Il ricercatore "escluso" per un concorso truccato: attende il suo posto dal 2011

Non si è ancora conclusa la vicenda di Giambattista Sciré che ha vinto ricorsi al Tar e al Cga. Ancora aspetta giustizia e il posto che gli spetterebbe dopo anni di battaglie giudiziarie

Ha fatto ricerca e insegnato soltanto per quattro mesi, nonostante abbia vinto ricorsi su ricorsi e nonostante la commissione che lo aveva esaminato sia stata condannata. La vicenda di Giambattista Sciré, originario di Vittoria, continua a tenere banco e sembra ancora lontana dall'essere risolta. Abbiamo più volte raccontato la sua odissea: il concorso - rivelatosi poi truccato nel 2011- e la lunga battaglia giudiziaria tra Tar, Cga e anni e anni di processi, udienze e strenue lotte per vedere riconosciuto il suo diritto.

Intervista al ricercatore Giambattista Scirè | Video

Però, nonostante una lettera al presidente della Repubblica e un incontro con il nuovo Rettore dell'università di Catania avvenuto qualche mese fa, per Sciré le porte dell'ateneo sono ancora chiuse. Di recente, relativamente al suo caso, il Gip del tribunale di Catania Marina Rizza ha vergato un provvedimento in cui si ordina al Pm di iscrivere nel registro delle notizie di reato Vincenzo Reina per abuso d'ufficio. Si tratta del coordinatore dell'ufficio Avvocatura dell'università. Nel mirino del Gip sarebbe finito proprio il comportamento del legale dell'ateneo. Come si legge nel documento che ordina l'iscrizione nel registro delle notizie di reato "contrariamente a quanto affermato dal Tar Catania la nota redatta e sottoscritta dall'avvocato Reina presenta natura di provvedimento e non già di mero parere, in considerazione del suo contenuto sostanzialemente decisorio (relativamente al rigetto della istanza di Sciré che aveva chiesto la proroga del suo contratto; ndr), e che il provvedimento appare viziato da illegittimità in quanto emesso da un organo funzionalmente incompetente ad emetterlo e che si colloca strumentalmente nel filone ostruzionistico percorso dall'università in danno dello Sciré".

Il ricercatore, avendo esercitato soltanto per 4 mesi, ha chiesto al Rettore una proroga biennale del suo contratto e si tratta di una prassi comunemente utilizzata all'interno degli atenei. Come racconta lo stesso Sciré a Catania Today nel periodo compreso tra il 2012 e il 2014 sono stati prorogati 52 su un totale di 53 contratti, tutti escluso quello dello storico di Vittoria.

"Perché si è generata, nel mio caso, tale manifesta e macroscopica disparità di trattamento - dice Sciré - con molteplici casi analoghi di proroghe del contratto? Perché, pur in presenza di evidenti esigenze didattiche, si è negata la proroga allo scrivente e si è attinto docenti di altro dipartimento?". Proprio su questo punto è stata considerata dirimente una nota dell'avvocatura dell'ateneo che ha fatto riferimento "al ridotto periodo di efficacia del contratto" del ricercatore che non avrebbe consentito una valutazione delle attività didattiche e di ricerca. Contratto arrivato tardivamente non per colpa del ricercatore ma soltanto a seguito degli esiti giudiziari relativi a un concorso truccato.

Oggi Sciré, assistito dall'avvocato cassazionista Giuseppe Cavallaro, attende risposte. L'ateneo ha chiesto al ministero come comportarsi e, probabilmente, la pandemia ha bloccato tutto. Intanto il ricercatore vittoriese ha pubblicato un libro dal titolo "Il virus della paura", edito da Santelli, che in qualche modo riprende la sua storia. Uno dei protagonisti è, infatti, l'ex-storico Paolo che risulta positivo al virus e la sua vita va in frantumi: anche la sua compagna lo lascia per il virus e perde il lavoro. Poi la storia si dipana tra giornalisti, servizi segreti e colpi di scena. Un giallo che racconta una storia surreale proprio come quella accaduta nella realtà al ricercatore.

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