Industria 4.0, Cgil: "A Catania può decollare e trasformarsi in sviluppo"

Lavoro 4.0, Welfare, processi produttivi nell'era digitale" era il titolo dell'iniziativa promossa dalla Cgil di Catania tenutasi nel Salone "Russo", con ospite d'eccezione il segretario nazionale della Cgil, Vincenzo Colla.

Catania ha le potenzialità per conseguire il traguardo di uno sviluppo industriale di livello internazionale sul fronte delle nuove tecnologie in vista del cosiddetto Lavoro 4.0. Ma è pronta ad accettare questa sfida e a sfruttare nel migliore dei modi la vocazione industriale ? E in questo contesto, come ignorare il degrado della zona industriale e come parlare di ripresa degli investimenti se mancano in quell'area infrastrutture materiali e immateriali, come una rete efficiente di Larga Banda e Ultra Larga, la copertura dei sistemi idrici ed energetici e persino l' illuminazione? Domande difficili, che includono anche la necessità di assicurare diritti per i lavoratori che verranno, eppure proprio stamattina la Cgil ha avviato un confronto pubblico con Confindustria e docenti universitari su questi temi.

"Lavoro 4.0, Welfare, processi produttivi nell'era digitale" era il titolo dell'iniziativa promossa dalla Cgil di Catania tenutasi oggi nel Salone "Russo", con ospite d'eccezione il segretario nazionale della Cgil, Vincenzo Colla. Hanno aperto il dibattito il segretario della Camera del lavoro, Giacomo Rota, e il segretario confederale Claudio Longo, che ha tenuto una relazione molto articolata . Sono poi intervenuti Carmelo De Caudo, segretario generale Spi Cgil, Massimo Malerba, responsabile Dipartimento lavoro Cgil Catania, Stefano Materia, segretario generale FIOM Cgil di Catania, Marco Romano, docente di Economia e Impresa Università di Catania, Giovanni Grasso, direttore Confindustria Catania, e Monica Genovese, segretario Cgil Sicilia Catania. Per Rota, il progetto 4.0 parte già orfano di strategia di programma a causa del l'atteggiamento miope del Governo "mentre sia il sindacato che le imprese, non possono di certo perdere tempo. Da sempre fare sindacato significa fare rete con i lavoratori ma oggi ci viene chiesto di fare "contaminazione di idee" con tutto il mondo produttivo. Siamo certi che sia una scelta percorribile soprattutto a Catania, dove esistono realtà come la St Microelectonics, la Micron o la nuova Leonardo che lavorando su hardware e software, pongono le condizioni per attirare l'interesse di nuovi investimenti e lavoratori altamente specializzati. Non possiamo però ignorare che i cambiamenti in atto necessitano uno sguardo attento ai diritti di chi lavora e al welfare valido per tutti".

Claudio Longo ha segnalato come l’attuale Governo pecchi di "miopia e di scarsa lungimiranza, avendo ridotti i fondi messi a disposizione, sia per il Mise, finalizzati proprio a finanziare i corsi degli Istituti tecnici superiori e i fondi destinati alle aziende che vogliono contribuire alla formazione e alla riqualificazione dei propri lavoratori. Ancora una volta il progetto 4.0 difetta in strategie di programma e di messa in atto dei provvedimenti necessari affinché si possa arrivare compiutamente alla piena attuazione della nuova fase industriale. Gli altri Paesi europei non stanno a guardare e investono risorse che porteranno enormi benefici al nuovo mondo del lavoro manifatturiero. Eppure non si può prescindere da questo, la formazione è l’unico modo concreto per fare decollare nei fatti industria 4.0. Almeno su questo, la pensiamo allo stesso modo con il sistema delle imprese e con Confindustria, ma anche qui ci toccherà vedere come raggiungere le possibili sinergie per far si che la nuova formazione professionale sia fruibile a tutti". Cosa succede intanto nelle università catanesi? Il docente Marco Romano sottolinea la necessità di comprendere che il cosiddetto futuro è già in corso: "Siamo già immersi nella tecnologia, la finanza è globale. Perciò dico ai sindacati: ci deve essere una visione, altrimenti il rapporto tra impresa e sindacato è solo uno scambio di palla; e se la partita si gioca su altri territori, è necessario capire perché vengono fatte alcune scelte. Ci sono dunque nuovi mercati; già i nostri studenti aprono partite IVA a Londra con due click".

Per il direttore di Confindustria, Grasso, rilevante diventa la formazione dei giovani e la necessità che le imprese si adeguino anche a Catania, poiché "quelle che non sono in grado di cogliere la necessità di adeguare i propri processi e inserirsi nelle filiere di produzione resteranno tagliate fuori, e con esse anche chi vi lavora. Per questo stiamo puntando come associazione su un programma di digital innovation; offriamo l'opportunità di sapere come e dove investire nella digitalizzazione, quali incentivi esistono e facciamo formazione per le imprese. Possiamo sommare le forze con voi sindacati per agire insieme nei confronti dei nostri interlocutori, soprattutto regionali".

Mentre il segretario FIOM, Materia, ha puntato la sua analisi sulla storia di quell'Etna Valley che esiste ancora ("Industria 4.0 a Catania è iniziata dieci anni fa, quando i robot erano sconosciuti ai più. Con St, Micron e 3 Sun, non solo l'alta innovazione non ha provocato licenziamento del personale, ma ha invece aperto spazio inimmaginabile e cioè quello tecnologico") e il segretario dello Spi, De Caudo, invita a guardare al welfare come centrale ("Esistono nuove applicazioni informatiche create proprio per il mondo del sociale"), la segretaria regionale Monica Genovese pone una domanda: si può coniugare la fluidità del mercato del lavoro con la sicurezza e la stabilità necessarie a qualunque lavoratore? "Con l'industria 4.0 cresceranno le discontinuità lavorativa e l'obbligo della formazione continua. - ha detto - In Sicilia tutto questo atterrerà in un contesto che è ancora quello della contrattazione difensiva. E allora si, abbiamo bisogno di innovazione, ma non può trattarsi di un altro treno in corsa che perderemo. La vera domanda è: la fase 4.0 sarà inclusiva o approderà alla marginalizzazione?".

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Applauditissimo, infine, l' intervento del segretario Vincenzo Colla: "Cosa bisogna fare? Tenere insieme l' innovazione che c'è, con il tradizionale; sapere unire questi due pezzi è fondamentale. Senza innovazione non andiamo da nessuna parte. Il sindacato ha sempre gestito rivoluzioni e cambiamenti. Ai tempi di Di Vittorio, quando entravano i trattori nei campi, i braccianti si scagliavano contro chi li guidava. Però gli altri cambiamenti storici sono arrivati più lentamente, oggi è tutto così veloce e spiazzante che non sei più in grado di avere certezze per il tuo futuro. Alle imprese diciamo: fate pazienti investimenti sul territorio, non limitarsi a prendere i soldi europei. Ma è anche vero che se l'impresa arriva prima del sindacati, l'innovazione non ci aspetterà. E la Cgil è indispensabile".

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