Inchiesta Serit, Rizzo e i favori per la cooperativa dell'accoglienza

Dopo l'arresto per associazione a delinquere nell'ambito dell'operazione Blonds, il nome di Pietro Marino Biondi, Iegale rappresentante della società cooperativa Consorzio Progetto Vita, torna alle cronache in seno all'inchiesta sulla corruzione a Riscossione Sicilia

Dopo l'arresto con l'accusa di associazione a delinquere nell'ambito dell'operazione Blonds, il nome di Pietro Marino Biondi, Iegale rappresentante della società cooperativa Consorzio Progetto Vita, torna alle cronache in seno all'inchiesta sulla corruzione a Riscossione Sicilia. Dalla lettura dell'ordinanza di custudio cautelare, emessa dal gip di Catania, è possibile infatti riscostruire i rapporti tra Biondi ed il 'dominus' dei rapporti con l'Ente di riscossione, l'avvocato Sergio Rizzo. 

In particolar modo, nel maggio 2017, Biondi aveva la necessità, per procedere alla stipula di un contratto, di avere un'attestazione di "regolarità fiscale dalla Prefettura di Caltanissetta". Nel luglio del 2017, però, dopo una specifica istanza, Riscossione Sicilia aveva dato "riscontro negativo" perché risultava che la cooperativa aveva "iscrizioni a ruolo ancora a debito". Insomma la cooperativa non aveva pagato tutti i suoi debiti nei confronti dello Stato e, per questo, aveva ricevuto uno stop per l'emissione del certificato.

L'incontro tra Biondi e l'avvocato Rizzo

Già a fine maggio però, per cercare di risolvere la situazione (il giorno precedente a quello utile per il deposito della documentazione in Prefettura) Biondi aveva fatto visita all'avvocato Sergio Rizzo, recandosi personalmente nel suo studio. Come accertano gli inquirenti, l'ex dirigente Serit, a quel punto, aveva contattato Giovanni Musmeci - dipendente di Riscossione Sicilia - per capire come poter aiutare Biondi, trovando un escamotage per "ottenere una nuova certificazione di regolarità fiscale". Ma il dirigente di Musmeci dell'epoca, davanti a questa richiesta, si era rifiutato di procedere in tal senso, e l'operazione venne temporaneamente frenata.

L'intenzione di Rizzo, come riscostruiscono gli inquirenti, era però quella di andare avanti e "risolvere la questione in senso favorevole a Biondi" ('Si può trovare una soluzione, si deve trovare una soluzione, dice Rizzo intercettato) e insieme a Musmeci individuano una 'via d'uscita', ovvero il "pagamento da parte di Biondi di un importo corrispondente a quello che la società avrebbe dovuto pagare accedendo alla cosiddetta rottamazione".

Gli accessi effettuati da Malizia

La Procura, a questo punto, accerta tramite la guardia di Finanza, che tra il 4 e il 24 maggio 2017, sono stati "effettuati vari accessi alla posizione della cooperativa Progetto Vita". In particolare risultano "11 accessi", effettuati da Rosario Malizia, ex collaboratore di Sergio Rizzo e a lui "strettamente collegato". Proprio Malizia, secondo gli inquirenti, avrebbe effettuato queste operazioni "al di fuori delle sue specifiche competenze", proprio per accertare "l'esatto importo e la natura del debito tributario per poter individuare somma" che Biondi avrebbe poi dovuto versare.

I reati contestati

A Sergio Rizzo e Pietro Biondi, in quanto istigatori, e soprattutto a Giovanni Musmeci, in quanto pubblico ufficiale, viene contesta di aver agito in concorso ed aver attestato, contrariamente al vero, la regolarità fiscale del Consorzio Progetto Vita, "cosi intenzionalmente procurando allo stesso Biondi un ingiusto vantaggio patrimoniale consistito nella possibilità di stipulare contratti con la prefettura di Caltanissetta, violando così diverse disposizioni di legge". 

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