Buco di 14 milioni all'Istituto musicale Bellini, coinvolti alcuni familiari di un consigliere comunale

L'Ente pubblico si era trasformato in un bancomat senza limiti di prelievo per la soddisfazione anche delle più disparate esigenze personali come viaggi, gioielli e abbigliamento d'alta moda. Nell'operazione sono stati coinvolti anche alcuni familiari della consigliera comunale Erika Marco

Un fitto intreccio di passaggi di denaro è stato scoperto dalla guardia di finanza di Catania. I soldi erano di provenienza pubblica ed erano richiesti per il funzionamento e il pagamento degli stipendi e dei contribuiti dei dipendenti dell'Istituto musicale Vincenzo Bellini nel capoluogo catanese. Le indagini sono partite nel 2016 dopo la segnalazione dell'ex presidente del conservatorio Guido Ziccone. L’Ente pubblico si era trasformato in un bancomat senza limiti di prelievo per la soddisfazione anche delle più disparate esigenze personali come viaggi, gioielli e abbigliamento d’alta moda. Nell'operazione sono stati coinvolti anche alcuni familiari della consigliera comunale Erika Marco. Tra gli arrestati anche l'imprenditore Giancarlo Maria Benvenuto Berretta, zio del parlamentare nazionale ed ex sottosegretario alla Giustizia Giuseppe Berretta del Partito Democratico. 

Complessivamento sono 38 le persone indagate a vario titolo, per i reati di peculato continuato, di ricettazione, riciclaggio e di associazione a delinquere finalizzata al riciclaggio. I soldi sono stati distratti da dipendenti infedeli dall'ottobre 2007 e febbraio 2016. 

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Sono molto gravi le posizioni dei genitori della consigliera comunale Erika Marco eletta nel Megafono di Rosario Crocetta e poi transitata in Articolo 4, la consigliera risulta estranea all'indagine. Si tratta di Giuseppa Agata Carrubba, responsabile dell'ufficio ragioneria dell'istituto musicale accusata di avere distratto la cifra più consistente, 5 milioni di euro, anche falsificando la firma del direttore amministrativo su alcuni mandati di pagamento; e di Fabio Antonio Marco, che la Guardia di Finanza rietiene essere tra i promotori dell'organizzazione.

TUTTI I NOMI DEGLI ARRESTATI

I finanziamenti arrivavano dal Comune e dalla Provincia di Catania con il compito di istruire gli allievi nei vari rami dell’arte musicale. "È stato difficile da ricostruire il disegno criminale - racconta il comandante provinciale della Guardia di Finanza Roberto Manna - si svolgeva in due modalità, la prima consisteva nel falsificare firme e quindi ottenere mandati di pagamento compilati con causali differenti. Le spese obbligatorie, come stipendi e pagamento dei contributi, venivano gonfiate, in modo da accantonare negli anni 10 milioni di euro che venivano puntalmente prelevati a proprio nome con la causale generica 'contributi' per cercare di non destare sospetti. Questo ha fatto sì che gli amministratori dell'Ente non si accorgessero dell'enorme buco che si stava creando".

BIANCO: "ESTIRPATO UN CANCRO"

"Per mettere in atto il secondo schema criminale - continua il colonello della Fiamme Gialle - i dipendenti infedeli si avvalevano di imprese esterne complici spesso riconducibili alle medesime persone fisiche e generalmente inadempienti con il Fisco". Gli investigatori sono riusciti a ricostruire il duplice sistema utilizzato dai sodali per trasformare l’Ente pubblico in una sorta di bancomat senza limiti di prelievo.

IL COMUNE E L'ISTITUTO BELLINI CHIEDONO DI COSTITUIRSI PARTE CIVILE

Il giro di imprese era costituito da 20 soggetti e ricevavano pagamenti senza mai aver affettuato prestazioni o venduto alcunché. Il ruolo delle imprese partecipanti all'azione criminale consisteva nell’aprire conti correnti e carte prepagate nei quali far confluire il fiume di denaro sottratto e poi distribuito attraverso operazioni di home banking, emissione di assegni e prelevamenti in contanti, 

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