Sabato, 24 Luglio 2021
Cronaca

Massacrarono di botte un 54enne dopo averlo investito, in carcere due catanesi

Nel pomeriggio del 2 novembre 2020, un 54enne fu investito da un’auto che lo scaraventò contro un muro e poi fu brutalmente aggredito da più persone mente si trovava a terra con la gamba incastrata sotto il veicolo

I carabinieri del nucleo operativo della compagnia di piazza Dante hanno eseguito un’ordinanza applicativa della custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del tribunale etneo nei confronti dei catanesi Sebastiano Laganà, di 25 anni e Santo Aiello di 60, in relazione al reato di tentato omicidio in concorso. Nel pomeriggio del 2 novembre 2020, il 54enne Pietro Costanzo venne volontariamente investito da un’autovettura che lo scaraventò contro un muro e poi fu brutalmente aggredito da più persone mente si trovava a terra con la gamba incastrata sotto il veicolo, riportando gravi lesioni su tutto il corpo ed in particolare un gravissimo politrauma alla gamba destra. Il brutale pestaggio è stato messo in atto nei pressi di piazza Viceré e precisamente all’angolo tra le vie Leucatia e San Gregorio. Il giorno seguente, il 36enne catanese Fabio Laganà (tuttora detenuto in carcere), venne sottoposto a fermo d’indiziato di delitto, eseguito dai carabinieri del nucleo operativo della compagnia di piazza Dante. Nell’immediatezza dei fatti, i carabinieri raccolsero gravi elementi indiziari a suo carico, riconoscendolo come il conducente della Ford Focus utilizzata per l’investimento.

Le immagini del pestaggio - Video

Le indagini, condotte dai carabinieri e che hanno dato origine al provvedimento restrittivo, hanno permesso di dimostrare che al raid parteciparono anche i due indagati i quali presero parte, insieme a Fabio Laganà (padre di Sebastiano Laganà e nipote di Santo Aiello), all’investimento ed al violento pestaggio di Costanzo, incappato in una vera e propria “trappola” tesa dai suoi aguzzini per mettere fine ai dissidi esistenti fra le due famiglie, da diversi mesi in contrasto a causa della crisi di coppia sorta fra il figlio dei Costanzo e la figlia dei Laganà. Grazie all’esame delle testimonianze acquisite nell’immediatezza dei fatti ed alla scrupolosa analisi delle immagini registrate dalle telecamere di videosorveglianza attive nella zona teatro del pestaggio, i militari hanno subito individuato l’auto utilizzata da Fabio Laganà, una Ford Focus, ed identificato l’altra auto, una Fiat Panda nera, utilizzata durante la spedizione punitiva e riconducibile alla famiglia Aiello.

Le immagini di videosorveglianza sono quindi state rielaborate e migliorate nella qualità dei fotogrammi dagli esperti della sezione investigazioni scientifiche del comando provinciale di Catania, consentendo ai colleghi di piazza Dante di dare un volto agli altri due autori del delitto, sui quali sono stati raccolti altri indizi di colpevolezza che chiariscono la loro partecipazione al tentato omicidio, evidenziando anche la centralità del ruolo di Santo Aiello, zio dei Laganà, che aveva precedentemente dato appuntamento alla vittima presso un noto bar della città per parlare delle note questioni familiari, così da farlo uscire di casa a piedi ad un orario determinato, mentre invece lo attendevano proprio lì sotto per tendergli l’agguato. Il quadro indiziario così raccolto dagli investigatori è stato supportato dalla relazione redatta dal consulente tecnico nominato dal pubblico ministero titolare dell’indagine, grazie alla quale si è rilevato come il conducente della Ford Focus, viaggiante ad una velocità di circa 20/25 chilometri orari, poco prima di impattare, avesse impresso un’accelerazione al mezzo, potendo in teoria causare la morte della vittima. I due arrestati, dopo le formalità di rito, sono stati condotti presso il carcere catanese di Piazza Lanza.

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