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Infermieri aggrediti negli ospedali, è emergenza: la denuncia del CNI FSI alle procure siciliane

Minacciati verbalmente e fisicamente, con la paura di essere denunciati per presunti casi di “nursing malpractice”, gli infermieri, come i medici, si trovano a lavorare negli ospedali siciliani in un clima di tensione. E’ l’allarme lanciato dal Cni-Fsi Sicilia, Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti

Minacciati verbalmente e fisicamente, con la paura di essere denunciati per presunti casi di “nursing malpractice”, gli infermieri, come i medici, si trovano a lavorare negli ospedali siciliani in un clima di tensione. E’ l’allarme lanciato dal Cni-Fsi Sicilia, Coordinamento Nazionale Infermieri aderente alla Federazione Sindacati Indipendenti.

Il 29 dicembre scorso, quando un medico della divisione di Rianimazione dell’ospedale di Vittoria (Rg) è stato aggredito in corsia mentre stava prestando le prime cure a un anziano di 88 anni ricoverato da qualche giorno in ortopedia. E ancora, all'ospedale Garibaldi di Catania, un pregiudicato innervosito dalla lunga attesa al pronto soccorso, dove si era recato per un incedente, ha aggredito e malmenato un infermiere.

Episodi purtroppo non isolati, tanto che il Cni-Fsi Sicilia ha deciso di denunciare l’insostenibile situazione alle nove procure siciliane.

“Una delle principali cause di questo aumento di aggressioni nei servizi sanitari – denuncia il segretario regionale di Coordinamento Calogero Coniglio  – è la carenza del personale infermieristico presente negli ospedali: siamo pochi,  si sbaglia e scattano facilmente le denunce. I cittadini non si fidano più e gli infermieri in primis, professioni sanitarie ostetriche, riabilitative, tecniche, della prevenzione, e medici,  sono sempre più a rischio di aggressioni. Minacce verbali, spintoni e spallate nei pronto soccorsi ospedalieri sono all’ordine del giorno in tutta Italia e le aggressioni vere e proprie diventano sempre più frequenti. Ma il problema sta alla base. Manca la sicurezza e il personale. C’è carenza del servizio di polizia. E gli operatori sanitari non sono tutelati”.

Il rischio di subire aggressioni per infermieri e operatori sanitari è, infatti, più elevato rispetto ad altri lavoratori che operano in contatto diretto con l’utenza. Il tipo di violenza che colpisce maggiormente gli operatori sanitari è quella proveniente dai pazienti e dai loro parenti, attraverso aggressioni fisiche, verbali o di atteggiamento. Gli effetti sull’operatore si possono verificare sia personalmente che professionalmente, oltre ad effetti negativi in termini economici, sociali e di qualità delle cure prestate.

Gli operatori sanitari, per tutelarsi, sono così costretti a stipulare un’idonea assicurazione per i rischi derivanti dall’esercizio dell’attività professionale, in quanto l'azienda ospedaliera non copre la colpa grave. “Noi del Cni-Fsi Sicilia  - conclude Coniglio - ci siamo stancati di tutto questo e intendiamo lottare energicamente con tutti gli strumenti per salvare la sanità pubblica in un modello organizzativo trasparente ed efficiente. E su questi temi chiediamo la piena solidarietà delle procure siciliane e dei cittadini utenti/pazienti per un riscatto sociale della nostra Regione”.

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