Omicidio volontario: condannato il ragazzo che investì Sonia Siclari

Dieci anni e quattro mesi di reclusione, è la pena stabilita dal gup di Catania per Diego Pappalardo, il ragazzo ubriaco e sotto effetto di stupefacenti che uccise Sonia Siclari

Il 24 gennaio del 2009, Diego Pappalardo, mentre era alla guida della sua Mercedes Classe A, ubriaco e sotto l’effetto di stupefacenti, si scontrò con una Ford Fiesta provocando la morte di una ragazza, Sonia Siclari, e il ferimento di cinque giovani. Ieri, la sentenza. Dieci anni e quattro mesi di reclusione, è la pena stabilita dal gup di Catania, Laura Benanti.

Il ragazzo, condannato per omicidio volontario, il giorno della tragedia forzò anche un posto di blocco dei carabinieri. Attraversò l'incrocio tra via Roccaromana e via Lago di Nicito a 135 km orari, mentre il limite era di 50 e investì con la sua auto, quella sulla quale viaggiavano Sonia Siclari, Salvatore Ponzo, Gianluca Longhitano, Elia Longhitano, Stella D'Amico e Alberto Castiglione. Sonia, che stava seduta sulla parte destra del sedile posteriore, fu quella più esposta all'urto, morendo a causa delle gravi ferite riportate.

Pappalardo è stato giudicato con rito abbreviato: l’accusa aveva chiesto una condanna a 11 anni. Il gup ha stabilito inoltre che l’imputato, figlio di un imprenditore, risarcisca le parti civili coinvolte con il pagamento di provvisionali immediatamente esecutive: 200mila euro ciascuno per i genitori di Sonia, 40mila euro per la sorella di Sonia, 250mila euro per Stella D'amico ( a bordo della macchina urtata), 100mila euro ciascuno per Elia Longhitano e Gianluca Longhitano, 10mila euro ciascuno per  Alberto Castiglione e Salvatore Ponzo.

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Come ribadito dall'avvocato di parte civile della famiglia Sicari, Mario Saverio Grasso, la sentenza deve far riflettere: mettersi alla guida dopo aver bevuto ed essersi drogati, comporta un dolo eventuale. Arginare il numero degli incidenti provocati da coloro che si mettono al volante sotto l’effetto di alcol e sostanze stupefacenti, non è una cosa semplice. Nonostante sia stata lanciata una proposta di legge di iniziativa popolare sull’ “omicidio stradale” che mira ad inasprire le pene per chi uccide, il problema ancora rimane. La proposta di legge, infatti, è stata presentata l’1 giugno al sindaco di Firenze, Matteo Renzi (primo firmatario), dalla famiglia di Lorenzo Guarnieri, 17enne investito un anno fa da uno scooter nel parco delle Cascine. Renzi mira all’ottenimento dell’”ergastolo per la patente”, all’aumento delle pene fino a 18 anni di carcere e l’arresto del conducente se in presenza di flagranza di reato.

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