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Lavoro e Integrazione, progetto “Fra Noi" per rifugiati e richiedenti asilo

Creare nuove esperienze di economia civile e buone prassi per l’inclusione nel mercato del lavoro e l’integrazione sociale. Questo l’obiettivo del progetto finanziato con i fondi FAMI e del Ministero dell’Interno

Creare nuove esperienze di economia civile e buone prassi per l’inclusione nel mercato del lavoro e l’integrazione sociale stabile di migranti, titolari di protezione internazionale, che sarebbero altrimenti esclusi. Questo l’obiettivo del progetto “Fra Noi” finanziato con i fondi FAMI dall’Unione Europea e dal Ministero dell’Interno, che vede una rete sociale diffusa in 10 regioni italiane – ha spiegato Giovanni Carrara, presidente del consorzio Farsi Prossimo, capofila a livello nazionale, nel corso dell’incontro “lavoro e integrazione” che si è svolto al Palazzo della Cultura –composta da 43 partner pubblici e privati e oltre 500 migranti coinvolti, con le loro storie e la loro energia e sono stati avviati oltre 300 interventi di integrazione, portando avanti prassi comuni su scala nazionale”. “Ce ne sono tante di belle storie di integrazione socio lavorativa che potremmo raccontare – ha esordito Fabrizio Sigona, presidente del Consorzio Il Nodo ente capofila a livello regionale che riunisce il Centro di Ricerche Economico e Sociali per il Meridione (CRESM), e i consorzi Sol.E, Mestieri, Solidalia, La città Solidale – come quella di una giovane ragazza nigeriana di 19 anni, arrivata su un barcone due anni fa, e oggi assunta con un contratto a tempo indeterminato, come addetta alla sala, in un ristorante di Acireale”.

Un incontro che è stato anche l’occasione per porre l’attenzione sui risvolti del cd decreto Sicurezza, appena convertito in legge dopo la firma dal presidente Mattarella, che ha mosso tanti dubbi, incertezze e interrogativi. Un’analisi condivisa da quasi tutti relatori che hanno preso parte alla tavola rotonda, moderata da Domenico Palermo, esperto di Servizi e Politiche Attive del Lavoro. “La nuova normativa attualmente è incerta sui progetti di vita delle persone – ha commentato la presidente del Tribunale dei Minori di Catania, Francesca Pricoco – c’è molta incertezza sull’interpretazione di alcune parti del decreto che non sono armonizzati con la normativa già in vigore che riconosce un diritto pieno dei migranti all’inclusione sociale, attraverso percorsi il sostegno fino ai 21 anni, come previsto dall’art 13 della Legge 2017, e una vera e propria conversione del loro titolo giuridico della loro permanenza in Italia provvisorio a un titolo stabile”.

“Il convegno ha fatto emergere intanto che la paura che serpeggia sule persone immigrate è infondata non giustificata né dai numeri della popolazione straniera nel nostro Paese né per la tipologia di lavoro che essi svolgono in maniera preponderante lavori poco qualificanti che normalmente gli italiani non svolgono – ha illustrato Domenico Palermo – il decreto presenta molto probabilmente profili incostituzionalità, perché si pone in violazione con la dichiarazione internazionale dei diritti dell’uomo e con la convenzione di Ginevra. Inoltre, l’atteggiamento del Governo tende a isolare l’Italia dal contesto internazionale”. Sono intervenuti tra gli altri, Adriana Di Stefano, dip. Giurisprudenza UniCt; Anna Cortese, dip. Scienze Politiche e Sociali, Unict; Filippo Finocchiaro, avvocato; Giuseppe Lombardo, assessore ai Servizi Sociali e alle Politiche per la Famiglia del Comune di Catania; Monica Molteni, Area Lavoro Progetto “FRA NOI”; Francesco Toscano, direttore Confagricoltura Catania. “Ad Acireale e Catania – ha proseguito Sigona – abbiamo avviato un percorso che non è semplice assistenza, noi impegniamo i ragazzi nell’apprendimento della lingua italiana con corsi attivati nelle scuole e pubbliche e e in tirocini formativi attivati nelle aziende. Non mancano le resistenze, soprattutto dei proprietari di abitazioni che preferiscono tenere le sfitte piuttosto che affittarle a stranieri. In questo senso vorremmo lanciare un appello”.

“A Ragusa e Trapani – ha continuato Aurelio Guccione, Consorzio La Città Solidale, Ragusa e Mestieri Sicilia, Consorzio di Cooperative Sociali – abbiamo fatto un’esperienza che integra il lavoro che normalmente facciamo, riscontrando tante difficoltà nell’inserimento lavorativo, anche a causa della normativa”. “A Messina – ha spiegato il presidente del Consorzio Sol.E Salvatore Rizzo – abbiamo cercato di accompagnare un gruppo di migranti ne loro percorso, valorizzando la rete di economa civile grazie alle connessioni create nel territorio, e in particolare, sono le piccole aziende stanno consentendo di dare continuità”. “Purtroppo tutto questo lavoro difficilmente potrà essere replicato a causa della nuova legge sull’immigrazione – per Maria De Vita, Consorzio Solidalia, Trapani – che di fatto blocca lo sforzo operato in questi anni per la creazione di una società multiculturale e dunque evoluta, dove il processo di integrazione diviene anche motore economico e produttivo per i paesi che accolgono”.

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