquisito dalle fiamme gialle che Malizia "abbia ricevuto molteplici utilità (denaro e altri beni) proprio in relazione ai servizi resi ai Rizzo". E qui, come spiega il gip, scatta l'ipotesi che configura il reato di corruzione. "Il primo episodio emerso nel corso delle indagini, che consente di fissare il momento di consumazione dei primi episodi di corruzione" sarebbe avvenuto a marzo del 2017, quando Malizia, "venuto a Catania per incontrare Sergio Rizzo, aveva ricevuto da quest'ultimo la somma di 50 euro". Ma non solo. Dalle intercettazioni è risultato che il dipendente il sabato seguente si sarebbe recato a Giardini Naxos e che lo stesso avrebbe approvato un investimento (che risulterà essere un B&B intestato alla figlia di Malizia). Per gli arredi dell'attività commerciale e, in particolar modo per alcuni televisori (per un totale di circa 5mila euro), Malizia avrebbe fatto riferimento a Sergio Rizzo.

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Il B&B della figlia e gli "anni di sacrifici per l'avvocato"

"Piena e definitiva conferma dei pagamenti operati da Rizzo - scrive il gip - poteva trarsi da una serie di conversazioni intrattenute da Malizia con suoi conoscenti nel corso delle quali, esplicitamente, riferiva che gli acquisti erano stati effettuati da un suo 'padrino' (glieli regalano a mia figlia come avvio attività, e pure le televisioni va, 5 condizionatori e 5 televisioni). Conversando con un cognato, Malizia giustificava il 'regalo' di Rizzo affermando di meritarselo in quanto 'è il minimo che potesse fare dopo una vita che...' tema ripreso anche con un altro amico, al quale riferiva, che 'la gente che ne sa dei sacrifici che ho fatto per vivere con l'avvocato..a partire a mezzanotte. Sette anni di sacrifici, andare a mezzanotte, andata e ritorno, di notte, di giorno, con l'acqua, con la neve...' ".

I rapporti tra i Rizzo, Claudio Bizzini e Matilde Giordanella

I magistrati ricostruiscono anche i rapporti tra Claudio Bizzini, ex dipendente in pensione - che ora svolge attività "paraprofessionale appoggiandosi allo studio Rizzo" - (tramite  Matilde Giordanella, attuale dipendente di Riscossione), dipendenti di Riscossione Sicilia, e gli avvocati Rizzo. Le intercettazioni "hanno messo in luce che Daniele Rizzo ha più volte chiesto a Bizzini informazioni che avrebbero potuto essere realizzate solo tramite dipendenti di Riscossione".

In particolar modo si è accertato che Bizzini era impegnato "nello svolgimento di spefiche attività di reperimento di documentazione presso Riscossione Sicilia, non solo nel proprio interesse (cioè dei soggetti privati che si rivolgevano a lui), ma anche nell'interesse dei professionisti che sfruttavano le sue conoscenze per ottenere estratti di ruolo ed altro. Tra questi risultano pienamente coinvolti Daniele e Sergio Rizzo".

Per fare questo, l'ex dipendente doveva "necessariamente coinvolgere taluni dipendenti in servizio a Riscossione Sicilia per effettuare gli accessi abusivi". La dipendente che "in via primaria - come si legge nell'ordinanza - si è rivelata quale braccio operante di Bizzini è stata Matilde Giornadella". Ovviamente, il tutto, in cambio di una "remunerazione".

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