L’Asp di Catania avvia la sperimentazione per un Registro per la malattia renale cronica

Il progetto si chiama Viewpoint e consiste nello screening automatico della malattia renale cronica. Dai primi risultati ottenuti in Provincia sarebbero meritevoli di “attenzione nefrologica” ben 2.964 pazienti

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di CataniaToday

Avviata all’Asp di Catania la prima fase di sperimentazione per l’implementazione di  un Registro per la malattia renale cronica.

Il progetto, unico in Italia, si chiama Viewpoint e consiste nello screening automatico della malattia renale cronica. Screening automatico perché, attraverso una piattaforma informatica, vengono elaborati i dati già presenti negli archivi dell’Asp di Catania, in modo da evidenziare una potenziale problematica nefrologica.

Il sistema prende in esame tutta la popolazione che abbia effettuato almeno due esami ematochimici o delle urine presso una struttura ospedaliera, calcolando un fattore di rischio per malattie ancora asintomatiche, non specificatamente correlate con l’esame richiesto. In questo modo è possibile individuare pazienti cronici asintomatici e a prevenire i problemi legati al cosiddetto late referral, ovvero alla diagnosi tardiva.

Viewpoint è stato realizzato all’interno di SmartHealth 2.0, progetto cofinanziato dal MIUR tramite fondi PON nell’ambito del programma “Smart Cities and Communities and Social Innovation" (D.D. 84/Ric. del 2 marzo 2012) ed è finalizzato all'innovazione del Sistema sanitario attraverso le tecnologie ICT.

«Aggiornare le organizzazioni sanitarie, per rispondere efficacemente ai bisogni di salute della persona, offrendo soluzioni innovative affidabili e di facile adozione - afferma il direttore generale dell’Asp di Catania, dr. Giuseppe Giammanco - è l’unica strada per normalizzare i rapporti interni e i servizi offerti dal SSN. Con SmartHealth 2.0, che ha permesso un enorme investimento lo studio di nuovi paradigmi, e possibile liberare risorse e innovare i processi per affrontare nuove sfide».

Il punto di forza del progetto è la possibilità di effettuare uno screening della popolazione, per l’identificazione di pazienti potenzialmente a rischio e ancora sconosciuti allo specialista, senza nessun costo aggiuntivo, sfruttando semplicemente il patrimonio informativo archiviato nelle banche dati già disponibili presso le strutture ospedaliere. 

«Viewpoint - spiega il dr. Giorgio Battaglia, direttore dell’UOC di Nefrologia dell’Ospedale di Acireale e responsabile del progetto - rappresenta un efficace e moderno modello di medicina predittiva aiutando i malati ad acquisire e mantenere la capacità di gestire la propria malattia, cosa che va nella direzione dei nuovi modelli assistenziali promossi anche a livello europeo, volti ad integrare le competenze tra Ospedali e Territorio, nei quali l’educazione terapeutica diventa effettivamente parte integrante del trattamento e dell’assistenza». 

Il sistema, nella sua prima installazione, ha permesso la raccolta dati e lo screening di quasi 100.000 pazienti su un bacino di potenziali assistibili di circa 740.000 pazienti (si consideri che la Provincia di Catania conta circa 1.116.000 residenti - fonte ISTAT - dei quali 740.000 hanno avuto accesso ai Presidi Ospedalieri dell’Asp Catania, mentre la restante popolazione gravita sugli Ospedali di Catania).

«La malattia renale cronica - afferma il dr. Franco Luca, direttore sanitario dell’Asp di Catania - rappresenta un’importante causa di morbilità e mortalità nella popolazione generale e costituisce un serio problema di salute pubblica. L’interesse verso questa malattia deriva, oltre che dalla sua diffusione, dalla constatazione che è possibile un suo contenimento nella incidenza e progressione con adeguate misure di prevenzione».

I primi risultati ottenuti dimostrano che ad oggi sono meritevoli di “attenzione nefrologica”, stadio medio-grave della patologia, ben 2.964 pazienti per i quali il sistema ha messo, automaticamente, in evidenza una potenziale problematica nefrologica ancora oggi silente.

«I registri di patologia - aggiunge il dr. Pietro Cortese, direttore dell’UOC di Patologia clinica Territoriale e direttore del Dipartimento di Diagnostica di Laboratorio - sono attualmente uno degli strumenti più potenti per capire il comportamento di una malattia e quindi mettere in essere quei presidi per meglio intervenire».

In Italia, solo negli ultimi anni l’attenzione dello specialista nefrologo e degli amministratori si è rivolta verso le misure di frequenza della MRC nella popolazione generale italiana.

L’insufficiente attenzione a tale problema e, quindi, alle possibili misure di prevenzione, può essere chiamata in causa, insieme ad altre concause, per spiegare l’aumento di circa 5% dell’incidenza dell’uremia cronica terminale registrata negli ultimi dieci anni.

Cos’è la malattia renale cronica?

La malattia renale cronica (MRC) è una condizione clinica pericolosa per due motivi:

  1. può essere il preludio allo sviluppo dell’End Stage Renal Disease (ESRD), cioè lo stadio finale della malattia renale, dove dialisi e trapianto costituiscono i trattamenti di prima scelta (trattamenti che impegnano notevoli risorse e di forte impatto sulla qualità di vita della persona); 
  2. amplifica il rischio di complicanze cardiovascolari, sia di tipo “tradizionale” (ipertensione arteriosa, dislipidemia, diabete mellito di tipo II…), che “peculiare” (disfunzione endoteliale, aumentato stress ossidativo, infiammazione cronica, calcificazioni vascolari…), configurandosi come un fattore di comorbilità rilevante per molteplici condizioni cliniche ad alta prevalenza nella popolazione generale, nonché un marcatore e amplificatore di un rischio ben più ampio di quello tradizionalmente nefrologico legato alla progressione della MRC. 

È stato tuttavia dimostrato che la diagnosi precoce e una corretta terapia possano prevenire e/o ritardare la progressione della malattia renale verso lo stadio finale che comporta il trattamento dialitico.

Al di là della morbilità, mortalità e scarsa qualità della vita generata dall’insufficienza renale cronica, sia nella popolazione adulta sia in quella infantile, la MRC ha costi ingenti per la società sia di tipo diretto che indiretto.

Per quanto riguarda i costi diretti a carico del SSN, nel 2001 in Italia l’1,8% del budget totale per le cure sanitarie è stato speso per pazienti in ESRD, che rappresentano lo 0,083% della popolazione generale.

È stato inoltre calcolato che la possibilità di ritardare di almeno 5 anni la progressione del danno renale per il 10% dei soggetti dallo stadio III allo stadio IV e di ritardare sempre di 5 anni l’invio dei pazienti in dialisi, permetterebbe al SSN di recuparera risorse per 2,5 miliardi di euro.

(Fonte: Documento di Indirizzo della Malattia Renale Cronica licenziato in data 5 Agosto 2014 dal Ministero della salute)

Torna su
CataniaToday è in caricamento